Biloslavo (Giornale): "Io 'censurato' all'ateneo di Trento"

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"Sulla Libia si può dibattere con opinioni diverse senza nessun problema, quindi è allucinante questa censura violenta, con picchettaggi e striscioni. Io sono esterrefatto che nel 2019 ci siano ancora queste enclave un po' stile anni di piombo, stile anni Settanta". Così Fausto Biloslavo, giornalista di Il Giornale, commenta all'Adnkronos l'annullamento di un incontro a cui era stato invitato a partecipare da un gruppo di studenti dell'Università di Trento, alla facoltà di sociologia. Secondo il giornalista, che ha dedicato all'episodio un articolo sulla testata per cui lavora, la vicenda è da ricondurre a "un gruppo di facinorosi di estrema sinistra", che "è riuscito a impedire che prendessi la parola alla facoltà di sociologia".  

Biloslavo racconta di essere stato invitato da un gruppo studentesco "per parlare della Libia, perché ci sono stato mille volte, dalla caduta di Gheddafi in poi". Quindi, "all'ultimo minuto mentre stavo arrivando in treno dopo ore di viaggio", l'università "ha deciso di piegarsi alla violenta minoranza trovando un cavillo formale e vietando l'accesso all'Aula Kessler del Dipartimento di sociologia". Un funzionario ha comunicato al telefono che la conferenza era saltata, continua, che non è potuto entrare nella facoltà universitaria "perché giravano picchetti di balordi, giunti anche da fuori". Il giornalista scrive anche di uno "striscione appeso all'ingresso con lo slogan 'fuori i fascisti dall'università'", firmato dal Cur, Collettivo Universitario Refresh, e di un volantino "delirante" in cui lui è stato "tacciato come fascista". 

"È incredibile che non sia stato possibile tenere la conferenza, purtroppo a causa della pavidità dell'università - dichiara Fausto Biloslavo sempre all'Adnkronos - Il rettore per fortuna si è scusato, era mortificato e mi ha ri-invitato. Vorrei il prima possibile tornare a Trento, sempre ospite dell'università e degli studenti a parlare della Libia liberamente. Non è possibile che nel 2019 non ci sia la libertà di parola per un giornalista". 

"E' stato un episodio grave e spiacevole ma non c'è stata nessuna volontà da parte dell'ateneo" precisa all'Adnkronos Paolo Collini, rettore dell'Università di Trento. "L'ho sentito appena mi hanno informato della cosa e gli ho chiesto la disponibilità a riorganizzare l'incontro in un altro momento, appena possibile", dice il rettore. "Non siamo stati in grado di gestire la situazione come avrei voluto. Io non c'ero, ero all'estero ma se fossi stato presente forse sarei riuscito a fare in modo che le cose andassero diversamente", assicura Collini, ricordando che comunque l'evento "era organizzato dagli studenti, e sicuramente - ammette - c'è stata qualche superficialità nell'organizzazione". "Ci tengo ad affermare il principio della libertà di espressione che per l'università è una cosa importante e noi - conclude il rettore - la difendiamo sempre in questo modo, dando voce alle persone che ne hanno titolo e diritto".