Bielorussia, sanzioni Ue contro Lukashenko e 14 funzionari

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Bruxelles, 6 nov. (askanews) - Il Consiglio Ue ha aggiornato oggi la lista delle persone colpite da sanzioni per la violenta repressione e intimidazione di manifestanti pacifici, membri dell'opposizione e giornalisti dopo la elezioni presidenziali del 9 agosto 2020 in Bielorussia, aggiungendo 15 nuovi nomi, fra cui lo stesso presidente Alexsandr Lukashenko e suo figlio e consigliere per la Sicurezza nazionale Viktor Lukashenko. Le altre persone sanzionate sono funzionari dell'amministrazione bielorussa, individuati come responsabili della repressione. Le misure restrittive ora si applicano a un totale di 59 persone. Le sanzioni includono il divieto di viaggiare nell'Ue e il congelamento dei beni delle persone o entità interessate. Inoltre, ai cittadini e alle società dell'Ue è vietato mettere a disposizione fondi per chi è colpito dalle sanzioni. La decisione odierna fa seguito alle conclusioni adottate dal Consiglio il 12 ottobre 2020 sulla risposta dell'Ue agli sviluppi in Bielorussia, in cui era stata fermamente condannata la violenza impiegata dalle autorità bielorusse contro manifestanti pacifici ed era stato annunciato che l'Unione è pronta ad adottare ulteriori misure restrittive contro entità e funzionari di alto rango, incluso Aleksandr Lukashenko. L'Ue non ha mai riconosciuto il risultato delle elezioni-farsa dell'agosto scorso, e considera illegittimo il presidente Lukashenko. Il 24 settembre scorso, l'Alto Rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune Josep Borrell ha rilasciato una dichiarazione a nome dell'Ue, affermando che la cosiddetta "inaugurazione" e il nuovo mandato rivendicato da Aleksandr Lukashenko erano privi di legittimità democratica, e ha chiesto alle autorità bielorusse di astenersi immediatamente da qualsiasi ulteriore repressione e violenza diretta contro il popolo bielorusso, liberando immediatamente e senza condizioni i prigionieri politici e tutte le persone imprigionate a seguito delle manifestazioni.