Berlusconi, decadenza "colpo di Stato", Quirinale boccia grazia

Silvio Berlusconi durante il congresso di Forza Italia a Roma, 16 novembre 2013. REUTERS/Stefano Rellandini (Reuters)

ROMA (Reuters) - Silvio Berlusconi ha detto oggi che la sua prossima espulsione dal Senato, dopo la condanna definitiva per frode fiscale, equivale a un colpo di Stato, mentre il Quirinale conferma che per il leader della rinata Forza Italia non può esserci la grazia, senza neanche una richiesta. "Io non vedo come si possa chiamare in modo diverso da colpo di Stato quello che sta succedento ad opera della sinistra in Parlamento, partendo da una sentenza politica, che io ho definito criminale, e che punta a sottrarre al centro-destra il leader capace di vincere le elezioni, spianando così la strada alla conquista definitiva del potere da parte della sinistra", ha detto Berlusconi in un'intervista trasmessa questa mattina dalla trasmissione di Rai radio Uno 'Prima di tutto'. Mercoledì prossimo, il 27 novembre, l'aula del Senato è chiamata a votare, a scrutinio palese, la decadenza di Berlusconi da parlamentare, come previsto dalla legge Severino, che impedisce la candidatura o la permanenza in Parlamento dei condannati per un certo numero di reati. La legge è stata approvata alla fine del 2012 anche con i voti dell'allora Pdl - oggi diviso tra Forza Italia e Nuova Centrodestra - secondo cui però ora sarebbe incostituzionale perché non si potrebbe applicare a reati commessi prima della sua approvazione. Sabato scorso l'ex premier ha già annunciato che quel giorno non sarà in aula ma alla testa di una manifestazione di protesta in piazza, e anche che si prepara a chiedere la revisione del processo, in base a una serie di elementi che verrebbero dagli Stati Uniti. Su questa vicenda, ha detto, terrà oggi una conferenza stampa a Roma alle 15,30. Intanto, dopo che Berlusconi nei giorni scorsi ha affermato che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano gli dovrebbe concedere la grazia anche senza richiesta, dal Quirinale è giunta ieri pomeriggio una risposta dura e definitiva. "Non solo non si sono create via via le condizioni per un eventuale intervento del Capo dello Stato sulla base della Costituzione, delle leggi e dei precedenti, ma si sono ora manifestati giudizi e propositi di estrema gravità, privi di ogni misura nei contenuti e nei toni", è scritto in un comunicato stampa della presidenza, che dà anche conto del "pacato appello" di Napolitano. Nel frattempo il centrodestra si divide anche sulla manifestazione convocata da Berlusconi per il 27 novembre. Il Ncd, cioè il nuovo partito che fa capo al vice premier Angelino Alfano, ha detto che non vi parteciperà. Il Ncd, pur essendo contrario alla decadenza dell'ex premier, ritiene infatti un errore rompere col governo di larghe intese come conseguenza dell'espulsione di Berlusconi dal Senato con i voti del Pd e dei centristi, partner della maggioranza. "E' una cosa che riguarda loro, hanno sempre dichiarato che avrebbero preso le mie difese come se fossero ancora dentro il nostro movimento politico, vedremo come si comporteranno e tutti potranno giudicare", ha commentato Berlusconi nell'intervista di oggi la posizione di Alfano e degli altri ministri ex Pdl. Sul sito it.reuters.com le notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia