Bitcoin: dal progetto della Borsa di New York alla partita sulla regolamentazione

Lorenzo Cuzzani
Mercoledì, durante la sessione, i mercati del bitcoin si sono mossi in ribasso, anche se abbiamo assistito ad una ripresa a breve termine. Alla fine però, abbiamo visto un “minimo decrescente”.

Eppur si muove, capitolo 2.

Se qualche giorno fa resocontavamo di come Goldman Sachs avesse deciso di porre un desk specifico per le criptovalute, oggi risulta opportuno focalizzare l’attenzione sul New York Stock Exchange, la borsa valori più grande al mondo.

Sì perché non può sottovalutarsi il possibile cambio di rotta di Wall Street in ambito cripto.

È bene andare con ordine.

Recentemente il New York Times ha diffuso la notizia che il NYSE sia in procinto di approntare una piattaforma multimediale per l’acquisto e la detenzione di Bitcoin. Destinatari di tale exchange sarebbero solo i grandi investitori (qualcosa che ricordi il limite di investitori istituzionali imposto da Goldman Sachs), in un’ottica di volumi elevati che consoliderebbe la serietà del progetto.

Deus ex machina di tale disegno sarebbe IntercontinentalExchange (ICE), la società proprietaria della borsa di NY che però non ha per il momento confermato o smentito quanto trapelato dal N.Y. Times, le cui fonti rimangono anonime.

La non verificabilità delle fonti unita al fatto che il piano di cui sopra avrebbe carattere ancora confidenziale non aiuta a fornire alla notizia una credibilità di rilievo.

Appare comunque utile analizzare quanto finora uscito per capire meglio la risposta dei mercati.

Quello che induce a ritenere fondato il programma di una piattaforma cripto per grandi investitori è l’elemento di similitudine (il secondo) con l’orientamento di Goldman Sachs al riguardo, ovvero la mancanza di possibilità di effettuare trading diretto sulle criptovalute.

Proposito dell’ICE sarebbe implementare un contratto swap per la consegna del Bitcoin sul conto clientelare il giorno successivo, ma garantito dalla piattaforma, dando così risposta a ogni tipo di esigenza in termini di sicurezza della transazione.

Il che costituirebbe un’interessante prospettiva di investimento, specie se si considera come le criptovalute siano già presenti negli indici della città del vento, il Chicago Mercantile Exchange e il Chicago Board Options Exchange. In tal modo, si creerebbe un polo cripto nordamericano che catalizzerebbe l’attenzione della finanza internazionale sulla vicenda, ammorbidendo forse le rigide posizioni di Sec e Congresso sulla stretta tecnofinanziaria.

Rimanendo in ambito di regolamentazione e controllo, dal momento che il contratto swap troverebbe il proprio esito nella detenzione BTC del cliente, allora il foro competente sarebbe la Commodity Futures Trading Commission.

Se da una parte la CFTC può beneficiare del proprio ruolo di agenzia indipendente del Governo e quindi avere un orientamento meno legato a dinamiche di sistema, d’altra parte facendo capo al Senato è difficile possa completamente affrancarsi da orientamenti conservatori cha appesantiscano la legislazione e il controllo di tutto il comparto cripto.

Per adesso il tutto si risolve in un esteso meta discorso, mancando presupposti concreti su cui basare un’analisi anche solo superficiale.

Quello che salta all’occhio è il più o meno celato interesse del cuore finanziario stelle e strisce verso l’universo Bitcoin, stranamente in un momento in cui la valuta nakamotiana alimenta montagne russe valoriali ma attestandosi su livelli più bassi rispetto al passato.

La sensazione è che ci sia una partita occulta verso la regolamentazione cripto che veda schierati da una parte soggetti istituzionali statunitensi e dall’altra player e grandi investitori che non hanno rinunciato a investire nella fintech.

This article was originally posted on FX Empire

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