Berlusconi "scarica" Dell’Utri. Si rifiuta di testimoniare al processo sulla trattativa Stato-mafia

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L’ex premier Silvio Berlusconi, citato come teste assistito davanti alla Corte d’Assise d’Appello che celebra il processo di secondo grado sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’ex presidente del Consiglio ha negato anche il permesso di farsi riprendere e fotografare in aula.

Berlusconi era stato citato dalla difesa dell’ex senatore Marcello Dell’Utri.

“Su indicazione dei miei legali, mi avvalgo della facoltà di non rispondere”, ha detto l’ex premier alla corte. Appena entrato in aula i giudici gli avevano illustrato le prerogative garantitegli dallo status di teste assistito, status determinato dal fatto che a suo carico pende una inchiesta a Firenze sulle stragi del ’93, quindi su fatti “probatoriamente collegati” a quelli oggetto del processo “trattativa”. La corte, dunque, ha preliminarmente avvertito l’ex premier della possibilità di non rispondere precisando, inoltre, che qualora avesse risposto avrebbe assunto “l’ufficio di testimone”, quindi avrebbe dovuto dire la verità. In aula c’erano anche i legali dell’ex premier, gli avvocati Franco Coppi e Nicolò Ghedini.

Il processo è stato rinviato al 25 novembre.

In precedenza i giudici avevano rigettato la richiesta della difesa di Dell’Utri di poter visionare un filmato con le dichiarazioni che l’ex premier ha rilasciato nel corso di una conferenza stampa in diretta su Rainews, il 20 aprile 2018, dopo la sentenza di primo grado del processo trattativa. Disposta trascrizione dell’audio del video. In quell’occasione Berlusconi disse: “Il Governo Berlusconi non ha mai ricevuto nessuna minaccia dalla mafia e dai suoi rappresentanti”. La procura generale si era opposta alla visione in aula: “Questo non è uno studio televisivo. 

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