Biden chiede a Nordcorea di restituire rapiti giapponesi

Image from askanews web site
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Roma, 24 mag. (askanews) - Il presidente degli Stati uniti Joe Biden ha chiesto alla Corea del Nord a restituire 12 cittadini giapponesi che sono stati rapiti dalle spie del regime du Pyongyang negli anni '70 e '80 del secolo scorso.

Biden ha incontrato ieri i familiari delle 12 persone che si ritengono essere ancora nelle mani dei nordcoreani, impossibilitante a rientrare, in alcuni casi da quasi mezzo secolo, in Giappone.

"Ieri ho incontrato le famiglie dei cittadini giapponesi rapiti dalla Corea del Nord diversi decenni fa", ha twittato il presidente americano. "Le loro storie sono strazianti - ha continuato - e faccio appello alla Corea del Nord affinché corregga questo storico errore e dia pienamente conto dei 12 cittadini giapponesi che restano scomparsi".

La vicenda, poco conosciuta all'estero, è particolarmente sentita in Giappone. Negli anni '70-'80 il regime di Kim Il Sung, che allora aveva come reale detentore del potere il figlio Kim Jong Il (padre dell'attuale leader Kim Jong Un), effettuò una serie di rapimenti di cittadini giapponesi e di altre nazionalità in Giappone e all'estero, compresa l'Europa.

Nel 2001 in uno storico viaggio a Pyongyang l'allora primo ministro giapponese Junichiro Koizumi riuscì a ottenere l'ammissione da parte di Kim Jong Il dei rapimenti. Tuttavia, il bilancio fornito dal leader nordcoreano dell'epoca mancava di alcuni nomi e bollava come morti la gran parte dei rapiti, tra i quali il caso più famoso era quello di Megumi Yokota, catturata dalle spie nordcoreane all'età di 13 anni nel 1978, mentre tornava a casa da scuola.

Negli anni seguenti Koizumi riuscì a ottenere un rocambolesco rientro in Giappone di 5 rapiti, raggiunti in seguito dalle famiglie che si erano creati in Corea del Nord. Ma all'appello mancano ancora 12 persone, tra cui Yokota, che Pyongyang insiste nel dichiarare morte, nonostante non abbia mai fornito prove che supportassero questa affermazione.

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