Bilanco vaticano in tempi di pandemia: difesi i posti di lavoro

Red
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Città del Vaticano, 12 mar. (askanews) - Spending review e sburocratizzazione, attingere alle riserve e, se l'emergenze sanitaria dovesse prolungarsi, alienare - non è un tabù - qualche pezzo del patrimonio dell'Apsa, facendo comunque affidamento alla generosità dei fedeli in tutto il mondo: è lucido e al contempo tranquillo il 'ministro delle finanze' del Vaticano, padre Juan Antonio Guerrero, nell'illustrare il bilancio preventivo del 2021 della Santa Sede. Che su un punto non transige: la sforbiciata ai costi non ha toccato né salari né posti di lavoro, il papa ci tiene.

'Quest'anno le entrate sono diminuite', spiega il gesuita spagnolo a Vatican News. 'Se fossimo un'azienda o una ONG avremmo ridotto i servizi e ristrutturato il nostro personale. Se fossimo uno Stato come gli altri, avremmo aumentato il nostro debito e adottato misure fiscali. Nel nostro caso, se non arrivano le donazioni, oltre a risparmiare il più possibile, possiamo solo usare le riserve'.

Il Vaticano in effetti è uno Stato 'sui generis': non ha un gettito perché non ha imposte, tantomeno può attivare la leva della politica monetaria. Gli introiti sono essenzialmente di tre tipi: i ricavi dovuti al proprio patrimonio artistico e immobiliare (i biglietti dei Musei vaticani, gli affitti degli immobili di proprietà dell'Amminstrazione del Patrimonio della Sede Apostolica a Roma e in altre città europee); gli investimenti; e le donazioni: da semplici fedeli (l'Obolo di San Pietro), da benefattori, da ordini religiosi o da conferenze episcopali nazionali che hanno maggiori disponibilità (in particolare, Stati Uniti, Germania, Italia). Le uscite, invece, sono numerose: innanzitutto il personale e le pensioni; poi i costi delle varie attività apostoliche (dall'apparato comunicativo che diffonde la parola del papa in cinque continenti via radio, immagini, web, alle sedi delle nunziature apostoliche); non da ultimo, i diversi capitoli dell'attività caritatevole, dal sostegno alle chiese che si trovano in nazioni più povere alle svariate iniziative di 'redistribuzione' a favore di persone meno abbienti, direttamente o tramite organismi quali la Caritas, le parrocchie, le diocesi e le svariate fondazioni e associazioni.

Anche in Vaticano la pandemia ha imposto una consistente sforbiciata alle spese per far quadrare i conti, 'ma i risparmi sono stati fatti senza diminuire il servizio alla missione del Papa e difendendo salari e posti di lavoro dei dipendenti'. A rivendicarlo è padre Juan Antonio Guerrero, prefetto della Segreteria per l'Economia, che, presentando il budget preventivo del 2021, spiega che gli introiti previsti nelle casse vaticane diminuiranno quest'anno del 30%. 'Se questa situazione va avanti troppo a lungo non saremo in grado di contenere il deficit se non con il sostegno dei fedeli», sottolinea il gesuita spagnolo, che mette in preventivo anche che, esaurite le riserve dell'Obolo di San Pietro, «è molto probabile che nel 2022 si dovrà ricorrere in qualche misura al patrimonio dell'Apsa', l'ente che gestisce gli immobili della Santa Sede.

Lo scorso 19 febbraio papa Francesco ha approvato il bilancio del 2021 della Santa Sede: a causa della pandemia, e consolidando Obolo di San Pietro e altri fondi gestiti in passato dalla Segreteria di Stato, gli uffici vaticani hanno registrato un deficit di 49,7 milioni di euro, con entrate totali di euro 260.4 milioni (213 di entrate e 47,3 da obolo e fondi intitolati) ed uscite pari a euro 310.1 milioni. Nel 2019, ultimo anno «normale» prima della pandemia, le entrate erano state di 307 milioni di euro pari al 30% in più. I ricavi, spiegava una nota della Segreteria per l'Economia, sono diminuiti del 21% (48 milioni di euro) rispetto al 2019, a causa della riduzione di attività commerciali, servizi e attività immobiliari, come pure di donazioni e contributi.

Le spese complessive della Santa Sede - altro è il blancio del piccolo Stato della Città del Vaticano - previste per il 2021 sono 310 milioni di euro: 53,2 di asset management, 47,1 di servizio e amministrazione e la maggior quota, 209,8, per la 'missione apostolica', svolta da 48 entità in tutto, con tre dicasteri che assorbono la maggior parte delle risorse: il dicastero per le comunicazioni (43 milioni), le nunziature in giro per il mondo (41 milioni) e la congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli (25 milioni).

La soluzione più immediata per tamponare il crollo degli introiti dovuto alla pandemia è stato tagliare i cosi. La spending review, con spese operative ridotte del 14% (24 milioni di euro) rispetto al del 2019, ha toccato, già l'anno passato, altre voci del bilancio: 'Le misure adottate per il 2020 sono state: ridurre drasticamente i costi delle consulenze (per 1,5 milioni); annullare tutti gli eventi previsti per il 2020, incluse le Visite ad limina, le Assemblee Plenarie, le Conferenze, i Congressi e gli eventi similari (meno 1,3 milioni); limitare in modo radicale tutti i viaggi (meno 3 milioni); sospendere gli acquisti previsti per gli arredi (meno 0,9 milioni); bloccare e ripianificare i lavori non urgenti o rinviabili di ristrutturazione degli immobili (4,8 milioni), le nunziature...'.

Ma il personale, nonostante tutte le difficoltà, non è stato toccato: 'Circa il 50% del bilancio è costituito dalle spese per il personale, una spesa che è molto poco flessibile, e che cresce automaticamente con i bienni e con l'indice del costo della vita', spiega padre Guerrero al direttore editoriale vaticano Andrea Tornielli. 'Il costo per il personale è cresciuto del 2% rispetto al 2019. La protezione dei posti di lavoro e dei salari è stata sinora per noi una priorità. Papa Francesco insiste sul fatto che risparmiare denaro non deve significare licenziare i dipendenti, è molto sensibile alla situazione delle famiglie. Un momento di sfida finanziaria - puntualizza il 'ministro delle finanze' vaticano - non è un momento per arrendersi, per gettare la spugna, non è un momento per essere 'pragmatici', dimenticando i nostri valori. Ciò comporta che, almeno a breve termine, il 50% della spesa non sia flessibile. Inoltre, molti dicasteri svolgono la loro missione praticamente soltanto contando sulle risorse umane, le loro spese sono rappresentate per il 70, 80% dal costo del personale'.

I tecnici del papa hanno invece deciso di attingere alle riserve. Per la prima volta quest'anno il bilancio condolida anche i fondi dell'Obolo di San Pietro: con entrate di 47,3 milioni di euro ed erogazioni per 17 milioni. L'Obolo, spiega Guerrero, 'contribuisce alla missione del Santo Padre la quale, ovviamente, ha un costo. Questa non è una novità. La novità è che abbiamo avuto una serie di anni in cui le donazioni ricevute - compreso l'Obolo - non coprivano i costi di questa missione e, di conseguenza, le riserve dell'Obolo accumulate negli anni precedenti sono state consumate. Per esempio, nel 2019 il Fondo Obolo ha contribuito con 81 milioni alla missione complessiva del Santo Padre, mentre le entrate nette sono state di 53,8 milioni, cioè le riserve dell'Obolo sono diminuite di 27,2 milioni di euro. Nel 2020, a causa della diminuzione delle entrate, non solo di quelle dell'Obolo, possiamo stimare - il bilancio non è ancora chiuso - una riduzione delle riserve di più di 40 milioni. Ora possiamo aspettarci che lo stesso si ripeta anche nel 2021. Questo ricorso alle riserve dell'Obolo negli ultimi anni comporta che la liquidità del fondo dell'Obolo va esaurendosi e con la crisi attuale è molto probabile - afferma il prefetto dell'Economia - che nel 2022 si dovrà ricorrere in qualche misura al patrimonio dell'Apsa'.

Ad ogni modo, 'on dobbiamo essere allarmisti', afferma padre Guerrero. 'Le riserve ci sono per questo: possono e devono essere utilizzate in tempi di difficoltà economiche. Basta pensare a come si stanno indebitando molti Paesi a causa della pandemia. Il reddito generato dall'affitto di immobili, dalle attività economiche e dai servizi si riprenderà gradualmente quando la situazione economica sarà più stabile, i musei potranno aprire senza restrizioni e ci sarà di nuovo un afflusso normale di turisti'.

Inoltre, 'stiamo anche cercando di snellire i nostri processi interni per essere più efficienti, evitando la burocrazia inutile e la duplicazione di sistemi e attività, che ci permetteranno a medio termine di fare molto di più senza necessità di aumentare le spese'.

'Dobbiamo riconoscere - spiega infine padre Guerrero - che, data la situazione di pandemia, se questa si prolungasse molto, o come alcuni dicono, rimanesse con noi, le risorse non sarebbero sufficienti per la sostenibilità economica della Santa Sede a lungo termine. In questo caso si dovrebbe anche prevedere una riduzione delle spese e decidere in quali attività: dovremmo pensare di comunicare il messaggio della Chiesa e del Papa in meno lingue? Dovremmo forse ridurre la presenza pubblica della Chiesa e del Papa? Ridurre la presenza del messaggio evangelico e la capacità di mediazione della Chiesa nel contesto internazionale? Meno aiuti alle Chiese in difficoltà? Meno cura per l'eredità storica ricevuta? Ridurre l'attenzione all'unità e alla comunione attraverso la dottrina, la liturgia ecc.? Un'equazione difficile da risolvere. Ma credo che in ogni caso dobbiamo piuttosto fare di tutto per ottimizzare le spese, e contare sulla generosità del santo popolo di Dio'. In questo senso, bisogna 'migliorare la trasparenza affinché i fedeli sappiano cosa viene fatto con le loro donazioni. Se questa situazione va avanti troppo a lungo non saremo in grado di contenere il deficit se non con il sostegno dei fedeli'.

'Non sono poche le volte nella sua storia in cui la Chiesa, in vari Paesi, è arrivata ad avere un capitale quasi nullo, a seconda delle vicissitudini politiche', afferma padre Guerrero. 'L'esperienza mostra che una Chiesa senza riserve finanziarie continuerebbe, comunque, a svolgere la sua missione di evangelizzazione con la creatività che lo Spirito ha ispirato nelle occasioni storiche in cui ciò è accaduto. Speriamo comunque che questo non accada. Quello che dobbiamo evitare - precisa però il prefetto dell'Economia - è una decapitalizzazione dolosa o dovuta a una cattiva gestione'.