Biden a Messa,il sacerdote di san Patrck: “naturale dargli l’ostia”

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Image from askanews web site
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Roma, 30 ott. (askanews) - "Sono stato avvisato solo un paio di ore prima della celebrazione. Per san Patrick e per me è stato un onore. Ho ringraziato il presidente e la First Lady. Erano di corsa, fra un impegno e l'altro. Non c'è stato tempo neppure di scattare una foto...". A parlare al termine della Messa celebrata al cospetto del presidente degli Stati Uniti e della first lady americana, Joe e Jill Biden, è padre Steven Petroff della congregazione di san Paolo, da due anni in servizio alla Chiesa di san Patrick a Roma, a cui fanno riferimento i cattolici americani della capitale. E' la Chiesa frequentata a Roma anche da tutti gli ospiti illustri della vicinissima ambasciata Usa a Roma . Ma padre Steven non aveva mai finora celebrato alla presenza di autorità americane come accaduto a suoi predecessori. Nessuno però aveva mai avuto fra i banchi presidente e first lady in persona.

Il racconto della Messa di Biden da parte di padre Steven si sofferma a lungo sulla tanto attesa Comunione del presidente. Il sacerdote americanissimo che parla solo in inglese, assicura che non è stato affatto per lui un problema dare l'ostia consacrata al Presidente Biden, a dispetto della linea ortodossa della Conferenza episcopale americana espressasi contro. "Non sono stato lì a pensarci sopra troppo. E' stato un gesto per me naturale dare la Comunione al Presidente che si è avvicinato per riceverla come suggerito anche dal Papa", sottolinea padre Steven. E "io sposo in toto la linea di Papa Francesco: la Comunione è una medicina e come tale è per sua natura disposizione di tutti. Se ci si è predisposti con l'intenzione e lo spirito giusti non può essere impedita a nessuno".

Jill Biden invece la Comunione questa sera a Messa non la ha fatta. "Che significa? Possono esserci migliaia di ragioni. Sono questioni e valutazioni individuali e personalissme ", taglia corto padre Steven, congedandosi a fine celebrazione dalle due croniste.

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