Bergoglio ha ricevuto i vertici in Vaticano ed ha affrontato le delicate questioni del lavoro

Papa Francesco e Roberto Bonomi
Papa Francesco e Roberto Bonomi

Il monito di Papa Francesco a Confindustria è secco: “Basta donne incinte mandate via”. Bergoglio ha ricevuto i vertici in Vaticano ed ha affrontato le delicate questioni del lavoro e di come Confindustria debba coniugare profitto ed “humanitas”. Il monito che Papa Francesco ha rivolto ai partecipanti all’assemblea pubblica di Confindustria ricevuti nell’aula Paolo VI in Vaticano è stato forte, ha detto il Papa: “Alle volte, una donna che è impiegata qui o lavora là, ha paura a rimanere incinta, perché c’è una realtà, non dico tra voi, ma c’è una realtà che appena si incomincia a vedere la pancia, la cacciano via. ‘No, no, tu non puoi rimanere incinta’”.

Il Papa: “Basta donne incinte mandate via”

Poi il Pontefice ha avvisato: “Per favore, questo è un problema delle donne lavoratrici: studiatelo, vedete come fare affinché una donna incinta possa andare avanti, sia con il figlio che aspetta e sia con il lavoro”. Il Pontefice ha anche alluso al fatto che “nel mercato ci sono imprenditori ‘mercenari’ e imprenditori simili al buon pastore, che soffrono le stesse sofferenze dei loro lavoratori, che non fuggono davanti ai molti lupi che girano attorno”. E il denaro? “Può essere usato, ieri come oggi, per tradire e vendere un amico o per salvare una vittima. Lo vediamo tutti i giorni, quando i denari di Giuda e quelli del buon samaritano convivono negli stessi mercati, nelle stesse borse valori, nelle stesse piazze”.

“Fate come Olivetti e siate samaritani”

“L’economia cresce e diventa umana quando i denari dei samaritani diventano più numerosi di quelli di Giuda”. Poi la figura da prendere a modello: “Adriano Olivetti, un vostro grande collega del secolo scorso, aveva stabilito un limite alla distanza tra gli stipendi più alti e quelli più bassi, perché sapeva che quando i salari e gli stipendi sono troppo diversi si perde nella comunità aziendale il senso di appartenenza a un destino comune, non si crea empatia e solidarietà tra tutti”.