Berlusconi e Mediaset, conti in rosso: quanti soldi ha perso?

E' un altro rosso che sicuramente non piacerà a Silvio Berlusconi. Si tratta del conto di Mediaset, azienda da lui fondata nel 1994 - in sostituzione del gruppo Fininvest, nato nel 1979 - e attualmente presieduto da Fedele Confalonieri.

Il bilancio presentato vede l'azienda di comunicazione chiudere in perdita sia nel terzo trimestre che per i primi nove mesi del 2012. I dati parlano di una perdita netta di 45,4 milioni di euro rispetto all'utile di 164,3 milioni dello stesso periodo dell'anno precedente. Stessa situazione per i ricavi netti consolidati: 2.655,9 milioni rispetto ai 3.040,5 milioni dei primi nove mesi del 2011. A incidere su questa flessione, sicuramente la forte contrazione degli investimenti pubblicitari sia in Italia che in Spagna.

Ad andare giù è stato proprio il cuore pulsante dell'azienda, la pubblicità. I numeri dell' Ebitda e dell'Ebit sono negativi, rispettivamente 944,6 milioni (rispetto ai 1.264,8 milioni del 2011) e  48 milioni (nell'anno precedente era di 368,2 milioni). L'azienda è in una fase di incertezza e "i primi indicatori relativi al quarto trimestre - si legge nel comunicato -  sia in Italia sia in Spagna, non segnalano alcuna inversione di tendenza".

Il gruppo della famiglia Berlusconi però non si scoraggia e in una nota diffusa alla stampa conferma attese positive per la fine dell'anno, nonostante la chiusura in rosso. Previsto inoltre, per i prossimi 3 anni, un rafforzamento del piano del taglio dei costi, che diminuiranno di 450 milioni all'anno rispetto al 2011.

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Un'altra grana per il Cavaliere che va ad aggiungersi alle numerose tribolazioni sul versante politico e giudiziario. Dopo la recente condanna a 4 anni di reclusione per frode fiscale ottenuta proprio per il processo Mediaset, Mr B. aveva per un attimo pensato a "ri-scendere in campo" come nel lontano 1994. Un gesto che non è piaciuto però ai membri del suo partito, così dopo uno scontro con il segretario Pdl Angelino Alfano, ha deciso di "mettersi a disposizione” per l'organizzazione delle primarie che sceglieranno il nuovo leader di partito e il nuovo candidato premier.
Una decisione che però non lo convince del tutto, perchè porteranno alla luce tutte le spaccature interne da lui nascoste per anni. E perchè saranno costose - il preventivo parla di circa 3 milioni di euro da sborsare di propria tasca, dato che le casse del partito sono vuote - e inefficaci: lo rivela Il Fatto Quotidiano dell'8 novembre pubblicando i sondaggi che parlano di un misero 8% dell'elettorato convinto di andare a votare per scegliere il proprio candidato.

"Ci vorrebbe un Berlusconi del '94", aveva detto l'ex premier. E così molti avevano pensato ad una successione di scettro, come nelle migliori dinastie, nelle mani della sua primogenita, Marina Berlusconi. Successione smentita subito dalla presidente del gruppo Mondadori, affermando che "la leadership non si può trasmettere per via ereditaria“. Una decisione presa di sua sponte o "pilotata"in seguito ai commenti freddi dei dirigenti di partito che non hanno visto di buon occhio questa candidatura? Il coordinatore nazionale Ignazio La Russa, infatti, a chi gli aveva chiesto un parere su questo nome nella rosa dei candidati, l'aveva infatti definita "una cittadina come un'altra". E così stamattina la smentita è diventata ufficiale, giunta insieme alla notizia del calendario delle primarie nelle varie regioni. L'elenco dei candidati è ancora un mistero, qualcuno parla dell'avvocato modenese Giampiero Samorì come papabile premier. Ma si sa, il partito del cavaliere è sempre ricco di colpi di scena.

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Sentenza Mediaset: Berlusconi "obbligato a restare in campo" Silvio Berlusconi è stato “l’ideatore di una sistematica evasione fiscale di portata eccezionale”. Questa la sentenza che condanna il tre volte Presidente del Consiglio italiano a 4 anni per la vicenda dei diritti tv Mediaset. “Una condanna politica”, secondo il Cavaliere che si prepara all’appello e ribatte: “mi sento obbligato a restare in campo per rifomare il pianeta giustizia”. “Nessuna barbarie” replica l’associazione nazionale magistrati. L’indulto condona 3 anni di reclusione, ma non cancella l’interdizione che lo farebbe decadere dal seggio parlamentare. Mancano ancora due gradi di giudizio, con la prescrizione in arrivo a luglio 2014. “Farà ricorso in appello, credo – dice Emanuela, un’abitante di Roma – è andata sempre così e lui ha sempre avuto ragione. Penso ci sia una campagna di persecuzione contro di lui”. “È la prima volta che possiamo dire che la legge è uguale per tutti – è il parere di Claudio, un cittadino di Roma – anche di fronte ai potenti. Vorrei che fosse sempre così”. Ma i guai giudiziari del Cavaliere non finiscono qui. Il caso Ruby, che lo vede accusato di concussione e prostituzione minorile, potrebbe chiudersi in primo grado entro l’anno e sancire la sua definitiva uscita di scena dalla vita politica.

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