Biennale Architettura, Melis: lo statu quo non è un’opzione

Red
·2 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Milano, 23 apr. (askanews) - "Dobbiamo lavorare nella complessità, senza semplificare. La diversità è anima della resilienza. Più creatività, meno creazionismo e meno determinismo, perché lo statu quo non è un'opzione". Lo ha detto Alessandro Melis, curatore del Padiglione Italia alla 17esima Biennale di Architettura di Venezia nel corso della conferenza stampa digitale di presentazione del progetto "Comunità resilienti", commissionato dalla direzione Creatività contemporanea del ministero della Cultura.

"La Biennale Architettura - ha aggiunto Melis - sta lanciando un segnale fortissimo, è attesa come l'evento più importante dell'anno per tutto il mondo della cultura. E se parliamo di possibilità, quest'anno ho la sensazione che la Biennale sia andata oltre l'impossibile".

Il progetto guarda alla diversità, alla valorizzazione e allo studio delle soluzioni alternative, con un atteggiamento che guarda alla biologia e, nel solco indicato dal presidente della Biennale Roberto Cicutto, alla contaminazione tra le diverse arti. "L'idea che tutte le discipline artistiche siano separate - ha aggiunto Melis - è una reificazione umana, per citare Steven J. Gould. Non vogliano dire cos'è l'architettura, ma vorremmo essere un sismografo per registrare le vibrazioni che ci sono. Vogliamo indagare le marginalizzazioni, perché spesso è lì che si trovano le risoluzioni dei problemi, come esplorazione della resilienza umana attraverso la creatività. Un viaggio nel cuore di tenebra delle nostre paure, che però ci porti a superarle".

Il progetto di Melis guarderà anche al non umano, altra sfida epocale, accento a quella sanitaria e a quella ambientale, che il curatore ha espressamente scelto di affrontare con atteggiamento Cyberpunk, guardando, non a caso, all'immaginario fantascientifico cinematografico. "La condizione postumana di Rachel, replicante di Blade Runner al cinema - ha concluso l'architetto - è la rappresentazione più forte della relazione complessa tra umano e non umano. Vogliamo che l'architettura, nel momento di crisi, apra le proprie porte per costruire idee, non solo progetti".