Bimba paralizzata dopo intervento in ospedale: nessun risarcimento

fcz

Milano, 17 giu. (askanews) - "Non c'è stato nessun risarcimento. E, nonostante le nostre richieste, non è mai arrivato nessun segnale, nè dai vertici dell'ospedale nè dai medici". L'avvocato Mario Cecchetti denuncia così l'atteggiamento di chiusura dell'ospedale di San Donato Milanese nei confronti dei familiari della bambina rimasta paralizzata, sorda, quasi cieca e affetta da crisi epilettiche dopo essersi sottoposta a un intervento chiurugico nel polo ospedaliero della cittadina alle porte di Milano. I due medici che hanno effettuato l'intervento sono ora sotto processo a Milano per lesioni personali gravissime con l'aggravante di aver provocato alla piccola "una malattia certamente o quantomeno probabilmente insanabile". In altre parole, come emerge dal capo di imputazione, ora la bambina è in una condizione di "invalidità permanente rappresentata da diffusa ipotonia, mutismo, tetraplesi, moderato danno della visione ed epilessia".

Una vita distrutta, sempre secondo l'accusa formulata dalla Procura di Milano, da una terapia farmacologica scorretta. La vicenda risale all'ottobre 2017. La bimba, che all'epoca aveva appena 3 mesi di vita, doveva sottoporsi a un intervento chirurgico a causa di una malformazione cardiaca. Così i suoi genitori, dal loro paese di residenza, in Puglia, la portarono a Milano per farla operare all'ospedale San Donato, che fa parte dell'omonimo gruppo di sanità privata. "L'operazione - spiega l'avvocato Cecchetti che assiste la famiglia della piccola - è andata bene. I problemi si sono creati con le cure post operatorie". E' ancora una volta il capo di imputazione a fornire una dettagliata ricostruzione della vicenda: durante la notte successiva all'intervento, la bimba manifestò infatti una "sindrome da bassa portata cardiaca" ma i medici, "anzichè intervenire tempestivamente con farmaci vasodilatatori" la sottoposero a una terapia farmacologica ad alto dosaggio ed in infusione continua, causando in questo modo "un'ulteriore e grave diminuzione della portata cardiaca" che provocò danni neurologici permanenti alla piccola paziente.

"Abbiamo inviato alla direzione del San Donato una prima lettera nell'ottobre 2019 con una prima richiesta di risarcimento danni - spiega ancora l'avvocato Cecchetti - ma non c'è mai stata nessuna risposta nè da parte dell'azienda nè dai due medici ora a processo. Non ci hanno neppure fornito gli estremi della compagnia assicurativa a cui rivolgerci. Il problema oggi è curare la bambina che richiede assistenza continuativa per 24 ore al giorno e necessita di cure ad altissima specilizzazione. Ora se ne occupano padre e madre che, per prendersi cura della figlia, sono stati costretti a lasciare il lavoro".

Il legale della famiglia ha citato l'ospedale San Donato come responsabile civile. La decisione dei giudici della Quinta Sezione Penale del Tribunale di Milano è attesa per la prossima udienza, in calendario il 26 ottobre. Nel frattempo, il legale proverà ad avviare una trattativa con la direzione del polo ospedaliero nella speranza di raggiungere un accordo per un risarcimento economico in sede extragiudiziale. "Se non verrà trovata un'intesa - preannuncia l'avvocato Cecchetti - intenteremo una causa civile contro l'ospedale San Donato".