Benvenuti all'università diffusa dei No Green Pass

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Ricordate Silvia, la studentessa ventenne che bloccò un paio di lezioni alla facoltà di Filosofia di Bologna per il rifiuto di presentare il green pass? È passato un mese, e Silvia da singolo caso mediatico si è trasformata nella punta dell’iceberg di un movimento molto più profondo e ramificato. È ancora una piccola minoranza, che sta tuttavia ingrossando giorno dopo le proprie fila. Si fanno chiamare un po’ didascalicamente “Studenti contro il green pass”, è una rete di ragazzi con un’organizzazione liquida ma che si sta pian piano strutturando, si coordinano attraverso una pagina Facebook nazionale che conta più di 24mila iscritti e una pagina Telegram che si avvia verso i 10mila. Proprio sulla piattaforma di messaggistica oggi pomeriggio è stata chiamata una mobilitazione contro le limitazioni alle manifestazioni, “un attacco che deve essere fermato ora”. Per questo gli studenti contrari al lasciapassare nelle aulee (e non solo) chiamano “una settimana di mobilitazione generale da questo sabato e fino a quello successivo”, per “difendere il diritto di manifestazione”.

Mercoledì a Torino presso l’Intenational university college of Turin si è riunito un pezzo di accademia contraria al lasciapassare verde. Il promotore e coordinatore, Ugo Mattei, professore di Diritto pubblico nella locale università, ha spiegato: “Abbiamo selezionato gli invitati, tra loro molti degli studenti no pass”. Mattei è diventato famoso per le sue lezioni in cortile, atto di disobbedienza civile nei confronti del green pass, e il quel metodo è stato replicato in diverse parti d’Italia. Nuclei di Studenti no green pass sono sorti a Roma, Firenze, Genova, Napoli, Palermo, Torino, Catania, Cagliari, Trieste, Udine, Urbino, Salerno, Pisa, Ancona, Perugia e l’elenco potrebbe andare avanti.

Guardano a quel drappello di docenti che ha legittimato le loro battaglie. Lunedì prossimo si sono dati appuntamento a Milano con Massimo Cacciari, una mattinata a parlare con il professore di “Crisi della democrazia”. L’indirizzo è quello del Leoncavallo, centro sociale, come si diceva una volta, spazio pubblico autogestito per utilizzare la descrizione dell’invito, “unico luogo  che ha scelto di ospitarci rompendo la catena di esclusione che coinvolge la nostra lotta da mesi”.

Si muovono un po’ come un collettivo studentesco. Proprio a Milano l’appuntamento fisso è il lunedì nel chiostro di Storia della Statale per un’assemblea in cui discutere e fare il punto, perché “questo è il momento di ragionare sulla situazione politica attuale e provare a ricostruire quella rete di conoscenze ed intenti che sta alla base della Democrazia, andata distrutta negli ultimi anni”. Da collettivo anche le dinamiche politiche: nominano rappresentanti e li disconoscono, come successo a Trieste dove il loro portavoce Nicola è stato espulso dopo un feroce scontro interno per eleggere “in modo democratico e unanime” due nuovi frontman. Filippo Delle Piane, rappresentante del Movimento a Firenze, in un’intervista ad Open di un mese fa spiegava che “la questione del green pass fa da grimaldello a tanti problemi rimasti taciuti negli ultimi anni”. Dal suo punto di vista “le proteste stanno raccogliendo tutta la rabbia maturata per questa gestione della crisi legata al Covid. Tra di noi c’è un forte scoramento verso i partiti istituzionali e c’è la viglia di andare oltre questo arco parlamentare”.

Ci sono echi del grillismo delle origini, un contenitore che ha fatto da collettore a quegli spicchi di cittadinanza che sentivano di essere esclusi dalla società, e forse non è un caso che all’alba del Movimento 5 stelle le posizioni genericamente no-vax trovavano una valvola di sfogo in ampi settori della prima pattuglia arrivata in Parlamento (Paola Taverna, remember?). Molti degli Studenti contro il green pass di Torino hanno votato Mattei candidato sindaco con la lista Futura per i beni comuni (2,3%), Mattei stesso è allievo storico di quello Stefano Rodotà che per anni ha avuto un posto nell’empireo pentastellato. Non sarà la stessa cosa, ma basta unire i puntini per capire che la dinamica dello smarrimento di fronte alla mancanza di una rappresentanza politica e il sentimento di esclusione sociale ricordi, in altri modi e prendendo altre strade, quella che si coagulò intorno agli amici di Beppe Grillo.

A Firenze uno dei riferimenti è Roberta Lanfredini, ordinaria di Filosofia teoretica, che sostiene i suoi studenti prestandosi a selfie insieme durante iniziative contro il pass, firmataria insieme al collega Alessandro Barbero dell’appello dei docenti “contro la natura discriminatoria del green pass”, presente al convegno di Torino, nel quale si sono poste le basi per un Think tank no pass. Il suo collega Stefano Isola ha tenuto ieri una lezione in chiostro davanti a più di cinquanta studenti con lo striscione no green pass, l’elenco potrebbe andare avanti a lungo, da Gennaro Imbriano della facoltà di Filosofia di Bologna a Bruno Cheli, statistica di Pisa passando per Marco Capria, matematico di Perugia.

Una decina di giorni fa Delle Piane, che è anche uno degli studenti più in vista dell’intero Movimento, ha rivendicato il modello delle lezioni aperte come uno dei principali e più visibili strumenti di lotta, ma anche che “con la stagione che sta arrivando non sarà così semplice, e per questo stiamo studiando altri modi alternativi di protesta”. Lo schema è semplice: si compulsa l’elenco di professori che hanno firmato l’appello contro il green pass, li si contatta, con chi è disponibile ad andare oltre alla contrarietà teorica ci si salda in una comune protesta che replica sempre lo stesso schema. Qualche settimana fa i no pass della Sapienza hanno spedito una lettera alla rettrice Antonella Polimeni: “Nel caso Lei scegliesse di avallare lo strumento del green pass, noi studenti saremo costretti a cercare altri luoghi, diversi dalla Sapienza, dove la ricerca, la conoscenza e la cultura si ispirino ai principi che il Green Pass intende sopprimere”.

Organizzano cortei, sono stati solidali con i portuali di Trieste, si scambiano a tutta birra link di Byoblu, la piattaforma di contro-informazione di Claudio Messora che è diventato un punto di riferimento per quella galassia. Delle Piane rifiuta un incasellamento politico e ideologico: “Destra e sinistra sono categorie desuete, sono divisioni che sono utili al potere”. Denuncia “l’infiltrazione coatta di forze che sono al potere in questo paese”, richiama “le dinamiche da anni ’70”, respirano l’aria di un potere pervasivo e ossessivo che ritengono si voglia infilare subdolamente nelle loro vite per condizionarli.

È un calderone nel quale si rincorrono teorie complottiste, opposizione al “regime Draghi” di cui si augurano la caduta e riferimenti a siti di disinformazione. Nelle ultime settimane si è ravvisata tuttavia la tendenza a creare sempre più link con i docenti, per dotarsi di una piattaforma teorica che offra strumenti dialettici sul versante politologico, scientifico e filosofico per una battaglia che si prova a tirare fuori dall’esclusione di cui si sente vittima, conferendosi una presentabilità che possa sfondare anche nel - da loro vituperato - mondo dell’informazione mainstream. “Se non ci diamo una struttura organizzata e continua come si fa a far passare un’informazione critica?” si chiedeva Cacciari al convegno di mercoledì. E ancora: “Dobbiamo organizzarci per comunicarle con continuità, fissiamo altri appuntamenti, in modo che qualcosa possa filtrare sui media”. Un appello che potrebbe fare breccia in questa piccola bolla in espansione, uscirne l’obiettivo per legittimarsi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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