A Bergamo test Papillomavirus a Rna, 'prima volta in Italia'

(Adnkronos) - Nello screening per la prevenzione del cancro al collo dell'utero debutta all'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo un tipo di test del Papillomavirus "mai utilizzato prima in Italia", basato sull'esame dell'Rna. La novità riguarderà nel primo anno circa 12.800 donne di 63 e 64 anni (classe 1958 o 1959) residenti in provincia, annuncia l'Asst che grazie ai nuovi Hpv test potrà "ottimizzare l'impiego di due potenti macchinari introdotti durante la lotta al coronavirus e utilizzati per l'analisi dell'Rna virale nei tamponi molecolari". Dalla lotta a Covid a quella contro i tumori ginecologici.

L'Hpv test a Rna - spiega l'azienda socio sanitaria territoriale in una nota - permette di identificare l'mRna di 14 ceppi di Papillomavirus umano ad alto rischio. Tredici studi clinici referenziati dimostrano che il nuovo esame assicura prestazioni cliniche simili a quelle di altri test Hpv per lo screening primario del pre-tumore e del tumore della cervice uterina nei 9 Paesi dove viene usato (Cina, Canada, Francia, Messico, Inghilterra, Danimarca, Paesi Bassi, Stati Uniti e Germania). Se si guarda alla capacità di individuare precocemente il virus, il test a Rna è equivalente come livello di affidabilità a quello a Dna (sensibilità clinica del 90-100%). Il test a Rna ha inoltre un maggiore valore predittivo positivo, in quanto fornisce indicazioni più dettagliate sul rischio effettivo che il virus possa generare lesioni neoplastiche. Per quanto riguarda le modalità di prelievo, nulla cambia rispetto all'esame tradizionale a Dna.

L'iniziativa del Papa Giovanni porta la firma di Andrea Gianatti, direttore del Dipartimento di medicina di laboratorio dell'Asst. "Dalla crisi pandemica può nascere un'opportunità - sottolinea - Come il nostro ospedale, anche altri centri hanno dovuto rafforzare la dotazione tecnologica e la diffusione delle competenze professionali per l'analisi dell'Rna. Oggi il know-how e queste risorse tecnologiche possono essere indirizzate alla realizzazione di programmi pubblici di screening per il monitoraggio precoce della presenza e della pericolosità di un virus" come l'Hpv, "certo diverso dal Sars-CoV-2, ma che produce effetti letali tra la popolazione femminile". In Italia il carcinoma della cervice uterina, associato all'infezione da Papillomavirus, è infatti il quinto tumore più frequente nelle donne under 50, con una sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi pari a circa il 68%.

I risultati dei più recenti studi clinici sugli Hpv test a mRna - prosegue la nota - sono stati oggetto l'estate scorsa di un confronto tra Gianatti e il Gruppo italiano screening del cervicocarcinoma (Gisci) che fa parte dell'Osservatorio nazionale sullo screening (Ons). Ottenuta l'autorizzazione dagli organismi nazionali, l'Ospedale Papa Giovanni XXIII ha ricevuto a fine luglio il sostegno e la validazione finale da parte della direzione generale Welfare della Regione Lombardia per l'impiego del test a Rna nel nuovo programma di screening. In circa 3 mesi la macchina è stata messa in funzione. I dettagli tecnici sono stati messi a punto da Antonino Barbato dell'Ict e da Monica Corsini dell'Unità servizi e logistica. E ora i tecnici dell'Anatomia patologica, coordinati da Anna Rita Lincesso, sono pronti a processare i prelievi dall'arrivo in laboratorio fino all'esecuzione del test molecolare per Rna.

Le interessate stanno ricevendo in queste settimane una lettera di Ats Bergamo con i dettagli dell'appuntamento. Per l'Asst Papa Giovanni i prelievi inizieranno lunedì 14 novembre e interesseranno cinque sedi. Patrizia Ghilardi, responsabile del Dipartimento materno-infantile e pediatrico per la direzione delle professioni sanitarie e sociali, ha curato gli aspetti organizzativi e formativi teorico-pratici del personale ostetrico coinvolto.

"Siamo orgogliosi di offrire un contributo a un programma di screening rivolto alle donne a rischio potenziale di tumore - dichiara Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell'azienda socio sanitaria territoriale bergamasca - Sono convinta che la lezione della pandemia abbia dato un forte impulso alle nostre capacità di flessibilità e di innovazione che oggi, nel post-pandemia, agevolano l'introduzione di protocolli di prevenzione avanzati come questo, avviando i primi test in tempo record".