Biodiversità: in Francia costa 48 Parigi all'anno

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Tra poco più di un mese si apre la conferenza virtuale delle Nazioni Unite sulla biodiversità (COP-15). Un argomento sul quale le istituzioni finanziarie e politiche non sono riusciti ad agire in modo incisivo per decenni. Gli obiettivi globali concordati ad Aichi, in Giappone, nel 2010 sono falliti su tutti e 20 i punti. La bozza aggiornata delle Nazioni Unite per un quadro di riferimento globale sulla biodiversità, in discussione questa settimana, propone ora che i governi debbano “interiorizzare il valore della natura e riconoscere il costo dell'inazione”.

Gli effetti finanziari e sociali negativi diretti del cambiamento climatico sono stati ultimamente resi particolarmente evidenti dai disastri naturali che hanno colpito le aree più popolate del pianeta ma gli effetti della perdita di biodiversità, dalle api alle foreste, sono temi economici non ancora del tutto valutati in profondità. Secondo l'OCSE, più della metà del prodotto interno lordo totale mondiale, ovvero 44 trilioni di dollari, riguarda attività che dipendono in parte o del tutto dalla natura. Ma i governi e le istituzioni finanziarie hanno bisogno di cifre più precise e articolate per cominciare ad agire concretamente. Alla fine di agosto la Banca centrale di Francia ha pubblicato un report intitolato A Silent Spring for the Financial System? che richiama l'omonimo libro di Rachel Carston del 1962 sugli effetti dannosi dei pesticidi per gli ecosistemi naturali. La banca centrale ha provato a quantificare il rischio economico che la perdita di biodiversità può comportare. Si tratta del secondo documento, dopo quello della Banca centrale olandese dello scorso anno, che affronta questo tema su scala nazionale.

Secondo i i dati raccolti, il modo in cui il denaro è attualmente investito in Francia comporta la perdita di 4.800 km quadrati di natura intatta all'anno, ovvero circa 48 volte l'area di Parigi. Circa il 42% del valore delle obbligazioni e delle azioni attualmente detenute dalle istituzioni finanziarie francesi deriva da sorgenti che dipendono fortemente o molto da uno o più servizi ecosistemici. L'impronta sulla biodiversità di queste obbligazioni e azioni è paragonabile alla perdita di almeno 130.000 km di natura "incontaminata", circa un quarto dell'area della Francia metropolitana. Ma, nonostante questi dati precisi, il report evidenzia quanto sia difficile esprimere la perdita ecologica in termini monetari. A differenza del cambiamento climatico, dove le metriche universali come le tonnellate di CO2 equivalenti sono facilmente misurabili è un'illusione “sperare di descrivere la biodiversità con un unico indicatore”. Non esiste un sistema che tenga conto delle complessità del mondo naturale in grado di fornire ai responsabili politici uno strumento con cui lavorare in modo uniforme riuscendo a garantire una misurabilità delle proprie azioni.

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