Bennett ago della bilancia in Israele. Può incoronare Netanyahu

Cecilia Scaldaferri
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AGI - Il Likud del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, conquista 31 seggi alle elezioni, si conferma primo partito e con l'aiuto del tecno-colono Naftali Bennett potrebbe raggiungere la maggioranza di 61 seggi necessaria per formare un governo di destra tra i piu' radicali che lo Stato ebraico abbia mai visto.

I primi exit poll danno l'immagine di un Paese spaccato e dal futuro ancora incerto: al blocco di Bibi, insieme ai seggi del Likud, andrebbero i 16 dei partiti ultra-ortodossi (Shas a 9 e United Torah Judaism a 7), e i 7 seggi degli ultra-nazionalisti Religious Zionism.

L'incognita Bennett

A questi 54 seggi si presume che si aggiungeranno i 7 seggi di Yamina: Bennett, ex protegé di Netanyahu, ha passato la campagna elettorale a invocare un cambio al vertice del Paese ma non ha mai escluso di andare al governo con il leader del Likud; ha messo invece nero su bianco la promessa di non sedere in un esecutivo guidato dal centrista, Yair Lapid.

È proprio il tecno-colono l'ago della bilancia: il blocco anti-Netanyahu infatti totalizza 59 seggi. I centristi di Yesh Atid ne conquistano 18, Blu e Bianco di Benny Gantz, i laburisti di Merav Michaeli e Yisrael Beiteinu di Avigdor Lieberman ne prendono 7, sei all'estrema sinistra di Meretz così come a New Hope del conservatore Gideon Saar.

La Lista Unita araba guadagna 8 seggi mentre Mansour Abbas fallisce la scommessa solitaria e il suo Ra'am non riesce a superare la soglia di sbarramento del 3,25%.

Venerdì i risultati definitivi

Per avere i risultati definitivi bisognerà attendere venerdì, ha fatto sapere il direttore generale della Commissione elettorale centrale, Orly Adas. Ad allungare i tempi, non è solo lo spoglio delle schede di militari, detenuti e diplomatici nel mondo ma soprattutto quelle di pazienti Covid e in quarantena, la cui gestione complica le procedure.

Lo spazio di manovra è molto stretto, un paio di seggi fanno la differenza, quindi poche migliaia di voti di scarto possono dare chance concrete a uno o all'altro campo.

Bassa l'affluenza alle urne, i dati sono stati inferiori all'ultima tornata elettorale del marzo 2020, e i peggiori dal 2009. Uno scenario previsto, e temuto da molti, in particolare da quei partiti che rischiano di non riuscire a superare la soglia di sbarramento del 3,25% e di restare fuori dalla Knesset.

Durante tutta la giornata si sono moltiplicati gli appelli dei leader per spronare gli indecisi ad andare ai seggi, in un fuoco incrociato di messaggi nel nome di una lotta senza quartiere del 'tutti contro tutti'.

Su Twitter sono stati diffusi post nei quali si sosteneva che gli 'avversari' stavano andando forte o che gli stessi alleati erano ormai al sicuro, nel tentativo di scippare loro preferenze.

Tengono Blu e Bianco e laburisti

Se gli exit poll verranno confermati, rispetto ai sondaggi Blu e Bianco, Labour e Meretz sono andati meglio del previsto, Lapid, Bennett e Sa'ar hanno invece ceduto terreno. Chi esulta è Religious Zionism: le preferenze assegnate garantirebbero l'ingresso alla Knesset dell'estremista di destra Itamar Ben-Gvir, ammiratore di Baruch Goldstein e Meir Kahane, e dell'attivista anti-Lgbt, Avi Maoz.

Alla vigilia delle elezioni, tre erano gli scenari messi in campo dagli analisti: un nuovo esecutivo (molto) a destra guidato dal leader del Likud con dentro anche Yamina, una coalizione ideologicamente divisa ma tenuta insieme dal desiderio di mandare a casa lo storico premier e il ritorno alle urne, per la quinta volta in poco più di due anni.