"Bisogna siglare un nuovo patto tra pubblica amministrazione e società civile", dice Dadone

alberto ferrigolo

“La cosa più importante è siglare un nuovo patto tra Pubblica amministrazione e società civile”. Esordisce così in un'intervista a Il Messaggero la neoministra della Pa, la 5 Stelle Fabiana Dadone, appena sbarcata al ministero di Corso Vittorio a Roma, tra i più giovani rappresentanti del governo.

La neoministra sottolinea poi che si tratta di “valorizzare il merito con valutazioni sempre più oggettive di dirigenti e dipendenti stimolando la formazione continua” perché la Pa “non è una torre d'avorio” e ha bisogno “dell'apporto di tutti, dalle imprese al terzo settore, dai territori ai cittadini stessi”. Ed è anche intenzionate “a promuovere a breve un grande momento di confronto con tutti i portatori di interessi”.

Ai sindacati che obiettano che non ci sono soldi per i rinnovi contrattuali e che necessitano quasi 5 miliardi di euro, la neoministra risponde che “nell'ultima legge di bilancio è stato fatto un grosso sforzo, ma questo governo è pronto a implementare l'impegno con ulteriori risorse”. E che comunque ci sono già “900 milioni in tre anni per assunzioni straordinarie per 8.400 nuovi posti fino al 2021”. A fronte di 56 mila domande di uscita dalla pubblica amministrazione attraverso quota 100 “con 28 mila pensionamenti”. Come fronteggiare e coprire i buchi della Pd per le uscite?

La ministra Dadone risponde che comunque il 2019 “è l'anno dello sblocco completo del turn over” e pertanto “stiamo producendo un grande sforzo per quel ringiovanimento che è assolutamente necessario” per tutta la Pa. Quanto ai programmi dice di non voler fare “riforme draconiane” che “azzerano tutto e ripartono ab origine” perché “già oggi nella Pa c'è tantissimo da salvare, non bisogna ricominciare da zero”; servono solo “buone pratiche da valorizzare e azioni mirate” per “recuperare una visione che connetta maggiormente la macchina pubblica alla comunità” perché “l'amministrazione è dei cittadini”.  

 Quanto alle obiezioni dei sindacati, l'obiettivo è “trovare i 5 miliardi e li troveremo”.