Bertolotti (Ispi): "Russia ha vantaggio tattico, Ucraina sa come rallentarne l'avanzata"

(Adnkronos) - "In guerra c’è chi ha sempre un vantaggio iniziale: di solito lo possiede chi attacca. E questa situazione è a oggi confermata, con la Russia che mantiene un vantaggio tattico, quello dell’iniziativa e di imporre i tempi della battaglia". E' il punto di vista di Claudio Bertolotti, analista dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (Ispi), che, facendo con l'Adnkronos il punto della situazione a cinque mesi dall'inizio della guerra, sostiene che "l'Ucraina ha una capacità di difesa che consiste nel rallentare l’avanzata russa. Una difesa atipica e non convenzionale, strutturata secondi punti e non linee di difesa, che sono serviti all’Ucraina per essere superati dai russi per poi attaccarli nelle retrovie. Emblematico fu il modo ripetuto di colpire la nota colonna russa di 70 chilometri, che a inizio guerra procedeva verso Kiev, con piccoli e addestrati nuclei di disturbatori, affiancati da milizie con un’ottima conoscenza del territorio".

"Dunque - rileva l'esperto dell'Ispi - la competenza tecnica e la conoscenza del territorio hanno rallentato l’avanzamento russo, che si aspettava una rapida caduta dell’Ucraina attraverso una guerra-lampo. Mentre l'aspettativa di Mosca del collasso del governo ucraino non si è realizzata. Rispetto a queste ambizioni gli obiettivi russi si sono ridimensionati, divenendo ‘minimali’, di fronte all’intenzione iniziale dell’occupazione dell’intera Ucraina o comunque di gran parte del Paese e del cambio di governo. Dacché doveva essere veloce, la guerra si è trasformata in una lotta di logoramento, di attrito e di inerzia. Le forze russe stanno andando aventi indipendentemente dalle possibilità di sostenere una guerra nel lungo periodo, che comunque la Russia è capace di avere per almeno un anno. L’obiettivo di dare una vittoria all’esercito e quindi alla scelta politica della guerra da parte di Putin nei confronti della sua opinione pubblica e del proprio elettorato resta l’obiettivo da perseguire".

"Siamo passati a obiettivi secondari - prosegue Bertolotti - che saranno fondamentali per la Russia per presentarsi come vincitrice della guerra. Di fatto lo è, ma un costo elevatissimo e insostenibile per il lungo periodo. La Russia può immettere nel campo di battaglia unità militari per almeno un altro anno. In una guerra di logoramento e attrito, nelle condizioni attuali, vince senz’altro la Russia, perché ha un numero superiore di armi, equipaggiamento e uomini, da riversare sul fronte, mentre l’Ucraina ne ha molti di meno. La qualità stessa dei militari ucraini è diminuita, dato che nella prima fase della guerra sono morti soprattutto i soldati scelti, anche se rimane una riserva d’elite a difesa di un attacco potenziale di Kiev, che potrebbe tornare a essere obiettivo della Russia, nel momento in cui dovesse cedere la resistenza a Kherson, dando alla Russia una spinta motivazionale per andare oltre".

Commentando anche le recenti 'epurazioni' di Zelensky fra i vertici governativi e statali, l'analista fa notare quanto "l’apparato governativo ucraino è debole e incapace di interfacciarsi con le istituzioni solide dello Stato, come l’intelligence, il ministro dell’Interno, della Difesa, della Giustizia e della Comunicazione, tutti ambiti nei quali Zelensky è andato a operare decapitando spesso i vertici a procedendo a sostituzioni anche repentine e nel corso del tempo multiple. Tutto questo è prova di debolezze e fragilità, anche perché una guerra di questo tipo non è sostenuta da tutta l’Ucraina. Ad esempio, la parte russofona del Paese si divide fra chi sostiene le ragioni di Kiev e chi guarda con favore all’intervento russo. Dobbiamo però prendere in considerazione anche la componente ucraina che ha sempre visto con interesse la Russia".

"Di fatto, anche storicamente, l’Ucraina è una piccola Russia, che nel modo di pensare e di organizzare lo Stato ragiona esattamente come la Russia ha sempre fatto negli ultimi 70 anni, imponendo un modo di percepire lo Stato come imposizione per la cittadinanza. Sulle decisioni del presidente ucraino, inoltre, non vanno messe in secondo piano le influenze che hanno le oligarchie, con il loro interessi e vantaggi economici. Ci sono aree dell’Ucraina - conclude Bertolotti - che sono controllate da gruppi di potere sempre più influenti e che adesso sono aumentati con il commercio preoccupante delle armi, su cui sarà chiamata a intervenire la comunità internazionale".

(di Cristiano Camera)

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli