Blitz Ros nel Napoletano: rapporti famiglia Cesaro-clan Puca

Psc

Napoli, 9 giu. (askanews) - "Un datato rapporto tra la famiglia Cesaro, noti imprenditori di Sant'Antimo, e il clan Puca": quanto emerso dalle indagini, coordinate dalla Dda di Napoli e condotte dai carabinieri, che hanno portato all'esecuzione di 59 misure cautelari e al sequestro di beni per 80 milioni di euro. Le investigazioni del Reparto anticrimine partenopeo, condotte tra ottobre 2016 e gennaio 2019, hanno fatto luce su quanto raccontato da numerosi collaboratori di giustizia che hanno riferito che tra i Cesaro e il gruppo camorristico c'erano interessi e partecipazioni nel centro polidiagnostico "Igea" e nella galleria commerciale "Il Molino", entrambi con sede a Sant'Antimo, risultate essere societ di fatto tra i Cesaro (formali titolari) e il capoclan Puca Pasquale, detto Pasqualino 'o minorenne.

Secondo i magistrati, alcuni esponenti del clan, al venir meno dei pregressi accordi, hanno reagito compiendo un attentato dinamitardo al centro Igea il 7 giugno 2014 ed esplodendo cinque colpi di pistola all'indirizzo dell'auto di Aniello Cesaro, in sosta presso un autolavaggio (10 ottobre 2015), episodi sui quali le investigazioni hanno fatto chiarezza.

Emblematica, in tal senso, appare anche l'imputazione riconosciuta dal gip per l'anziana madre del capoclan Pasquale Puca, donna che, destinataria della misura della presentazione alla polizia giudiziaria, chiamata a rispondere del reato di ricettazione aggravata dalla finalit mafiosa "per aver, nel tempo, ricevuto danaro proveniente dai fratelli Cesaro, frutto delle societ di fatto esistenti tra gli imprenditori e il figlio", si legge in una nota.