Beirut, capo maroniti Milano: "Un morto in arcivescovado, sede e chiese distrutte"

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Anche la comunità cattolica maronita di Beirut conta le proprie vittime e i tanti danni dell’esplosione avvenuta ieri nella zona del porto della capitale, che ha provocato almeno 100 morti. Lo spiega all’Adnkronos don Assaad Saad, alla guida dei maroniti libanesi di Milano, che da alcuni anni hanno sede nella chiesa di Santa Maria della Sanità di via Durini. Don Assaad è in contatto telefonico diretto con alcuni connazionali nella capitale libanese e questa mattina ha parlato con l’arcivescovo maronita di Beirut, Paul Abdel Sater. “È stata una telefonata emozionante - racconta - entrambi ci siamo commossi. Mi ha spiegato che quello che è successo è indescrivibile, è una vera tragedia. Quello che si vede sui siti e ai telegiornali è solo una parte di quello che si vede lì, dal vivo”.

L’arcivescovado di Beirut dista meno di due chilometri dal porto. “Tutto è stato distrutto, la sede e gli uffici, talmente l’onda è stata forte. Un dipendente dell’arcivescovado è rimasto ucciso e un monsignore è stato ferito”. Accanto alla sede maronita c’è l’ospedale di San Giorgio: nell’esplosione sono morte quattro infermiere e altre 20 persone tra pazienti e lavoratori, dice ancora Assaad. “Il danno è devastante ed è dappertutto. Anche nel centro storico, rinnovato dopo la guerra. Anche le chiese sono state colpite”.

Don Assaad è originario del Nord del Libano, ma sua sorella vive nella capitale: “Mi ha detto che suo marito stava tornando dal lavoro e, per non entrare nel traffico del centro, ha preso la strada che passa dal porto. Pochi chilometri dopo essere passato da lì, c’è stata l’esplosione”. Anche suo cugino, medico, lavora in città, proprio accanto al porto, dove sono stoccate forniture di farmaci anti tumorali: per sua fortuna era uscito dal lavoro un’ora prima dello scoppio letale.

“Siamo ancora tutti sotto choc, nel pieno della confusione, non riusciamo a percepire la realtà”, prosegue il prete, “ma appena le cose si calmeranno capiremo come agire e come mandare degli aiuti”. Rialzarsi, per il Libano, non sarà semplice: “Le conseguenze saranno devastanti, il Paese era già in grande difficoltà economica e politica, poi c’è stato il Covid. Senza contare il milione e mezzo di rifugiati che ospita. Ora siamo proprio persi. Eravamo la ‘Svizzera’ del Medio Oriente, dove si conviveva tra confessioni diverse, e ora stiamo morendo. Spero che il mondo ci aiuti”.