Bibbiano, per 26 persone chiuse le indagini sui presunti affidi illeciti: 108 i capi d'imputazione

Giacomo Galanti
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Sonoalcune contestazioni che emergono dall'inchiesta Angeli e Demoni sulla retedei servizi sociali della Val D'Enza, nel Reggiano (Photo: HuffPost Italia)
Sonoalcune contestazioni che emergono dall'inchiesta Angeli e Demoni sulla retedei servizi sociali della Val D'Enza, nel Reggiano (Photo: HuffPost Italia)

I carabinieri di Reggio Emilia hanno notificato a 26 persone l’avviso di fine indagine dell’inchiesta “Angeli e Demoni” sui presunti affidi illeciti nella Val d’Enza e che a maggio vide scattare misure cautelari.

I capi di imputazione contestati dalla Procura reggiana nell’atto che di solito prelude a una richiesta di rinvio a giudizio sono 108. Tra gli indagati è rimasto anche il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti.

Intanto, proprio sul sindaco di Bibbiano, sono arrivate le motivazioni della Cassazione che il 3 dicembre ha annullato senza rinvio la misura cautelare a suo carico. Secondo la suprema corte non c’erano gli elementi per imporre
la misura coercitiva dell’obbligo di dimora nei confronti di Carletti. I supremi giudici rilevano “l’inesistenza di concreti comportamenti”, ammessa anche dai giudici di merito, di inquinamento probatorio e la mancanza di “elementi concreti” di reiterazione dei reati.

Sul rischio di inquinamento probatorio, gli ‘ermellini’ sottolineano che l’ordinanza del riesame di Bologna - che il 20 settembre ha revocato i domiciliari a Carletti imponendo però l’obbligo di dimora - non si è basata su “una prognosi incentrata sul probabile accadimento di una situazione di paventata compromissione delle esigenze di giustizia”.

Anzi, il riesame - prosegue il verdetto - “pur ammettendo l’inesistenza di concreti comportamenti posti in essere dall’indagato, ne ha contraddittoriamente ravvisato una possibile influenza sulle persone a lui vicine nell’ambito politico amministrativo per poi inferirne, astrattamente e in assenza di specifici elementi di collegamento storico-fattuale con la fase procedimentale in atto, il pericolo di possibili ripercussioni sulle indagini”. Tutto “senza spiegare se vi siano, e come in concreto risultino declinabili, le ragioni dell’ipotizzata interferenza con il regolare svolgimento di attività investigative ormai da tempo avviate”. Di “natura meramente congetturale” anche il rischio di reiterazione.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.