Biesse Group, Prati: “La pandemia ha modificato il nostro modo di gestire le fiere e gli eventi, da un limite sono nate nuove opportunità di comunicazione, anche nel BtoB”

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Intervista a Raphaël Pratit
Intervista a Raphaël Pratit

Azienda internazionale dedita alla progettazione, produzione e distribuzione di sistemi e macchine per la lavorazione di diversi materiali, quotata al segmento Star di Borsa Italiana, Biesse Group è uno degli espositori attualmente presenti a Vitrum, il Salone dedicato alle tecnologie del vetro in programma a Milano dal 5 all’8 ottobre 2021 che quest’anno ha deciso di puntare sul prodotto finito lavorato con le tecnologie dei principali costruttori italiani. Insieme a Raphaël Prati, Chief Marketing & Communications Officer di Biesse Group, abbiamo discusso della politica comunicativa e dei punti di forza dell’impresa.

Intervista a Raphaël Prati

Come è cambiata la strategia di comunicazione dell’azienda durante la pandemia e che modifiche ha subito il vostro modo di fare eventi?

Sin dalla primavera del 2020 ci siamo impegnati a portare la tecnologia a casa delle persone, che a causa delle restrizioni erano impossibilitate a spostarsi, sfruttando gli strumenti tecnologici dell’azienda e proponendo inizialmente dei webinar. Si è trattato di eventi non solo focalizzati sulla spiegazione della prestazione ma anche sul racconto di un contesto più ampio e di argomenti trasversali che dessero un valore aggiunto agli ascoltatori. Abbiamo infatti cercato di concentrarci anche su aspetti culturali in modo da risultare meno autoreferenziali, per esempio parlando alle aziende di sostenibilità per far capire loro che poteva essere una leva di business. La realizzazione di nuovi canali di comunicazione con i principali Stakeholder è stata estremamente apprezzata sia dalla rete distributiva che dai nostri clienti perché siamo stati primi, tra i loro vari fornitori, a mostrare un’attenzione per tutti coloro che non potevano spostarsi e quindi aggiornarsi.

Nell’autunno del 2020 abbiamo invece organizzato un evento fisico che abbiamo trasmesso attraverso i canali digitali. Non ci siamo dunque limitati a raccontare qualcosa ma abbiamo creato una situazione reale (sia con tavole rotonde che con demo one to one) condivisa attraverso la rete in modo da raggiungere un pubblico molto vasto. Abbiamo anche sviluppato appositamente una piattaforma con cui gli utenti hanno potuto usufruire dei vari contenuti on demand.

L’azienda ha ottenuto importanti riconoscimenti tra cui il “Best Managed Companies” Award di Deloitte: quali sono i punti di forza che vi hanno permesso di raggiungere questi risultati?

Credo che una delle nostre peculiarità sia la ricerca e sviluppo dei nostri prodotti, cosa portata avanti sia migliorando internamente ciò che è già esistente e sia soprattutto cercando soluzioni innovative che non siano sviluppate dall’interno ma derivate dallo stimolo e dall’ascolto di soggetti esterni. Un altro fattore che ci caratterizza è poi l’aspetto internazionale e la nostra visione a 360 gradi sul mondo: l’85% del nostro fatturato viene da fuori dell’Italia, oltre il 42% dei nostri dipendenti si trova all’estero e abbiamo una presenza diretta nei principali mercati mondiali.

Riuscire a mantenere questa relazione commerciale con mondi diversi (recentemente abbiamo anche aperto sedi in Israele, Giappone e Brasile) è un asset che ci viene riconosciuto. Altri aspetti fondamentali sono legati all’approccio nell’attività di comunicazione out of the box rispetto ad aziende B2B come la nostra, cercando di considerare l’utente come qualcuno che possa entrare in contatto e fare delle esperienze anche con prodotti tecnologici come i nostri.

In occasione della Vision Milan Glass Week, Biesse Group ha organizzato una tavola rotonda incentrata sul vetro tra design e sostenibilità: quali sono stati gli argomenti trattati e come è possibile far convivere questi due aspetti?

“Visibile ma intangibile” è l’appuntamento della serie Make & Talk dedicato al vetro, una tavola rotonda che abbiamo organizzato nel contesto esclusivo della Vision Milan Glass Week centrata su design e sostenibilità, ambiti che stimolano i designer di oggi, che a loro volta si approcciano tra creatività e sperimentazione alla lavorazione del vetro per creare manufatti sempre più sofisticati che sfidano i limiti del materiale. Vogliamo evidenziare che la tecnologia non si sostituisce al saper fare delle aziende artigiane o dei designer ma può essere uno stimolo e facilitare la creazione di opere molto ambiziose. Poter parlare di design in un contesto come quello milanese con la collaborazione dei principali attori del settore è sicuramente per noi un grande prestigio.

Make & Talk
Make & Talk

Ascanio Zocchi, design manager di Glass Group e membro ADI, ci ha fatto capire che il concetto di design implica una ripetibilità che senza la tecnologia sarebbe difficile da ottenere, mentre la designer Federica Biasi, vincitrice del premio internazionale “Young Design Talent 2021” di Elle Deco, si è concentrata su questo ponte che collega l’innovazione tecnologica e la creatività. Per far convivere design, sostenibilità e rispetto per l’ambiente, ci vengono in primis incontro i materiali che lavoriamo, in questo caso il vetro che è uno di quelli più sostenibili, versatili e riciclabili all’infinito. Per noi la sostenibilità è un fattore di business importante, non solo a livello ambientale ma anche sociale ed economico-finanziario che ci permette di reagire in maniera molto positiva e costruttiva come successo durante la pandemia.

Dopo Vitrum, quali saranno i prossimi appuntamenti a cui prenderete parte? Come immaginate gli eventi post pandemia?

La prossima settimana parteciperemo al Salone del CSR e dell’Innovazione Sociale a Milano, organizzato da Rossella Sobrero e anche lì cercheremo di offrire la testimonianza di come le grandi aziende possano trasferire ai propri fornitori, spesso realtà più piccole, dei concetti che prima magari erano appannaggio solo dei grandi gruppi.

Pensando a come evolveranno gli eventi in futuro, credo sia importante mantenere questa complementarità tra presenza e remoto, partendo da qualcosa che avviene fisicamente e raccontandolo attraverso i canali digitali. L’elemento digitale, secondo me, dovrà infatti continuare ad essere presente per venire incontro a tutti quei fruitori che non possono spostarsi e che hanno così l’opportunità di partecipare e non solo assistere come spettatori.

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