Bendetto XVI: Scoperte non sono prive di inquietanti risvolti

Roma, 3 mag. (LaPresse) - "Il nostro è un tempo in cui le scienze sperimentali hanno trasformato la visione del mondo e la stessa auto comprensione dell'uomo. Le molteplici scoperte, le tecnologie innovative che si susseguono a ritmo incalzante, sono ragione di motivato orgoglio, ma spesso non sono prive di inquietanti risvolti". Con queste parole, dopo i saluti e i ringraziamenti ufficiali, papa Benedetto XVI ha iniziato il suo discorso, tenuto in occasione della visita alla sede romana dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, in occasione del 50esimo anniversario dell'istituzione della Facoltà di Medicina e Chirurgia, che porta il nome del fondatore Agostino Gemelli. "Sullo sfondo del diffuso ottimismo del sapere scientifico - ha spiegato il pontefice - si protende l'ombra di una crisi del pensiero. Ricco di mezzi, ma non altrettanto di fini, l'uomo del nostro tempo vive spesso condizionato da riduzionismo e relativismo, che conducono a smarrire il significato delle cose; quasi abbagliato dall'efficacia tecnica, dimentica l'orizzonte fondamentale della domanda di senso, relegando così all'irrilevanza la dimensione trascendente". "Su questo sfondo - ha spiegato il papa - il pensiero diventa debole e acquista terreno anche un impoverimento etico, che annebbia i riferimenti normativi di valore. Quella che è stata la feconda radice europea di cultura e di progresso sembra dimenticata. In essa, la ricerca dell'assoluto, il quaerere Deum, comprendeva l'esigenza di approfondire le scienze profane, l'intero mondo del sapere. La ricerca scientifica e la domanda di senso, infatti, pur nella specifica fisionomia epistemologica e metodologica, zampillano da un'unica sorgente, quel Logos che presiede all'opera della creazione e guida l'intelligenza della storia. Una mentalità fondamentalmente tecnopratica genera un rischioso squilibrio tra ciò che è possibile tecnicamente e ciò che è moralmente buono, con imprevedibili conseguenze".

"Vissuta nella sua integralità - ha spiegato ancora Benedetto XVI - la ricerca è illuminata da scienza e fede, e da queste due 'ali' trae impulso e slancio, senza mai perdere la giusta umiltà, il senso del proprio limite. In tal modo la ricerca di Dio diventa feconda per l'intelligenza, fermento di cultura, promotrice di vero umanesimo, ricerca che non si arresta alla superficie. Lasciatevi sempre guidare dalla sapienza che viene dall'alto, da un sapere illuminato dalla fede, ricordando che la sapienza esige la passione e la fatica della ricerca". Il papa ha poi specificato che "nessun progresso, tantomeno sul piano culturale, si nutre di mera ripetizione, ma esige un sempre nuovo inizio. Richiede inoltre quella disponibilità al confronto e al dialogo che apre l'intelligenza e testimonia la ricca fecondità del patrimonio della fede. Si dà forma così a una solida struttura di personalità, dove l'identità cristiana penetra il vissuto quotidiano e si esprime dall'interno di una professionalità eccellente".

Per il papa un'attenzione particolare nella ricerca scientifica va data alla "vita in tutte le sue fasi. Una Facoltà cattolica di Medicina è luogo dove l'umanesimo trascendente non è slogan retorico, ma regola vissuta della dedizione quotidiana". Il papa ha inoltre sottolineato che l'ateneo cattolico "non restringe l'apprendimento alla funzionalità di un esito economico, ma allarga il respiro su progettualità in cui il dono dell'intelligenza investiga e sviluppa i doni del mondo creato, superando una visione solo produttivistica e utilitaristica dell'esistenza". Il dungo discorso è stato chiuso dalla riflessione: "Senza amore, anche la scienza perde la sua nobiltà. Solo l'amore garantisce l'umanità della ricerca".

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