Berlusconi e Mangano: lo "stalliere" del cav era una brava persona?

Silvio Berlusconi, come noto, finalmente si è lasciato interrogare a Roma – ieri, 5 settembre 2012 – dai magistrati di Palermo, nell'ambito dell'inchiesta che vede come imputato il Senatore Marcello Dell'Utri e Berlusconi nell'inedito ruolo di presunta vittima d'estorsione (in realtà, c'è anche l'inchiesta Tarantini-Lavitola in cui una delle versioni dei fatti lo colloca nel medesimo ruolo).

Ovviamente, Berlusconi non avrebbe affatto messo nei guai Marcello Dell'Utri, sostenendo che tutte le somme versate al Senatore sono documentabili e motivabili. In merito deciderà la magistratura. Ma c'è una questione sulla quale, invece, si può tornare anche se è passata quasi come una marginalità, nelle agenzie che hanno battuto il presunto contenuto dell'interrogatorio di Berlusconi.

Stando a quanto si legge sulle agenzie, l'ex presidente del consiglio avrebbe detto ai magistrati di Palermo: «Sapevo che Vittorio Mangano era una persona perbene». Eccolo, Vittorio Mangano, che ritorna. 

Ma chi era, Vittorio Mangano? Aveva lavorato come fattore nella villa di Berlusconi ad Arcore e per questo era noto (un po' impropriamente) come lo "stalliere" di Arcore. Ma prima di allora, aveva già subito tre arresti per procedimenti penali che riguardavano truffa, emissione di assegni a vuoto, ricettazione, lesioni volontarie, tentata estorsione, e poi le relative condanne. E' nel 1973 che Marcello Dell'Utri lo porta ad Arcore: secondo la Procura di Palermo, Dell'Utri sapeva perfettamente che l'uomo avesse dei precedenti penali.

Mangano viene tirato in ballo come uomo d'onore da Tommaso Buscetta e Totò Contorno durante il maxiprocesso di Palermo: è uomo di Cosa Nostra, dicono i due pentiti. Nell'ormai celebre intervista rilasciata a Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi (era il 1992), Paolo Borsellino lo definì «uno di quei personaggi che erano i ponti, le teste di ponte dell'organizzazione mafiosa nel Nord Italia». Da riscontri incrociati fra le dichiarazioni dei pentiti Cancemi e Ganci, sarebbe stato, il Mangano, collegamento fra Berlusconi e Cosa Nostra, attraverso Marcello Dell'Utri, che avrebbe versato all'organizzazione criminale 200 milioni di lire.

Condannato per droga negli anni '80, Mangano evita la condanna per mafia nel maxiprocesso. Ma nel 1995 viene arrestato ancora, e arriva una nuova condanna: 15 anni per traffico di droga, cui se ne sommano altri 15 per estorsione. Mentre era ai domiciliari, una nuova condanna: il 19 luglio 2000, ergastolo per un duplice omicidio, di Giuseppe Pecoraro e di Giovambattista Romano (quest'ultimo sarebbe stato ucciso materialmente proprio da Mangano).

Marcello Dell'Utri, nel 2008, in piena campagna elettorale (processi permettendo) rilasciò, a proposito di Mangano, delle dichiarazioni decisamente singolari, ricordandone la morte, mentre scontava la sua pena: «Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all'ergastolo è morto per causa mia. Era malato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e il presidente Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. A modo suo è un eroe».

Online, si trova ancora l'audio della famosa telefonata di Silvio Berlusconi a RadioDue: era il 9 aprile 2008, e Berlusconi si trovava d'accordo con Dell'Utri, difendendolo, il giorno seguente. Questa la trascrizione dell'intervento del Cavaliere: «Per quanto riguarda Mangano, che non era uno stalliere, era il fattore che avemmo ad Arcore con tutta la sua famiglia, madre, moglie e due figli che lui accompagnava all'asilo tutte le mattine insieme ai miei bambini, era una persona che con noi si comportava benissimo. Poi ha avuto delle disavventure nella vita che l'hanno messo un po' in mano a un'organizzazione criminale.
Lui, eroicamente, sono d'accordo con Dell'Utri, pur essendo così malato, non inventò mai nessuna cosa contro di me e lo lasciarono andare a casa il giorno prima della sua morte. Stava morendo in carcere, ben quindi dice Dell'Utri nel considerare eroico un comportamento di questo genere».

Una presa di posizione davvero surreale, visto che, nel 1994, quando Berlusconi era già disceso in campo in politica e si insinuavano voci di correlazione fra la mafia e Marcello Dell'Utri, il Corriere della Sera pubblicava queste righe, a firma Corrado Ruggeri:

Eppure un giardiniere mafioso ha lavorato nella sua villa di Arcore. «Certo» (il virgolettato è di Berlusconi), «ed e' lo stesso uomo che licenziammo non appena scoprimmo che si stava adoperando per organizzare il rapimento di un mio ospite, il principe di Santagata. E fu poco dopo che venne scoperto anche il tentativo di rapire mio figlio».

Come poteva dunque una persona per bene, addirittura un eroe, voler organizzare il rapimento del figlio di Silvio? Mistero. Uno dei tanti che avvolgono la figura del Cavaliere. Che ora ricorderebbe, ancora una volta, Mangano come una brava persona. Non serviva l'interrogatorio dei procuratori, però. E bastava un po' di memoria per capire che Mangano difficilmente – almeno, secondo la verità giudiziaria – ricorda da vicino quella che abitualmente si può definire una «brava persona».

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