Berlusconi in campagna elettorale.Vede Meloni e sogna presidenza Senato

Image from askanews web site
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Roma, 22 lug. (askanews) - Che la campagna elettorale sia già cominciata lo si capisce dalla promessa di portare tutte le pensioni a 1000 euro. Non proprio una novità nel repertorio, ma il classico segnale che Silvio Berlusconi è entrato in modalità elezioni. Le giocherà in prima persona, candidandosi per quel Senato dal quale fu cacciato in virtù della condanna per frode fiscale, mentre i suoi già lo vedono eletto presidente di palazzo Madama: dopo aver dovuto rinunciare alla corsa per la prima carica dello Stato, adesso - dicono - deve almeno poter sedere almeno sul secondo scranno più alto.

Prima però bisogna cercare di convincere il proprio elettorato, quel ceto produttivo che ama la stabilità, che Forza Italia non ha alcuna colpa per la caduta di Mario Draghi. Berlusconi lo ripete in continuazione nelle interviste rilasciate à gogo nelle ultime 24 ore. "Noi siamo stati sempre i più leali sostenitori del governo". Confessa però anche di essere rimasto "amareggiato" dalla decisione dell'ormai ex presidente del Consiglio di non concedere un bis senza M5s. "Purtroppo è prevalsa la volontà del Pd di strumentalizzare Draghi a fini elettorali", sostiene.

Al di là del cercare di imporre questa narrazione in campagna elettorale, adesso la priorità resta mettersi d'accordo con gli alleati. Oggi a villa Grande, dopo giorni di colloqui con Matteo Salvini, Silvio Berlusconi ha visto a pranzo Giorgia Meloni. Un incontro per lo più conviviale, che serviva a riprendere il filo dopo mesi di gelo. Anche perché la leader di Fdi ha detto chiaramente che d'ora in poi i vertici devono essere operativi e fatti nelle sedi istituzionali. E infatti il prossimo, insieme anche a Matteo Salvini, si terrà alla Camera.

Tra i nodi da sciogliere c'è ovviamente quello di come dividersi le candidature nei collegi uninominali: Fdi preferirebbe che si tenesse conto delle percentuali di consenso che i partiti hanno attualmente mentre azzurri e Lega ritengono che si debba comunque tenere in considerazione anche lo storico degli ultimi anni. In ballo c'è poi anche la questione del candidato premier. Meloni rivendica il criterio sempre utilizzato, ossia che tocchi al leader del partito che prende un voto in più. Salvini e Berlusconi continuano a spiegare che la faccenda sarà affrontata più avanti. La sfida è ancora aperta anche se il Cavaliere ha messo la parola fine a qualsiasi ipotesi di lista unitaria con la Lega. "Siamo forze politiche diverse, che si presenteranno ognuna con le proprie liste, i propri simboli, la propria identità ma con un programma comune".

Ma per gli illustri fuoriusciti di Forza Italia, che ci sia la federazione o meno, ormai ha poca importanza perché - è l'accusa - ormai il partito è suddito del Carroccio. Lo ribadisce Mariastella Gelmini che oggi, insieme a Renato Brunetta, è formalmente passata al gruppo Misto. "Questa deriva sovranista in Forza Italia è sotto gli occhi di tutti", dice.

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