Biden alla prova del Midterm, inflazione alleata dei repubblicani

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New York, 7 nov. (askanews) - Inflazione ai massimi da 40 anni, una recessione tecnica vissuta nel primo semestre dell'anno, il crollo a Wall Street, la guerra della Russia in Ucraina, la battaglia sul petrolio, la costante minaccia cinese. In questo scenario, il presidente Joe Biden affronterà domani le elezioni di metà mandato, che decideranno la prossima composizione della Camera (rinnovo totale, mandato di 2 anni per 435 deputati) e del Senato (rinnovo di circa un terzo, mandato di 6 anni per 35 senatori) degli Stati Uniti d'America. Elezioni su cui partiti, attivisti, gruppi d'influenza e miliardari hanno investito 16,7 miliardi di dollari secondo i dati assemblati da OpenSecrets, rendendole le Midterm più 'costose' di sempre.

"Datemi due senatori democratici in più", chiedeva Biden solo poco più di un mese fa. Con i sondaggi favorevoli, l'obiettivo del presidente era quello di avere davvero una maggioranza in Senato per governare, facendo a meno dei 'ribelli' Joe Manchin e Kyrsten Sinema per approvare con la sola maggioranza semplice - grazie alla sospensione dell'ostruzionismo in Aula - riforme a cui tiene il campo democratico, come quella per proteggere il diritto all'aborto messo in pericolo da una sentenza della Corte Suprema. Ma le cose, nelle ultime settimane, sono cambiate in peggio per i democratici.

In cima alle preoccupazioni degli statunitensi - e non sorprende - ci sono il costo della vita e la recessione, con la battaglia per la difesa dell'aborto in testa alle priorità solo per il 7% degli intervistati, come rileva un sondaggio Reuters. Al momento ci sono 50 democratici e 50 repubblicani, con la vicepresidente Kamala Harris che presiede il Senato, ma non ne è membro e non ha diritto di voto, tranne che in caso di parità. Ora, le possibilità per i democratici di mantenere questa esile maggioranza in Senato sono del 46%, secondo le proiezioni del sito Five Thirty Eight, tra le più accurate e seguite dagli addetti ai lavori. Le possibilità di mantenere la maggioranza democratica alla Camera, invece, arrivano solo del 18%. L'ipotesi peggiore, per il presidente, è quella con più possibilità di diventare realtà.

Ma cosa comporterebbe, in pratica, una vittoria dei repubblicani alla Camera? Per esempio, diventerebbe impossibile per Biden approvare un maxipiano di spesa, che potrebbe essere bloccato con la sola maggioranza semplice. Una sconfitta dei democratici anche in Senato toglierebbe a Biden la possibilità di nomina dei giudici, oltre a bloccare completamente l'agenda politica dell'attuale amministrazione. Inoltre, i repubblicani potrebbero cercare di cancellare le leggi approvate nei primi due anni di Biden e di apportare pesanti tagli alla spesa e ai programmi federali di assistenza sanitaria e sociale. Al presidente rimarrebbe il potere di veto, che può essere superato con una maggioranza dei due terzi in entrambe le Camere.

Le midterm sono di solito un voto sull'operato dell'amministrazione e, storicamente, sono elezioni complicate per il presidente in carica (Biden sarebbe il primo democratico a guadagnare seggi in Senato da John F. Kennedy). Il presidente in carica, dopo aver tentato di guadagnare consensi pubblicizzando risultati e riforme di questi due anni, ha spostato l'attenzione negli ultimi giorni sul presunto pericolo per la democrazia in caso di vittoria dei repubblicani. La deriva 'trumpiana' del partito è evidente in molte candidature e per questo rigettata anche da note figure conservatrici, come la deputata a fine mandato Liz Cheney - figlia del 'falco' Dick, il vice di George W. Bush - che invita a votare per i democratici. Intanto, l'ex presidente Donald Trump ha detto che è "molto, molto, molto probabile" una sua candidatura alle presidenziali del 2024. Secondo il sito Axios, l'annuncio potrebbe essere dato già il 14 novembre.

Per il Senato, sono in gioco 21 seggi occupati al momento dai repubblicani e 14 seggi in mano ai democratici. La maggioranza in Aula sarà probabilmente decisa da tre Stati: Pennsylvania, Nevada e Georgia. E certamente la sfida delle sfide è nel primo di questi tre e vede in campo il vicegovernatore democratico John Fetterman, reduce da un ictus, e il dottor Mehmet Oz, candidato del partito repubblicano e 'invenzione' televisiva di Oprah Winfrey, che lo ha battezzato 'il dottore d'America'. L'importanza della Pennsylvania ha portato lo scorso fine settimana tre presidenti statunitensi in Pennsylvania: Trump a Latrobe, Barack Obama insieme a Biden a Philadelphia.

Alla Camera, i sondaggi e i precedenti sono contro Biden. L'attuale maggioranza democratica è di otto seggi; dalla fine della Seconda guerra mondiale, il partito del presidente ha perso in media 26 seggi alle elezioni di metà mandato. Detto del 18% di possibilità di vittoria secondo Five Thirty Eight, i democratici non avrebbero speranze nemmeno ottenendo i 34 seggi considerati in bilico dal sito Real Clear Politics, secondo cui i repubblicani sono già sicuri di 227 seggi (la maggioranza si ottiene con 218).

Quando conosceremo i risultati? Nel 2020, a causa dei ritardi in molti Stati e di alcuni risultati in bilico, ci vollero quattro giorni per proclamare la vittoria di Biden. Non dovremo probabilmente attendere così tanto, ma è possibile che gli Stati Uniti si sveglieranno, mercoledì, senza un risultato definitivo per il Senato.

Nota finale: si eleggono anche 36 governatori su 50. Al momento, i repubblicani hanno 28 governatori e sono in maggioranza dalle elezioni del 2010. Diversi Stati potrebbero scegliere di cambiare (al momento, 16 sono in mano ai democratici, 20 ai repubblicani), come Massachusetts e Maryland (passando ai democratici) e Nevada, Wisconsin e Oregon (repubblicani). Un nome da tenere a mente: Kari Lake, ex conduttrice televisiva di simpatie liberal e convinta 'obamiana', candidata alla carica di governatore dell'Arizona con i repubblicani, sostenuta da Trump (+1,6 punti percentuali nella previsione di Five Thirty Eight contro la democratica Katie Hobbs). (di Patrizio Cairoli)