Biden e Powell remano nella stessa direzione su politica fiscale e monetaria

di Howard Schneider
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di Howard Schneider

WASHINGTON (Reuters) - La scorsa settimana, a sei ore di distanza l'uno dall'altro, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, hanno avviato un percorso potenzialmente storico che unisce una massiccia spesa pubblica a una politica monetaria ultra-accomondante, nello sforzo volto non solo a salvare l'economia dalla recessione, ma anche a ristabilirne la traiettoria.

La motivazione di Powell è spingere il più avanti possibile i limiti di un rimbalzo del mercato del lavoro, obiettivo che supera quanto fatto finora dalla banca centrale e che è stato ribadito lo scorso mercoledì in un discorso molto empatico che prometteva di far tornare al lavoro i cittadini statunitensi.

Per Biden la questione riguarda la possibilità di far sostenere gli investimenti pubblici al Tesoro con una modalità che non veniva impiegata dagli anni '60 e obiettivi altrettanto ambiziosi.

Rivolgendosi al Congresso mercoledì sera, Biden ha affermato di voler colmare quelle che ritiene siano le mancanze della rete di sicurezza sociale, smussando le estremità del più ampio mercato del lavoro per permettere ai cittadini di risultare più facilmente idonei e ottenere un impiego in maniera più semplice, e incrementando inoltre la produttività nel lungo periodo con infrastrutture aggiornate.

Si possono riportare degli esempi vicini. Negli anni '70, la Fed, guidata allora da Arthur Burns, aveva previsto uno scenario in cui i tassi di interesse erano troppo bassi per spingere l'inflazione mentre aumentavano anche i deficit federali e la spesa, situazione che Burns permise dietro pressioni dell'allora presidente Richard Nixon e che portò a una ripresa della pressione sui prezzi.

Ma non c'è un parallelismo esatto che ricordi il sincrono dell'approccio fiscale di Biden e della politica monetaria di Powell. Nemmeno Burns, che alla fine ha aumentato i tassi di interesse, o Nixon, che ha vinto le elezioni per il secondo mandato nel 1972 prima di rassegnare le dimissioni due anni dopo, avevano in mente il genere di trasformazione economica su cui l'attuale presidente e il numero uno della Fed si sono lanciati da direzioni diverse.

"Si ritiene che per diversi decenni la politica fiscale e quella monetaria siano state troppo restrittive" e che ciò abbia portato in media a una crescita inferiore e a una maggiore disoccupazione, secondo Jason Furman, presidente del Consiglio dei Consulenti Economici della Casa Bianca durante l'amministrazione Obama e attuale professore della Kennedy School of Government dell'Università di Harvard.

"Il pendolo si è spostato fin troppo nella direzione opposta".

Secondo Furman, Biden e Powell sono spronati da una "serie di visioni analoghe riguardo agli ultimi decenni e interpretazioni simili dei dati".

(Tradotto in redazione a Danzica da Michela Piersimoni, in redazione a Milano Gianluca Semeraro, michela.piersimoni@thomsonreuters.com, +48 587696616)