Biden è arrivato a Roma a mani vuote. Negli Usa è slittato il voto sul piano infrastrutture e clima

·3 minuto per la lettura

AGI - Joe Biden aveva rinviato la partenza per l'Europa nella speranza di portare a casa l'approvazione del piano infrastrutture e Welfare-clima. Quando è arrivato a Roma nella notte di giovedì, però, il presidente degli Stati Uniti ha avuto la certezza che si sarebbe presentato a mani vuote al vertice di Glasgow, soprattutto senza le annunciate misure sul clima. Intanto il tempo passa.

Il piano infrastrutture è quello più vicino ad arrivare al traguardo: per diventare legge ha bisogno del via libera della Camera, a maggioranza democratica.

Dentro sono previsti investimenti per sviluppare la transizione all'energia verde, e combattere le emissioni di carbonio. Lo stanziamento è di 555 miliardi. Biden voleva arrivare a Glasgow con il via libera del Congresso, ma dopo l'ennesimo ritardo, registrato nella seduta della Camera di giovedì sera, l'ufficio di maggioranza ha informato i media che la votazione al piano infrastrutture slitterà all'inizio della prossima settimana, senza indicare il giorno esatto. Potrebbe essere lunedì, ma non ci sono conferme.

Biden è atteso di ritorno a Washington per mercoledì. Un'approvazione bipartisan è la speranza della Casa Bianca, ma giovedì la Speaker della Camera Nancy Pelosi ha simbolicamente dribblato la domanda dei giornalisti riguardo questa possibilità. Non imponendo l'approvazione del piano, come sperava Biden, Pelosi ha mostrato segni di debolezza. Arrivata, forse, alla sua ultima stagione politica, la Speaker non sembra controllare tutto il partito.

All'ultimo incontro con i rappresentanti democratici, Pelosi aveva chiesto di "non mettere in imbarazzo" il presidente, mandandolo in Europa a mani vuote. Non è stata ascoltata.

La sensazione è che la strada sia in salita anche lì. Il problema è che il piano infrastrutture è legato all'approvazione di quello su Welfare e clima, sul quale non c'è ancora l'okay definitivo, nonostante sia stato fatto a pezzi, rispetto al progetto iniziale, e dimezzato rispetto ai 3500 miliardi immaginati da Biden.

Il piano rivisto e corretto è molto lontano da quello che, nelle intenzioni del presidente, avrebbe dovuto inaugurare la nuova stagione dell'America 'green', leader del mondo nella sfida alle emissioni zero entro il 2050.

I due senatori centristi, Joe Manchin e Kyrsten Sinema, continuano a restare vaghi sulla possibile approvazione del piano. E senza il loro voto al Senato, bloccato da un 50-50, il piano da 1750 miliardi non ha possibilità di successo.

Tra i democratici serpeggia sfiducia e pessimismo. Nessuno si fida dei due centristi. Con tutti i compromessi accettati, Biden sperava di poter mettere la firma anche a quel piano prima di partire per l'Europa. "Ho bisogno di quel voto - aveva detto ai democratici, in settimana, durante l'ultimo incontro alla Casa Bianca - votate, votate, votate". Non è stato accontentato. E, al momento, non sa quando succederà.

Fonti presidenziali dicono che i due piani verranno approvati la prossima settimana. In ogni caso, oltre la tabella di marcia ideale. Mentre domenica, a Glasgow, arriveranno i primi leader del mondo per discutere della lotta al cambiamento climatico. 

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli