Benedizioni a scuola: legittime, ma quando non ci sono gli alunni

Duccio Fumero
Il rito della benedizione non può “in alcun modo incidere sullo svolgimento della didattica e della vita scolastica in generale”. (Credits – Flickr/Luca Rossato)

La scuola può essere benedetta dal prete, purché lo faccia fuori dagli orari scolastici, senza quindi disturbare le lezioni o gli alunni. A dirlo è il Consiglio di Stato, che ribalta una sentenza del Tar dell’Emilia Romagna. Insomma, gli istituti scolastici possono venir benedetti, purché ciò non sia invasivo né per il normale svolgimento delle lezioni né per quegli alunni che non si sentono rappresentati dalla benedizione.

Il tema, caldo e che va di pari passo con la tradizione di avere il crocefisso in classe, era esploso due anni fa, quando i parroci della zona dell’istituto comprensivo 20 di Bologna avevano chiesto di poter benedire le aule delle scuole. Il consiglio di istituto, presieduto da Giovanni Prodi, nipote dell’ex premier, aveva autorizzato il rito religioso, ma molti genitori si erano opposti e avevano fatto ricorso al Tar. Una battaglia finita anche sulle pagine del New York Times.

E il Tribunale Amministrativo dell’Emilia Romagna aveva dato ragione ai genitori, sottolineando che la scuola non poteva essere coinvolta in un rito attinente unicamente alla sfera individuale di ciascuno. Ora, però, il Consiglio di Stato ribalta la sentenza, equiparando la benedizione degli istituti a ogni attività extrascolastica svolta nell’istituto. Una posizione che, però, non soddisfa di sicuro i genitori firmatari della prima protesta, perché è evidente che la benedizione della scuole è qualcosa che – volente o nolente – coinvolge tutti.

I giudici del Consiglio di Stato hanno sottolineato che il rito della benedizione non può “in alcun modo incidere sullo svolgimento della didattica e della vita scolastica in generale” e, dunque, va effettuato a scuola vuota. Resta, però, il netto contrasto tra la laicità dello Stato e il fatto che le scuole pubbliche siano – appunto – statali e dunque laiche e la presenza dei crocefissi e la benedizione dell’istituto stesso. Un contrasto che il Consiglio di Stato non ha avuto il coraggio di cancellare.

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