Bike sharing, colonnine, wifi: a Milano l’hub della mobilità dolce (di S. Panzeri)

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MILAN, ITALY - SEPTEMBER 23: People ride bicycles on a pop-up bike lane on Corso Buenos Aires on September 23, 2020 in Milan, Italy. Since the end of lockdown Milan authorities have added a further 35 kilometers of pop-up bike lanes and cycle paths and encouraged cycling and riding e-scooters as a safer form of transport away from jam-packed buses or subway trains, in order to promote social distancing in response to COVID-19. (Photo by Emanuele Cremaschi/Getty Images) (Photo: Emanuele Cremaschi via Getty Images)
MILAN, ITALY - SEPTEMBER 23: People ride bicycles on a pop-up bike lane on Corso Buenos Aires on September 23, 2020 in Milan, Italy. Since the end of lockdown Milan authorities have added a further 35 kilometers of pop-up bike lanes and cycle paths and encouraged cycling and riding e-scooters as a safer form of transport away from jam-packed buses or subway trains, in order to promote social distancing in response to COVID-19. (Photo by Emanuele Cremaschi/Getty Images) (Photo: Emanuele Cremaschi via Getty Images)

(di Stefano Panzeri)

Debuttano a Milano le prime dieci Aree della mobilità. Si tratta di micro-hub per favorire la mobilità sostenibile incentivando l’uso del trasporto pubblico, dei mezzi in condivisione e dei veicoli elettrici. Li ha previsti il progetto europeo Sharing Cities finanziato da Horizon 2020 per realizzare quartieri “smart” a basse emissioni di carbonio.

Queste Aree sono vicine a fermate di autobus e metro e includono postazioni dei servizi di sharing in modo agevolare l’intermodalità degli spostamenti, ossia l’uso di più mezzi per compiere il tragitto desiderato. Anche trovare parcheggio è facile grazie ad alcune applicazioni, a sistemi di pagamento automatico e a sensori per rilevare i posti liberi.

Un modo per evitare agli automobilisti di impiegare in media 20-30 minuti per la ricerca della sosta, creando traffico ed emissioni inquinanti. Naturalmente nei parcheggi ci sono anche colonnine di ricarica per veicoli elettrici anche Fast (50 kW), cioè capaci di effettuare “rabbocchi” di energia in poche decine di minuti.

Un futuro da Sharing Cities

Il progetto di Milano è appena all’inizio e prevede sviluppi interessanti. Il primo obiettivo è potenziare la rete delle Aree della Mobilità, oggi concentrate in prevalenza nell’area sud-est, all’intera città aggiungendo altri 40 micro-hub. Un upgrade con una doppia finalità: rafforzare la mobilità sostenibile intermodale e rendere più capillare l’infrastruttura di ricarica che oggi conta 500 “prese”. Dunque nuovi hub di altri progetti e il regolamento che obbliga i benzinai sul territorio comunale a inserire “distributori” di energia elettrica nelle stazioni di servizio entro il 2023.

Un’altra delle novità attese è “alimentare le Aree di mobilità con energia da fonti rinnovabili e relativo accumulo energetico, immaginando un domani fatto anche di integrazione energetica di quartiere, nell’ottica delle Sharing Cities”, come anticipa Valerio Siniscalco, ceo di Nhp Esco, l’azienda che ha realizzato gli hub.

I servizi di mobilità degli hub

A puntare sugli hub della mobilità non è solo Milano, ma molte altre città che gli hanno inseriti nei Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile), come Bologna che prevede 30 Centri di mobilità nell’area metropolitana. L’intento è, come per il capoluogo lombardo, orientare cittadini, pendolari e turisti verso forme sostenibili di mobilità, come quelle a piedi, in bicicletta o con mezzi pubblici e condivisi, nonché con l’uso di veicoli a basso impatto ambientale, in particolare quelli a emissioni zero. Per queste le aree della mobilità sono collocate nei pressi di snodi del trasporto pubblico, come stazioni ferroviarie e fermate di metropolitane, o di linee di autobus e tram. Qui si trovano mezzi e servizi idonei per proseguire il viaggio, come i servizi di sharing di monopattini, biciclette, scooter e auto. Ma si possono aggiungere spazi dedicati per i taxi, il noleggio con conducente o quello tradizionale.

Inoltre chi arriva con mezzi propri può trovare parcheggi sicuri per bici, mezzi della micromobilità e veicoli elettrici attrezzati con colonnine per la ricarica. Altre opzioni possibili sono la presenza di ciclostazioni per le piccole riparazioni delle due ruote a pedali e le piattaforme di logistica per la distribuzione urbana delle merci con mezzi “eco”, come cargo bike o scooter elettrici.

Poli di informazione e di efficienza energetica

Le potenzialità degli hub sono molte e vanno oltre la mobilità. Sono l’ideale come punti informativi, sia per segnalare agli utenti le opportunità di spostamenti ecologici, sia per fornire suggerimenti su siti turistici, appuntamenti mondani o altre attrattive locali. Qui si possono collocare pure le isole digitali con connessioni wifi e prese per ricarica di smartphone e altri strumenti digitali. I lampioni possono essere “smart” e fornire una serie di servizi, come la video-sorveglianza, il rilevamento dei dati ambientali o il monitoraggio di traffico e parcheggio.

Le aree di sosta potrebbero diventare centrali elettriche grazie ai pannelli fotovoltaici sulle coperture delle aree di sosta collegate con sistemi di accumulo. Magari adottando la tecnologia V2G (Vehicle to grid). Una soluzione per consentire non solo il passaggio dell’energia dalla colonnina all’auto, ma pure viceversa in modo da potere prelevare “corrente” per soddisfare la domanda cittadina quando è alta e restituirla ai veicoli quando è bassa.

Gli hub nelle stazioni ferroviarie

Se le potenzialità sono molte, le possibili configurazioni degli hub sono diverse. A Cagliari, ad esempio, gli hub della mobilità sono adoperati per Playcar, il nuovo sharing di auto e bici a pedalata assistita (in futuro anche monopattini) concepito per integrare la rete di trasporto pubblico. Posizionate in prossimità delle fermate, le 7 aree (in futuro saranno più di 40) consentono di scegliere il mezzo preferito tramite un’unica app. Per contro, il progetto più esteso è quello della Rete Ferroviaria Italiana del Gruppo FS Italiane che prevede la realizzazione di hub della mobilità dolce e sostenibile in 620 delle oltre 2.200 stazioni gestite, quelle dove passa il 90% dei viaggiatori ferroviari.

Collocate in zone strategiche della città (più del del 20% degli italiani vive o lavora a soli 15 minuti di distanza a piedi), le stazioni sono già naturali punti di intermobilità per la presenza di fermate dei mezzi pubblici e di servizi di condivisione (oggi nel network RFI il car sharing è presente in 55 stazioni, lo scooter sharing in 28 e il bike sharing in 132). L’obiettivo è rendere ancora più semplice raggiungerle a piedi e con i servizi citati, ma soprattutto con accordi con le amministrazioni comunali per progetti specifici, come quello che coinvolge gli atenei. L’80% dei poli universitari, infatti, dista a meno di 3 chilometri da stazioni: possono essere facilmente collegati tramite una rete di piste ciclabili urbane da realizzare con i Comuni in abbinamento con stalli del bike sharing e parcheggi per bici.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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