Bergoglio indica la luce in fondo al tunnel: "Rinasceremo, come nel '45"

Nicola Graziani

Il coronavirus abbatte le distanze tra gli uomini, le divisioni al loro interno in categorie e gruppi, farà rinascere il senso della comunità con conseguenze al momento inimmaginabili. E' già avvenuto una volta con il dopoguerra, spiega Papa Francesco, e lascia immaginare come Don Camillo con i piedi a mollo nell'acqua esondata del Po che giorni migliori arriveranno. 
Il richiamo a Guareschi nasce spontaneo dal richiamo del Pontefice alla stagione della rinascita nazionale e internazionale, dopo gli orrori della guerra scatenati da chi predicava la paura per il diverso e l'odio etnico. Anni che lui, celebrando la messa a Santa Marta questa mattina, rievoca con toni ben diversi, quelli di una canzonetta fischiettata dagli italiani di Buenos Aires.

Se anche Arbore la canta

Si intitolava "Torna piccina", e la cantava un fiorentino doc come Carlo Buti: una settantina di incisioni tra 78 e 45 giri tutti su vinile ed un successo letteralmente epocale. Nessuno, neanche nelle generazioni post '45, ha potuto evitare di ascoltarli: nemmeno chi era ragazzo nelle strade tra Boca e San Telmo (per completare il quadro, su Youtube la si ritrova anche cantata da Renzo Arbore).

Semplicità di un messaggio quasi elementare, affetti che vanno dall'essere accompagnati a scuola la mattina al trovare un piatto di spaghetti tenuti a scaldare nel forno di casa quando si rientra dal lavoro. Un'altra epoca, tempi passati. Passati per sempre? Non c'è bisogno di rifarsi ad un filosofo cattolico come Vico per sapere come la Storia, da certe parti, proceda teleologicamente verso un fine preciso, ma con tanti piccoli eterni ritorni. Nihil novi sub soli, e così sia. 

Nella teologia di Francesco, attraverso la voce di Buti passa addirittura la voce del Padre che invita a tornare, a riconciliarsi per un nuovo inizio. Siamo in Quaresima, tempo di penitenza, e il Papa non ricorda gli obblighi, ma le opportunità.

Anche se non si riesce ad uscire di casa per il morbo, anche se non c'è in giro neanche un prete per chiacchierare, nella Grazia si può rientrare lo stesso. Basta un atto di dolore detto con intenzione. In confessionale ci si tornerà quando sarà possibile, magari passata la buriana: messaggio semplice, quasi elementare. Lo dice, pari pari, il catechismo che sa di neorealismo.

"Tutti sulla stessa barca"

La buriana, il coronavirus, un effetto lo sta sortendo. Il Pontefice lo ricorda in una intervista (la seconda in una settimana (i media talvolta aiutano a supplire alle difficoltà della comunicazione) concessa ad un giornale. Oggi è La Stampa. L'epidemia giunge "a ricordare una volta per tutte agli uomini che l'umanità è un'unica comunità. E quanto è importante, decisiva la fraternità universale", scandisce, "Dobbiamo pensare che sarà un po' un dopoguerra. Non ci sarà più 'l'altro', ma saremo 'noi'. Perché da questa situazione potremo uscire solo tutti insieme".
Ed aggiunge che sono "zone oscure, momenti bui" in cui tutto sembra vacillare, ma che abbattono le distinzioni tra gli uomini. Prima tra tutte, fa notare, quella tra credenti e non credenti, che in molti usano come discrimine per dividere i sommersi dai salvati.

"Siamo tutti esseri umani e come uomini siamo tutti sulla stessa barca", ribatte lui, "E nessuna cosa umana deve essere aliena per un cristiano. Qui si piange perché si soffre. Tutti. Ci sono in comune l'umanità e la sofferenza. Ci aiutano la sinergia, la collaborazione reciproca, il senso di responsabilità e lo spirito di sacrificio che si genera in tanti posti”.

Non è un caso che il primo pensiero della giornata sia per i medici che indistintamente tutti aiutano e rischiano letteralmente la vita per gli altri. Difficile immaginare che tra di loro ci siano divisioni sulla base del credo e della cultura. Ma poi il secondo pensiero, elaborato ad alta voce in una Santa Marta che rimbomba dell'assenza dei fedeli, è per le autorità civili. 

Qui Bergoglio non si limita a chiedere una illuminazione divina. Ne riconosce semmai lo sforzo, e soprattutto l'agire nella "incomprensione" spesso delle stesse persone che stanno cercando di aiutare. Un riconoscimento al ruolo centrale della politica e alle virtù che vi si possono esercitare: lontano dalla superficialità dei social e della televisione. Come anche, a guardare nel recente passato di interventi pubblici papali, da quel populismo che pericolosamente andava per la maggiore negli anni '30, con le conseguenze che tutti ricordano.

Scuola di Umanesimo

Allora il richiamo agli anni tra il '45 e il '55 assume particolare sapore, uscendo dall'aneddotica di un ricordo personale per prendere le forme di una indicazione. Furono gli anni del senso di responsabilità, come anche di una grande stagione cinematografica che per il Pontefice fu formativa almeno quanto le canzoni di Carlo Buti.

Bergoglio ama il Neorealismo. Lo ha ricordato anche lo scorso dicembre, rivolgendosi direttamente ai cineasti italiani. Non è solo questione di film andati a vedere nei cinema dei quartieri popolari, per sentire da uno schermo una lingua parlata in casa (esperienza che lo accomuna a Martin Scorsese: ne hanno parlato insieme in un incontro recente). E' che quei film - e lui ama particolarmente un capolavoro di De Sica, "I bambini ci guardano" - uniscono la bellezza della fattura ai profondi significati delle storie e delle situazioni. 

"Tutto il cinema del dopoguerra - sono le sue parole - è una scuola di umanesimo". Anzi, una vera e propria "catechesi di umanità" che non nasconde la durezza dell'esistenza, ma le dà un senso. Pone allora le basi non solo della consolazione, ma anche del riscatto ottenuto con un colpo di reni comune e collettivo. Senza distinzioni tra gli esseri umani, nè di credo nè di cultura nè, tantomeno, di etnia o provenienza geografica. Per capirlo bisogna passare per le zone buie, per i momenti difficili: solo allora le cose ricominciano a chiarirsi.

Ma c'è un metodo infallibile, che non tradisce mai, per immaginare il futuro e non abbattersi nel presente: il pediluvio. Tenere bene a mollo i piedi nelle acque esondate del Po.