Bibbiano, legali sindaco: "Violenta campagna mediatica, ora chiarezza"

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di Silvia Mancinelli  

"La Cassazione ha annullato (senza rinvio) l'ordinanza impugnata nonché l'ordinanza applicativa della misura cautelare attualmente in esecuzione, e per l'effetto ha revocato la misura cautelare dell'obbligo di dimora. Pur dovendo attendere, doverosamente, le motivazioni della decisione, sembra desumersi che la Corte abbia ritenuto che le condotte contestate a Carletti, le modalità che le hanno caratterizzate, il suo contegno e più in generale le circostanze di questa vicenda, non giustificano alcuna misura cautelare". Così, in una nota, i legali del sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, avvocati Giovanni Tarquini e Vittorio Manes, dopo la revoca dell'obbligo di dimora al primo cittadino Pd. 

"Non si è entrati nel merito delle contestazioni, ma dopo una campagna mediatica straordinariamente violenta e deformante sul 'caso Bibbiano', o persino sul 'sistema Bibbiano' - proseguono - sembra cominciare a chiarirsi che in questa vicenda - ancora tutta da verificare - i reati e le condotte contestate sono molto diversi fra loro, anche e soprattutto per ordine di gravità, e nulla hanno a che vedere le presunte irregolarità amministrative che - in tesi di accusa - si contestano al sindaco Carletti rispetto alle 'forzature' o ai presunti 'abusi' nell'effettuazione delle diagnosi e nello svolgimento dell'attività terapeutica contestati a chi ha svolto quel servizio: fatti questi ultimi indubbiamente molto gravi, se venissero dimostrati e provati in giudizio, ma radicalmente diversi e distanti dalle presunte irregolarità amministrative nell'affidamento del servizio, e, si ripete, ancora tutti da verificare - tanto i primi quanto i secondi - nella pertinente sede processuale". 

E ancora: "Avere mescolato tutto in un unico contesto è il frutto non solo di una evidente strumentalizzazione, ma anche di una semplificazione fuorviante, che spesso caratterizza i processi ad alto impatto mediatico - insistono gli avvocati Tarquini e Manes - tutto viene appiattito su uno sfondo indistinto, si annulla ogni distinzione tra protagonisti, comprimari, comparse e semplici spettatori, in un unico giudizio di disvalore che deforma i fatti e sacrifica non solo la presunzione di innocenza, ma anche il principio di personalità della responsabilità penale. Le prime decisioni dei giudici, ed ora anche questa della Cassazione, stanno cominciando a fare luce sui diversi dettagli della vicenda, e confidiamo che la verifica processuale possa chiarire sempre più le profonde diversità di ruoli e responsabilità".