Beppe Signori: 'Il Barcellona mi chiamò per dare dei consigli sui rigori a Neymar'

Beppe Signori (Foto LaPresse/Massimo Paolone)

Sappiamo che Neymar jr è il calciatore probabilmente più ricco del mondo. Sappiamo anche che il giorno nel quale Cristiano Ronaldo e Lionel Messi si ritireranno, sarà lui a diventare il più famoso e a valere di più. Ora sappiamo anche che dietro alle sue performance da rigorista c’è Beppe Signori.

No, non ce lo siamo inventato come potrebbe sembrare. Questa notizia è stata data dallo stesso Beppe Signori, attaccante prolifico in serie A con Foggia, Lazio, Sampdoria e Bologna, e ex titolare in nazionale, parlando alla Gazzetta dello Sport. Signori ha detto: “I rigori li tiravo da fermo perché avevo visto un torneo di freccette, sport nel quale nessuno prende la rincorsa. Mi sono ispirato a quello e in effetti la forza è nemica della precisione“. Poi la bomba: “Un anno fa mi ha chiamato il Barcellona per dare consigli a Neymar che da quel momento infatti ha segnato tutti i rigori”.

Ci si chiede: perché mai il Barcellona dovrebbe chiamare Beppe Signori, con tutti gli ottimi rigoristi che hanno giocato al Camp Nou nella storia del club?

In effetti Beppe Signori in carriera è stato un… signor rigorista, segnando 44 reti su 52 penalty assegnati. Una media dell’84,6%, inferiore di poco a quella di Diego Armando Maradona – issatosi in cima alla classifica delle percentuali con un inarrivabile 88,2%.

In particolare Signori avrebbe insegnato a Neymar, bisognoso di consigli dopo aver modificato lo stile di approccio al dischetto, il suo trucco del ginocchio: bisogna osservare il portiere, perché “se un ginocchio è più in basso dell’altro, un movimento inconscio, diventa una sfumatura determinante perché indica che spingerà con quella gamba, e quindi andrà dalla parte opposta”.

Beppe Signori, dopo una grande carriera calcistica, ha avuto a che fare con uno scandalo scommesse piuttosto pesante. Ecco cosa ha detto a riguardo recentemente: “I momenti più belli sono stati a Foggia, dove sono diventato importante, alla Lazio, dove mi sono consacrato, e a Bologna, dove sono rinato. Poi c’è stata la storia delle scommesse. Sono in attesa di giudizio ma la cosa che mi lascia perplesso è che dopo sette anni deve ancora cominciare il processo. Mi auguro di difendermi perché non vorrei finisse tutto in prescrizione. Non voglio chiudere il tutto a tarallucci e vino. Ho preso l’ergastolo sportivo senza riuscire nemmeno a parlare. Sono stato radiato senza processo, è questa la cosa che fa più male. Tuttavia l’atteggiamento della gente adesso è cambiato dopo l’uscita della notizia sette anni fa. La gente mi ha dimostrato grande affetto e stima. Io sono stato qui, in silenzio e aspetto ancora una chiamata“.