Bce, uscita Weidmann potrebbe aprire strada a nuovi conflitti

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FILE PHOTO: 29th Frankfurt European Banking Congress (EBC) takes place in Frankfurt

(elimina refusi in paragrafo 5 e 7)

FRANCOFORTE (Reuters) - L'uscita di Jens Weidmann dal consiglio direttivo della Banca centrale europea è il segno più tangibile che gli sforzi della presidente Christine Lagarde di guadagnarsi la fiducia dei consiglieri con opinioni diverse dalla maggioranza hanno mancato il segno, aprendo la strada a nuovi attriti.

Ieri il presidente Bundesbank ha annunciato a sorpresa che si sarebbe dimesso, cinque anni prima del termine del mandato presso l'istiuto centrale tedesco, affermando che era tempo di voltare pagina.

Secondo fonti interne a Francoforte e gli 'Ecb watcher', le dimissioni di Weidmann mostrano che la strategia di Lagarde di corteggiare i falchi che si oppongono alle politiche espansive di Francoforte non ha dato i suoi frutti. La spaccatura tra la Bce e la Germania, primo azionista dell'istituto, è quindi lungi dall'essere sanata.

Se una parte degli analisti sperano che il successore di Weidmann -- che verrà eletto dal un nuovo governo tedesco a probabile guida socialdemocratica -- possa essere una presenza più costruttiva per il consiglio direttivo Bce, Lagarde potrebbe doversi tuttavia preparare a ulteriori frizioni.

Questo perché un numero sempre maggiore banchieri centrali pare a disagio con la linea ufficiale della Bce, difesa dal capo economista Philip Lane, sulla natura temporanea del recente balzo dell'inflazione.

"Lagarde è stata moderatrice, comunicatrice, leader dello spirito di squadra, ma questo spirito di squadra si è ormai spento sull'inflazione" osserva Carsten Brzeski, capo economista di Ing Bank. "Ci sono opinioni divergenti sull'inflazione e queste divergenze sono destinate ad aumentare".

In settembre l'inflazione della zona euro ha raggiunto un tasso annuo di 3,4%, ma la Bce si aspetta che scenda a 1,7% il prossimo anno.

La tempistica della mossa di Weidmann, dopo 10 anni alla guida della Bundesbank durante i quali ha superato molte dure tempeste, come quando nel 2011 si è opposto da solo al piano di Mario Draghi per il salvataggio dell'euro, sono state una sorpresa.

Ma se era ampiamente noto come il banchiere centrale tedesco e Draghi fossero su posizioni differenti, Weidmann ha comunque deciso di gettare la spugna sotto la guida di Lagarde.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso potrebbe essere arrivata a luglio, quando la Bce si è impegnata a mantenere i tassi sui minimi attuali finché l'inflazione non si stabilizza intorno al nuovo obiettivo di 2%, nonostante la forte opposizione da parte di Weidmann.

Fonti vicine al dossier parlano di uno stile logorante di Lagarde in quella e altre riunioni, quando i banchieri centrali si trovano a dover esprimere la loro opposizione alle proposte avanzate da Lane.

"Quando la situazione è a un punto morto, lei interviene e fondamentalmente dice 'state bloccando la proposta, siamo tutti sulla stessa barca, abbiamo bisogno di un consenso, quindi diteci cosa potete accettare'" rivela un banchiere centrale, che ha chiesto di rimanere anonimo.

"Semplicemente mette le persone in difficoltà e mantiene alta la pressione finché gran parte dei funzionari non cede".

(Tradotto in redazione a Danzica da Michela Piersimoni, in redazione a Milano Alessia Pé, michela.piersimoni@thomsonreuters.com, +48 587696616)

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