Berlusconi, il giudice Esposito: "Mai pressioni da Procura"

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Il giudice Antonio Esposito "non subì mai pressioni dalla Procura della Repubblica di Milano con la quale mai ebbe contatto alcuno". Lo afferma in una nota l'ex presidente della sezione feriale di corte di Cassazione che nel 2013 emise la sentenza di condanna nel procedimento Mediaset per evasione fiscale, in riferimento alla vicenda degli audio del giudice Amedeo Franco.  

E’ "semplicemente falsa, siccome del tutto inventata – prosegue la nota - la circostanza che il figlio di Esposito fosse stato ‘beccato’ in possesso di droga, circostanza mai esistita. La estrema gravità dell’affermazione di Franco comportava, prima che tale infamità venisse data in pasto all’opinione pubblica, la verifica della fondatezza di tale notizia; anzi essa è stata aggravata dall’affermazione del conduttore che ‘il figlio aveva problemi con la Procura di Milano per traffico di droga’, accusa – si legge - che sarà perseguita con determinazione in ogni sede". 

Esposito contesta quanto andato in onda ieri durante la trasmissione 'Quarta Repubblica' condotta da Nicola Porro e sottolinea quelle del giudice Amedeo Franco sono "affermazioni false e inventate di sana pianta". "La trasmissione ha preso spunto dalla divulgazione del contenuto di una registrazione di un anomalo, ambiguo e preoccupante incontro tra il Giudice Amedeo Franco, relatore nel processo in questione, e l’imputato Berlusconi, - spiega Esposito - nel corso del quale il Franco si lascia andare, all’evidente fine di giustificarsi con il 'suo' imputato, ad affermazioni false, addirittura inventate di sana pianta. La divulgazione di tale registrazione, risalente, a quanto pare, ad alcuni anni orsono, è avvenuta solo oggi, dopo la morte del Franco, il che lo rende, quindi, non più perseguibile perché possa rispondere delle sue false accuse". 

"Nel corso della trasmissione, nella quale, tra gli altri, sono intervenuti i giornalisti Alessandro Sallusti e Pietro Sansonetti, nonché il parlamentare di Forza Italia Andrea Ruggeri, ci si è diffusi nel qualificare la condanna del Berlusconi come 'manovra giudiziaria spregiudicata', come 'un complotto' per eliminare dalla scena politica il Berlusconi, come 'un attentato alla democrazia', e ciò soprattutto in relazione alla circostanza che intenzionalmente il processo era stato fatto trattare dalla sezione feriale presieduta dal Dott. Esposito, anziché dalla competente 3za Sezione Penale della Corte competente in ordine ai reati fiscali, cui era stata in sostanza sottratto".  

Si deduce quindi, si legge ancora nella nota che "ad investire la sezione feriale della Corte del processo a carico di Berlusconi ed altri per frode fiscale fu proprio la 3za Sezione della Corte che in data 09 agosto 2013 aveva ricevuto gli atti per competenza. In quello stesso giorno, “l’ufficio esame preliminare dei ricorsi della 3za Sezione”, in persona del magistrato Luca Ramacci, dopo avere esaminato gli atti e verificata la prescrizione, trasmise il fascicolo alla “Sezione Feriale” con la seguente dicitura apposta sulla copertina a caratteri cubitali “Urgentissimo, prescrizione 1.8.2013”, si che doverosamente il presidente della sezione feriale, cioè il dott. Esposito, fissò il processo alla prima udienza possibile ed utile ad evitare la prescrizione, e cioè, il 30 Luglio 2013. Ogni sospetto, ogni ipotesi di complotto circa la fissazione e trattazione del processo in sezione feriale anziché alla 3za sono, pertanto, destituiti del sia pur minimo fondamento e sono frutto di mera fantasia e di voluto discredito". 

E ancora: "la decisione fu adottata all’unanimità; Amedeo Franco prese parte, unitamente agli altri componenti, alla stesura della motivazione, approvata all’unanimità, in un apposita camera di consiglio, ex arte 617 comma 3 cpp, del 28 Agosto 2013, di cui venne redatto verbale sottoscritto da tutti i componenti che poi sottoscrissero la motivazione firmando ogni foglio della sentenza. - continua la nota- si deduce ancora che né il Dott. Esposito né il Dott. D’Isa ebbero mai, in alcun modo, a subire pressioni né 'dall’alto' né da qualsiasi altra direzione. In particolare il Dott. Esposito non subì mai pressioni dalla Procura della repubblica di Milano con la quale mai ebbe contatto alcuno; ed è semplicemente falsa, siccome del tutto inventata, la circostanza che il figlio del Dott. Esposito fosse stato “ beccato” in possesso di droga, circostanza mai esistita. La estrema gravità dell’affermazione del Franco comportava, prima che tale infamità venisse data in pasto all’opinione pubblica, la verifica della fondatezza di tale notizia; anzi essa è stata aggravata dall’affermazione del conduttore che “il figlio aveva problemi con la Procura di Milano per traffico di droga” (accusa che sarà perseguita con determinazione in ogni sede)". 

"Non è assolutamente vero che la III sezione della Corte avesse adottato in casi analoghi a quello del Berlusconi decisioni di segno diverso da quello adottato dalla sezione feriale, essendo, invece, vero esattamente il contrario tant’è che i precedenti della III sezione vengono riportati in motivazione, e a sostegno di essa, alle pagg. 174 – 178 della sentenza, e tra essi è riportato anche quello di cui alla sentenza n° 39176 del 20/10/2008, sempre della III sezione, - sottolinea ancora la nota di Antonio Esposito - che rigettava il ricorso di Agrama Frank e che riguardava la medesima imputazione trattandosi delle dichiarazioni dei redditi presentate per gli anni 1999 e 2000 e i cui relativi reati erano stati dichiarati estinti per prescrizione dal Tribunale di Milano con sentenza 21/1/2008. Si trattava, cioè, di un troncone del medesimo processo a carico del Berlusconi (medesima, identica imputazione riguardante annualità fiscali precedenti)".  

"Franco, in una sentenza n° 52452/2014 della III sezione – riguardante il caso di un amministratore di una società che predispone, con documentazione fittizia falsa, una dichiarazione dei redditi che poi, per qualsiasi causa non firma e viene firmata dal nuovo amministratore – affermò che trattavasi dello stesso caso del processo Berlusconi nel quale, a suo dire, la Corte aveva deciso diversamente. Il Franco fu sconfessato dall’ufficio del Primo Presidente che in un comunicato stampa ritenne i casi differenti e che nel processo Berlusconi – riguardante le “frodi carosello” – “la sezione feriale spende numerose pagine per illustrare i contributi determinanti che sarebbero stati offerti in vista del risultato di una dichiarazione fraudolenta”. Il dr. Esposito segnalò il comportamento del Franco al P.G. della Cassazione e al Csm". 

"Nel corso della trasmissione, il giornalista Sansonetti ha dichiarato che una sentenza di un giudice civile di Milano in una causa tra Berlusconi e Agrama “stabiliva che il reato non ci fu”, “quindi il reato fu inventato”, “ci fu un complotto”. - evidenzia ancora Esposito - Ora, senza entrare nel merito di una sentenza civile e nel ricordare che nel processo a carico di Berlusconi, Agrama ed altri vi è la 'lettera confessione di Agrama' (scritta da costui alla Fininvest) riportata e valutata alle pagg. 115 – 117 della sentenza della sezione feriale, si rileva che il giudice civile di Milano non poteva giammai dire che “il reato non ci fu” poiché la vicenda Agrama era soltanto uno dei vari profili della condotta criminosa contestata al Berlusconi e per la quale venne condannato". 

Esposito chiude diffidando l'emittente, "a norma della legge sulla stampa, a dare immediata divulgazione della presente smentita con ripetuti passaggi nel corso dei T.G. di codesta rete, ivi compresi quelli diffusi dal T. G. Com 24. In ogni caso, saranno adite le competenti A.G. in sede civile e penale".