Bimbo ucciso a Napoli, il racconto shock: "L'ho lasciato cadere"

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Mariano Cannio (Facebook)
Mariano Cannio (Facebook)

"L'ho lasciato cadere", "ho avuto un capogiro", "poi sono andato a mangiare una pizza": sono alcuni dei passaggi del racconto del domestico Mariano Cannio, 38 anni, durante l'interrogatorio davanti al pubblico ministero, ricostruendo cosa è accaduto al piccolo Samuele, 4 anni, morto dopo essere precipitato in strada dal terzo piano di casa sua, a Napoli.

"Quando ho preso in braccio Samuele - racconta Cannio - mi trovavo dentro casa ed ero vicino al mobile cucina. Mentre ce l'avevo avevo in braccio gli ho parlato e lui mi ha detto che dopo sarebbe andato a giocare a calcio e io gli ho raccomandato di fare goal". "Dopo poco tempo - continua - sono uscito fuori al balcone, avendo sempre il piccolo in braccio, e appena uscito in prossimità della ringhiera ho avuto un capogiro".

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"Mi sono affacciato dal balcone mentre avevo il bambino in braccio perché - spiega - udivo delle voci provenire da sotto, a questo punto lasciavo cadere il bambino di sotto. L'ho fatto perché in quel momento ho avuto un capogiro. Dopo che ho fatto cadere Samuele non mi sono nemmeno affacciato perché ho avuto paura. Infatti mi sentivo in colpa per quello che era accaduto essendo consapevole di esserne la causa. Appena ho udito le urla provenire da sotto sono scappato e mi sono diretto nel vicino quartiere Sanità, dove ho mangiato una pizza. Infatti avevo una fame nervosa scaturita dalla paura".

Dopo aver mangiato la pizza Cannio torna a casa, si mette sul letto a riposare - racconta il domestico come si legge nell'ordinanza - poi scende nuovamente in via Duomo in un bar dove prende un cappuccino e un cornetto. Rientra di nuovo a casa, dove lo trovano i poliziotti.

Durante l'interrogatorio l'uomo ha raccontato anche di come fosse la prima volta che prendeva in braccio il piccolo, dice di averci parlato per circa 15 minuti, prima che tutto accadesse. Ed è lui stesso che rivela di essere in cura in un centro di igiene mentale, dove i medici gli hanno diagnosticato una schizofrenia e specifica le medicine che ha preso. Circostanze queste che - dice - non ha mai riferito alla famiglia di Samuele.

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