Bioetanolo, AssoDistil: con direttiva Redii 46mila posti di lavoro

Image from askanews web site
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Milano, 15 set. (askanews) - "L'impatto potenziale di produzione del bioetanolo necessario in Italia entro il 2030, potrebbe generare 46mila nuovi posti di lavoro tra industria e filiera agricola italiana, grazie anche alla realizzazione di almeno 15 nuovi impianti". E' quanto è emerso oggi nel corso della 76esima assemblea di AssoDistil che si è tenuta oggi a Roma.

Quella della diffusione del bioetanolo nel nostro Paese è una delle battaglie portate aventi dall'associazione che rappresenta una sessantina di distillerie industriali (il 95% della produzione nazionale di acquaviti e di alcol etilico prodotto da materie prime agricole). "Il recepimento della direttiva sulle fonti rinnovabili 'REDII' (che prevede che i fornitori di benzina, diesel e metano di conseguire entro il 2030 una quota pari al 16% di fonti rinnovabili sul totale di carburanti immessi a consumo) ha rappresentato una tappa importante per lo sviluppo dei biocarburanti - ha spiegato AssoDistil - e in particolar modo per il bioetanolo avanzato, un biocarburante 100% rinnovabile che consente di ridurre le emissioni di almeno il 75% rispetto ai carburanti fossili".

"Stiamo affrontando una crisi energetica senza eguali" ha affermato in un videomessaggio all'assemblea il presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Filippo Gallinella, aggiungendo che "l'intervento del governo che vorremo portare avanti è quello di alleviare i costi produttivi delle imprese prendendo risorse dalla crescita economica e non alimentando il debito pubblico".

"La virtuosità del settore distillatorio si misura anche dalle numerose e crescenti iniziative tese a produrre energia rinnovabile a partire dai residui e dagli scarti di produzione" spiega AssoDistil, citando i dati forniti da Format research in cui emerge che "il 73% delle imprese distillatorie ritiene importante essere percepito come sostenibile". Molte imprese del settore hanno saggiamente investito negli anni in impianti di produzione e biogas.

Nel caso della filiera vitivinicola, ad esempio, le distillerie ritirano ogni anno circa oltre 700mila tonnellate di vinacce e oltre 200mila tonnellate di fecce, sottoprodotti delle cantine, valorizzandoli e sgravando i produttori di vino da oneri di smaltimento molto pesanti, ed evitando le emissioni di circa 500mila tonnellate di CO2 all'anno. La valorizzazione dei residui di lavorazione, che vengono convertiti infine in biogas, rende il processo di distillazione realmente circolare dove le materie prime agricole possono essere trasformate in prodotti a valore aggiunto ed energia verde, e ritornano in campo alla fine del processo sotto forma di ammendanti, compost e fertilizzanti.