Bill Emmott: "BoJo è in balia del Parlamento, sul green pass può cambiare ancora idea"

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Bill Emmott, Boris Johnson (Photo: ANSA)
Bill Emmott, Boris Johnson (Photo: ANSA)

In Inghilterra il passaporto vaccinale – proposto solo per accedere a locali notturni e grandi eventi – è tramontato ancor prima di sorgere. In quella che i giornali inglesi definiscono l’ennesima inversione a U di Boris Johnson nella gestione della pandemia, il governo di Londra ha accantonato – per ora – l’idea di introdurre la certificazione, smentendo quanto annunciato solo poche settimane fa. Abbiamo chiesto a Bill Emmott, giornalista e scrittore britannico, di aiutarci a comprendere le ragioni di questo dietrofront: le differenze culturali ci sono – afferma l’ex direttore dell’Economist - ma a pesare sono soprattutto due aspetti squisitamente politici: la debolezza del governo di BoJo e il peso di posizioni libertarie all’interno del partito conservatore.

Che tipo di processo ha portato il governo di Londra a rimangiarsi il passaporto vaccinale?

“La prima parte del processo è sintetizzata nel migliore dei modi da Dominic Cummings, ex consigliere capo del primo ministro, che ha famosamente descritto Boris Johnson come un leader “fuori controllo”, paragonabile a un “carrello della spesa che sbatte da un lato all’altro tra le corsie” di un supermercato. Cummings aveva certamente l’intenzione di essere molto provocatorio, ma la sua descrizione riflette i continui cambiamenti di direzione che caratterizzano il modo di governare di BoJo. Dall’inizio della pandemia, Johnson e il suo governo hanno cambiato idea spesso, in modo radicale e a distanza di poche settimane. Ci hanno abituato a talmente tanti dietrofront che non mi stupirei se tra uno o due mesi cambiassero ancora idea, introducendo il passaporto vaccinale. Non scommetterei i miei soldi sul fatto che questo stop sia definitivo”.

Perché hanno cambiato idea?

“Credo che, pur avendo una maggioranza forte in Parlamento (più di 86 seggi), Johnson e il suo governo si sentano deboli all’interno del loro stesso partito conservatore. Parliamo di un partito con molte divisioni, soprattutto su questioni ideologiche. Ad esempio, non c’è accordo su che tipo di governo si vuole, se un governo ampiamente coinvolto in determinate aree della politica pubblica o del settore privato, oppure un governo piccolo, con un coinvolgimento minimo su questioni considerate private o personali. Non c’è accordo sulle tasse, né su cosa sia preferibile tra posizioni più libertarie e regole chiare. Questo produce una volatilità del processo decisionale. Sul passaporto vaccinale, il governo ha incontrato la ribellione o la reazione rumorosa da parte di alcuni membri conservatori del Parlamento; anziché andare allo scontro, ha preferito lasciar perdere, almeno per ora”.

Secondo il Guardian, parliamo di una quarantina di parlamentari, non proprio due o tre…

“E’ un numero importante, sì, ma non così tanto se hai una maggioranza di oltre 80 seggi. Diventa però un numero decisivo se ti senti debole. Johnson ha preferito non fronteggiare immediatamente i suoi oppositori, considerando che la misura potrà in ogni caso essere introdotta più avanti. Credo che a dissuadere il governo sia stata anche la complessità di doversi affidare ad aziende private per il rilascio dei passaporti vaccinali. La Scozia ha deciso diversamente – introdurrà il passaporto a partire dal primo ottobre – e non sappiamo cosa faranno il Galles e l’Irlanda del Nord. Ancora una volta, ci troviamo di fronte a una frammentazione che riflette la confusione del Regno Unito. Tutto dipenderà da come andrà la curva del contagio nei prossimi due mesi”.

Il National Health Service ha ammesso di temere il peggior inverno a memoria d’uomo.

“Le autorità sanitarie sono preoccupate anche per altre ragioni, dai ritardi accumulati nella diagnosi e trattamento di altre patologie, al ritorno dell’influenza. Il Covid continua a uccidere un migliaio di persone alla settimana in Gran Bretagna, malgrado l’alto tasso di vaccinazione. Soltanto ora, dopo lunghi tentennamenti, si è presa una decisione sulla vaccinazione dei bambini e degli adolescenti. In generale, c’è ancora molta incertezza su tutto ciò che riguarda il Covid: proprio per questo credo che lo stop al passaporto vaccinale debba essere visto come un fatto temporaneo e non permanente”.

In Italia la certificazione verde ha un’estensione molto più ampia rispetto a quella del (congelato?) passaporto vaccinale inglese, eppure da noi le istanze anti Green Pass sono state per lo più associate al movimento No Vax o comunque a posizioni politiche più estreme. Per la tradizione inglese la libertà personale prevale sull’interesse collettivo?

“In Gran Bretagna c’è una resistenza in più, data la nostra storia di non avere una carta d’identità. Ma abbiamo comunque bisogno di una patente per guidare un’automobile, di una carta di credito per fare acquisti, di un passaporto per viaggiare… Penso che ci sia una piccola differenza culturale, ma che non sia la parte più importante della spiegazione. Altrimenti non dovremmo neanche capacitarci dell’obbligo vaccinale che si prepara a introdurre Joe Biden negli USA. A opporsi con forza al passaporto vaccinale in GB sono stati soprattutto parlamentari e rappresentanti di categoria (industria della musica e dello spettacolo, ndr). Da parte della stragrande maggioranza dei cittadini britannici, non credo che la misura avrebbe incontrato grandi resistenze. Più che una questione culturale, ci vedo una grande questione politica”.

Torniamo alle giravolte di BoJo, giusto?

“Esatto. Penso che il punto centrale sia la natura di questo governo, la sua debolezza, e non una differenza storico-culturale tra i nostri paesi. Proviamo a immaginare un’Italia con Matteo Salvini come primo ministro: l’opposizione al Green Pass da parte di alcuni settori della Lega o di Fratelli d’Italia avrebbe pesato molto di più rispetto a quanto non abbia fatto sul governo Draghi”.

E il partito laburista? Qual è stato il suo ruolo in questo dietrofront?

“Il partito laburista ha assunto una posizione ambigua sul passaporto vaccinale. Ha criticato il modo in cui è stato strutturato, piuttosto che l’idea. Se fossero stati al governo, credo che lo avrebbero introdotto. Ma essendo all’opposizione, fa più gioco criticare una misura proposta e concepita dalla parte in carica”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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