Bce si prepara a inflazione più duratura - fonti

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Il logo della Banca centrale europeo (Bce) a Francoforte

FRANCOFORTE (Reuters) - La Bce si prepara a uno scenario in cui l'inflazione della zona euro si spinga oltre quanto previsto dalle ultime stime dell'istituto centrale, spianando così la strada a una conclusione in marzo degli acquisti nell'ambito del programma di emergenza Pepp.

Lo hanno riferito alcune fonti coinvolte nella discussione.

Francoforte, che dovrebbe prendere una decisione sul futuro del Pepp nel consiglio di politica monetaria di dicembre, si aspetta che l'inflazione scenda nel 2022-23 dopo l'anomalo rialzo di quest'anno sulla scia della normalizzazione dell'economia in seguito alla pandemia.

Tuttavia dalle conversazioni con otto esponenti del consiglio Bce, che hanno chiesto di restare anonimi, emerge che molti, se non la maggior parte, considerano già troppo basse le nuove stime che vedono l'inflazione a 2,2% quest'anno, '1,7% il prossimo e 1,5% nel 2023.

Ad oggi, i dati macro hanno rafforzato i lori timori che l'inflazione possa essere vicina o addirittura oltre il target Bce del 2% il prossimo anno.

Le fonti hanno puntato il dito contro i colli di bottiglia nelle forniture che stanno durando più del previsto, la carenza di personale che si allarga ad altri settori oltre a quello alberghiero e il flusso di denaro che si riversa nell'economia dai risparmi privati e dai programmi di stimolo tra cui quelli della stessa Bce.

La maggior parte delle fonti è d'accordo nel dire che un'inflazione su livelli più elevati va ad aggiungesi a un quadro in cui ci sono già validi motivi per concludere il Pepp alla naturale scadenza di marzo, sebbene il dibattito sia appena cominciato.

Molti sono aperti a un temporaneo aumento del volume degli acquisti nell'altro programma Bce, il Qe.

Alcuni hanno detto di poter accettare che il Qe veda un ritmo più elevato di acquisti, per esempio 40 miliardi di euro il mese contro gli attuali 20 miliardi, purché ci sia una data certa per la conclusione.

Altri ancora, i più conservatori, considerano il ritmo di 40 miliardi eccessivo, dato che le emissioni governative il prossimo anno sono viste in netto calo.

Molti esponenti Bce inoltre restano favorevoli a che Francoforte possa deviare dalla regola del 'capital key', ovvero dalle quote pro Paese negli acquisti di titoli 'Qe', in quella che sarebbe una vittoria per Paesi con un debito elevato come l'Italia.

Nessun commento da parte della Bce.

(Sara Rossi, in redazione a Milano Alessia Pé)

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