Bimba morta sola in casa: la madre tornò a Milano, ma non si fermò dalla figlia

Bimba morta sola in casa: la madre tornò a Milano, ma non si fermò dalla figlia. Alessia Pifferi (Facebook)
Bimba morta sola in casa: la madre tornò a Milano, ma non si fermò dalla figlia. Alessia Pifferi (Facebook)

E' stato convalidato il fermo e la custodia in carcere per Alessia Pifferi, la 37enne accusata di aver lasciato morire di stenti Diana, la figlia di 16 mesi abbandonata per più di sei giorni nel loro appartamento di Milano.

La donna è stata fermata con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato dai futili motivi. La 37enne "ha anteposto la possibilità di mantenere una relazione con il compagno anche a costo dell’inflizione di enormi sofferenze, giunte sino” a causare la morte della figlia, si legge nell'ordinanza firmata dal gip.

Come ha confessato lei stessa, di fronte all’alternativa di accudire la figlia o di far funzionare la relazione con il compagno, la 37enne ha scelto la seconda mettendo in conto che la piccola sarebbe potuta morire.

"Io ci contavo sulla possibilità di avere un futuro con lui e infatti era proprio quello che in quei giorni stavo cercando di capire; è per questo che ho ritenuto cruciale non interrompere quei giorni in cui ero con lui anche quando ho avuto paura che la bambina potesse stare molto male o morire", ha raccontato la Pifferi al giudice.

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Per questo quando la donna è ripassata da Milano, dopo aver lasciato la figlia sola per quattro giorni, ha deciso di non fermarsi per controllare lo stato di salute della piccola Diana, rientrando solo altri due giorni dopo.

"Dopo una discussione – come si legge nel racconto della donna riportato da Rai News 24 – lui (il compagno, ndr) ha detto che mi avrebbe riaccompagnata a casa, poi però ho visto che mi prendeva la mano e che si dirigeva verso Leffe, lì ho capito che saremmo tornati a casa sua e non ho detto niente". La madre lasciò Diana il 14 luglio per andare dal compagno a Leffe, nella Bergamasca. Dopo una discussione, avvenuta il lunedì, secondo il racconto della donna, i due sarebbero passati da Milano, ma la Pifferi avrebbe taciuto la situazione al compagno.

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"Avevo paura che la bambina potesse morire - ha spiegato Pifferi - dall'altra però avevo anche paura sia della reazione, del giudizio negativo di mia sorella, sia della reazione del mio compagno". E infine: "A partire dalla domenica ho cominciato ad avere concretamente paura che la bambina morisse ma comunque mi auguravo che non succedesse".

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