Bersani consiglia a Draghi un "aggiustamento politico" del governo

Federica Fantozzi
·Giornalista
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(Photo: NurPhoto via NurPhoto via Getty Images)
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Una telefonata ieri, un incontro stamattina. Preavviso brevissimo per il faccia a faccia, a Palazzo Chigi, tra l’ex segretario del Pd poi fondatore di Articolo Uno Pier Luigi Bersani e Mario Draghi. Oggetto, come recita un burocratico comunicato, “la situazione epidemiologica e le prospettive di sostegno e di ripresa economica del Paese”. Un colloquio che arriva poche ore prima di quello del premier con Matteo Salvini, nell’aria da parecchi giorni, e nello stesso giorno di una delle rarissime conferenze stampa del capo del governo.

A sollevare il telefono è stato Bersani, che ha conosciuto Draghi un quarto di secolo fa: nel ’96, da ministro dell’Industria nel primo governo Prodi (e poi D’Alema) si è trovato come interlocutore di importanti questioni il futuro presidente della Bce, allora direttore generale del Tesoro. Un rapporto rimasto “dormiente” ma permeato di stima reciproca. Al punto che Draghi ha inserito subito in agenda l’ex ministro Dem per uno scambio di vedute sul percorso a ostacoli della campagna vaccinale, soprattutto dopo la inattesa e “pilatesca” decisione dell’Ema che ha sostanzialmente lasciato il cerino Astrazeneca in mano ai singoli Stati. Ma anche sulla difficile situazione economica e sociale, di cui si è visto un assaggio con le proteste in piazza di ambulanti e ristoratori.

Un giro di orizzonte a cui Bersani – già ministro anche dei Trasporti e poi dello Sviluppo Economico, nonché padre delle prime “liberalizzazioni” - non si è sottratto. Consigliando all’inquilino di Palazzo Chigi una sorta di “aggiustamento politico” dell’azione governativa. E di non sottovalutare alcuni aspetti dell’”eterogeneità” del governo di unità nazionale suscettibili di “fibrillazioni”. In particolare, “quando ci sono partiti che tengono i piedi in...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.