Bistecche di laboratorio stampate in 3D, è questo il futuro? (di M.P. Terrosi)

·4 minuto per la lettura
churrasco con hueso, sobre plancha de hierro, acompañado de especias. (Photo: FabioFilzi via Getty Images)
churrasco con hueso, sobre plancha de hierro, acompañado de especias. (Photo: FabioFilzi via Getty Images)

(di Maria Pia Terrosi)

Ogni anno vengono uccisi più di 50 miliardi di polli, un miliardo e mezzo di maiali, mezzo miliardo di pecore e 300 milioni di mucche. Se negli ultimi 20 anni il consumo globale di carne è cresciuto del 58%, nei prossimi 30 - secondo stime del World Economic Forum - potrebbe aumentare del 70%. Un incremento legato soprattutto al passaggio a una dieta più ricca di proteine animali che sta avvenendo con l’aumento di reddito nei Paesi in via di sviluppo.

Considerando questi numeri il consumo di carne, già oggi fortemente impattante per l’ambiente, rischia di diventare del tutto insostenibile. Secondo un recente report “Meat Atlas” le emissioni di gas climalteranti di venti delle più grandi aziende nel mondo zootecniche impegnate nella produzione di carne e prodotti lattiero caseari sono pari a quelle di Paesi come la Germania. Già oggi l’allevamento degli animali è direttamente responsabile del 14,5% delle emissioni annuali di gas serra (dati Fao) ed è anche una delle principali cause del consumo di suolo.

Il 26% del suolo non ghiacciato è infatti usato per il pascolo e il 33% per coltivare mangime. Un ulteriore aumento dei consumi farebbe crescere questo pesante impatto ambientale e potrebbe mettere a rischio nei prossimi 30 anni fino a un milione di specie di animali.

Se per molti l’alternativa è favorire un consumo più consapevole di carne passando a una dieta meno ricca di proteine animali (e più sana) riducendo gli sprechi - ogni anno viene perso o sprecato il 20% della carne prodotta - altri guardano con interesse alla carne sintetica.

Tra gli altri a sostenere questa scelta è Bill Gates. In più occasioni il multimiliardario fondatore della Microsoft ha invitato tutti i consumatori dei Paesi ricchi a consumare carne sintetica. Una convinzione che peraltro si è concretizzata nel finanziamento di Beyond Meat e Impossible Foods, due tra le aziende più attive nel settore.

Sono molti i vantaggi in termini di sostenibilità ambientale della carne di laboratorio: non ha bisogno di animali (o quasi), nè di mangimi e di terreni su cui coltivare e far pascolare gli animali. Già alcuni anni fa uno studio dell’Università di Oxford e di Amsterdam aveva confrontato gli impatti legati alla produzione di una tonnellata di carne di laboratorio rispetto a una di carne convenzionale: quasi azzerato (-99%) il consumo di suolo, ridotto dell’82-96% quello di acqua, evitati almeno i tre quarti delle emissioni di gas serra, diminuiti fino al 45% i consumi energetici.

Ai vantaggi ambientali si aggiungono riflessioni etiche. L’idea di consumare carne senza essere responsabili della macellazione di animali è stata naturalmente accolta positivamente da vegani e animalisti. Restano però alcuni nodi da sciogliere. Produrre carne in laboratorio è tuttora un’operazione piuttosto costosa: se i primi hamburger sintetici sviluppati nel 2013 per Mosa Meat costavano circa 250.000 euro, oggi va decisamente meglio ma in media i costi sono il doppio rispetto alla carne convenzionale.

Produrre carne sintetica inoltre è un’operazione di food tech che prevede l’utilizzo di cellule estratte dagli animali vivi. Bastano poche cellule nutrite con sieri di origine animale o vegetale all’interno di bio-reattori, vasche di acciaio a temperatura e pressione controllata. Al termine del processo si ottiene una «massa umida» (wet mass), che viene poi lavorata in vari modi per produrre il tipo di carne che si vuole.

Esistono ancora limiti tecnici. Ad oggi in laboratorio non si riesce a produrre un muscolo, ma solo fibre che vengono aggregate in polpette e hamburger imitando la consistenza della carne “originale”. Su questo aspetto si sta lavorando, tanto che di recente un’azienda israeliana, Aleph Farms, è riuscita a ottenere una bistecca coltivata in laboratorio ottenuta utilizzando una stampante 3 D.

Un altro aspetto controverso riguarda l’utilizzo del siero animale. E’ un composto proteico ottenuto dai feti di femmine gravide durante la macellazione il cui costo oscilla tra i 350 e gli 800 euro al litro. Le perplessità in questo caso sono dovute al fatto che in qualche modo lega ancora la produzione di carne sintetica agli animali. Per questo molte aziende tra cui Meatable, Mosa Meat e Eat Just stanno provando ad abbandonare l’uso del siero animale a favore di composti sintetici o a base vegetale.

Altre perplessità riguardano il fatto che con la carne sintetica la produzione di cibo viene delegata a grandi gruppi industriali, i soli avere le competenze e tecnologie necessarie. Con il rischio di dar vita a una sorta di monopolio sul cibo che escluderebbe piccoli e medi allevatori e penalizzerebbe la biodiversità delle diverse razze. Un percorso verso un alimento omologato, un prodotto uguale per tutti che non ha niente a che fare con il territorio e la sua storia.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli