Bloccata tv pirata 'Zsat', riproduceva tutto Sky

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La Polizia di Stato di Palermo ha disarticolato l'infrastruttura informatica, gestita dalla nota IPTV pirata 'ZSAT', che permetteva la riproduzione abusiva, attraverso internet, dell'intero palinsesto Sky. Gli uomini della Sezione financial cybercrime della Polizia Postale, coordinati dalla Procura di Palermo, hanno così segnato un punto importante nel contrasto a un fenomeno, quello della messa in commercio e riproduzione illecita del segnale delle pay-tv attraverso il web, troppo spesso sottovalutato, ma che tuttavia è in grado di generare un giro elevatissimo di profitti illeciti, spesso appannaggio delle più importanti organizzazioni criminali del Paese.  Tecnicamente, le IPTV pirata rendono possibile la visione, attraverso internet, dei canali delle pay-tv normalmente trasmessi via satellite, attraverso la stipula di abbonamenti illeciti i quali, a fronte di costi irrisori per il cliente finale e dietro l'istallazione di un semplice dispositivo domestico (il cosiddetto 'Pezzotto'), offrono la possibilità di accedere all'intero palinsesto, nazionale ed internazionale, delle più note emittenti satellitari a pagamento. "Per rendere possibile la trasmissione, organizzazioni criminali ben strutturate pongono in essere una complessa infrastruttura tecnologica, basata su'acquisto di abbonamenti genuini (le cosiddette 'Sorgenti'), da cui, attraverso un intricato sistema di decoder/encoder, il segnale viene trasformato in segnale-dati, scambiabile via internet. A questo punto, attraverso il ricorso a servizi tecnologici disponibili in commercio sul web, il segnale informatico viene assemblato in pacchetti, ed offerto al pubblico attraverso un sistema di "rivenditori" che giunge fino al cliente finale", dicono gli inquirenti. "Un fenomeno capace di generare un business milionario (si stima che fino allo scorso anno i profitti illeciti ammontassero ad oltre 700 milioni di euro all'anno), che da un lato si traduce in mancati incassi per gli operatori e dall'altro costituisce una fonte di approvvigionamento per pericolosi settori criminali, che non infrequentemente risultano contigui con la criminalità organizzata, nostrana ed internazionale - dicono gli investigatori - Così, al termine delle articolate indagini poste in essere dalla Polizia Postale e delle comunicazioni di Palermo e dalla Procura del capoluogo siciliano, il cerchio si è stretto intorno ad un cittadino palermitano di 35 anni, la cui abitazione è stata individuata e sottoposta ad attenta perquisizione". Nella stanza da letto dell'indagato, è stata puntualmente rinvenuta la 'Sorgente' dell'Iptv pirata ZSat, composta da 57 decoder di Sky Italia, collegati ad apparati per la ritrasmissione sulla rete internet, per un giro di clienti finali stimato in circa 11.000 persone in tutta Italia. "Proprio a riprova dell'entità del giro di affari illecito, presso la sola abitazione dell'indagato gli uomini della sezione financial cybercrime della polizia postale hanno rinvenuto e sequestrato, nascosti negli scarichi dei bagni e nella spazzatura, ben 186.900 euro in contanti ed una macchina professionale conta-banconote, lingotti d'oro, e due 'wallet' hardware (portafogli virtuali) contenenti cryptomoneta in diverse valute, il cui valore complessivo, certamente elevato, verrà meglio stimato a seguito degli ulteriori accertamenti tecnici". L'uomo è al momento indagato per il reato di cui all'art. 171-ter lett. e) della Legge sul diritto d'autore, in attesa che gli ulteriori approfondimenti investigativi svelino un quadro probatorio ancor più articolato.

La Polizia di Stato di Palermo ha disarticolato l'infrastruttura informatica, gestita dalla nota IPTV pirata 'ZSAT', che permetteva la riproduzione abusiva, attraverso internet, dell'intero palinsesto Sky. Gli uomini della Sezione financial cybercrime della Polizia Postale, coordinati dalla Procura di Palermo, hanno così segnato un punto importante nel contrasto a un fenomeno, quello della messa in commercio e riproduzione illecita del segnale delle pay-tv attraverso il web, troppo spesso sottovalutato, ma che tuttavia è in grado di generare un giro elevatissimo di profitti illeciti, spesso appannaggio delle più importanti organizzazioni criminali del Paese.  

Tecnicamente, le IPTV pirata rendono possibile la visione, attraverso internet, dei canali delle pay-tv normalmente trasmessi via satellite, attraverso la stipula di abbonamenti illeciti i quali, a fronte di costi irrisori per il cliente finale e dietro l'istallazione di un semplice dispositivo domestico (il cosiddetto 'Pezzotto'), offrono la possibilità di accedere all'intero palinsesto, nazionale ed internazionale, delle più note emittenti satellitari a pagamento. "Per rendere possibile la trasmissione, organizzazioni criminali ben strutturate pongono in essere una complessa infrastruttura tecnologica, basata su'acquisto di abbonamenti genuini (le cosiddette 'Sorgenti'), da cui, attraverso un intricato sistema di decoder/encoder, il segnale viene trasformato in segnale-dati, scambiabile via internet. A questo punto, attraverso il ricorso a servizi tecnologici disponibili in commercio sul web, il segnale informatico viene assemblato in pacchetti, ed offerto al pubblico attraverso un sistema di "rivenditori" che giunge fino al cliente finale", dicono gli inquirenti. 

"Un fenomeno capace di generare un business milionario (si stima che fino allo scorso anno i profitti illeciti ammontassero ad oltre 700 milioni di euro all'anno), che da un lato si traduce in mancati incassi per gli operatori e dall'altro costituisce una fonte di approvvigionamento per pericolosi settori criminali, che non infrequentemente risultano contigui con la criminalità organizzata, nostrana ed internazionale - dicono gli investigatori - Così, al termine delle articolate indagini poste in essere dalla Polizia Postale e delle comunicazioni di Palermo e dalla Procura del capoluogo siciliano, il cerchio si è stretto intorno ad un cittadino palermitano di 35 anni, la cui abitazione è stata individuata e sottoposta ad attenta perquisizione". 

Nella stanza da letto dell'indagato, è stata puntualmente rinvenuta la 'Sorgente' dell'Iptv pirata ZSat, composta da 57 decoder di Sky Italia, collegati ad apparati per la ritrasmissione sulla rete internet, per un giro di clienti finali stimato in circa 11.000 persone in tutta Italia. "Proprio a riprova dell'entità del giro di affari illecito, presso la sola abitazione dell'indagato gli uomini della sezione financial cybercrime della polizia postale hanno rinvenuto e sequestrato, nascosti negli scarichi dei bagni e nella spazzatura, ben 186.900 euro in contanti ed una macchina professionale conta-banconote, lingotti d'oro, e due 'wallet' hardware (portafogli virtuali) contenenti cryptomoneta in diverse valute, il cui valore complessivo, certamente elevato, verrà meglio stimato a seguito degli ulteriori accertamenti tecnici". 

L'uomo è al momento indagato per il reato di cui all'art. 171-ter lett. e) della Legge sul diritto d'autore, in attesa che gli ulteriori approfondimenti investigativi svelino un quadro probatorio ancor più articolato. 

 

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    Riconoscono a Raggi la palma della popolarità ma, a tre anni e mezzo dall’inizio del mandato, non sono più disposti a darle fiducia. E, per il futuro, sognano Giorgia Meloni in Campidoglio come nuova sindaca di Roma: la leader di Fratelli d’Italia (24,3%) domina la classifica delle preferenze battendo Virginia Raggi (17,3%), Enrico Letta (16,3%) e Carlo Calenda (14,4%). Così i romani secondo la nuova "ricerca quantitativa sulla leadership" dell’Istituto Piepoli (1006 cittadini intervistati in tutti i municipi) commissionata dall’osservatorio Romapuoidirloforte, pubblicata oggi sulle pagine romane del Corriere della Sera.  A meno di 18 mesi dalle elezioni per il Comune di Roma, si legge sul quotidiano, con una campagna elettorale virtualmente iniziata da tempo (di ieri l’ultima schermaglia Raggi-Salvini), i cittadini cominciano a farsi un’idea di chi votare per traghettare la città fuori dalla crisi. Raggi potrebbe ricandidarsi - ancora non è chiaro se da grillina pura o da civica, magari sostenuta dal M5S - facendo leva sulla fama, non sempre positiva, acquisita in tre anni e mezzo da sindaca: con il 97,1% è lei la leader più popolare, seguono Meloni (95,9%), Enrico Letta (87,8%), Calenda (76,3%), Marianna Madia (52,8%), Giovanni Caudo (19,2%) e Sabrina Alfonsi (14,5%).  La classifica cambia, però, se il parametro è la fiducia dei romani nel leader in questione: con il 48% è Letta il capolista che batte di un punto il presidente dem del Municipio III Caudo e di due l’ex capo del Mise nei governi Renzi e Gentiloni, Carlo Calenda. Verso Raggi la fiducia crolla al 29%, mentre la Meloni si ferma solo al 28%. Nonostante ciò la leader FdI, che comunque in passato ha detto di non voler entrare in corsa per il Campidoglio, è la leader indicata dai cittadini come prossima sindaca della Capitale: 24,3% delle risposte al quesito "il sindaco di Roma dovrebbe essere..." dicono Meloni, definita "determinata" e "vicina alla gente".  Sembra un segnale di svolta a destra nel sentiment politico di Roma. Tutti dietro gli altri concorrenti, veri o presunti che siano, con Raggi che si piazza al secondo posto della particolare graduatoria grazie alla sponda della dote più importante che i cittadini le riconoscono: l’onestà. Letta, poi, secondo gli intervistati è decisamente il più competente (65%), ovvero la caratteristica per il 72% dei romani è indispensabile per amministrare Roma. C’è anche una quota più che significativa di romani (23,4%) che chiede un nome alternativo rispetto a quelli del sondaggio. Del resto siamo ancora agli albori di una campagna elettorale per ora monca dei candidati ufficiali.  Il Pd, per esempio, dovrebbe fare le primarie in autunno. Il sondaggio, quindi, analizza la percezione del lavoro di Raggi e dalla giunta: il 71,2% degli intervistati è "insoddisfatto" della sindaca, addirittura 3 romani su 4 bocciano (75%) il lavoro degli assessori. Una debacle. Enfatizzata dal ricordo che i cittadini conservano del passato. Secondo i romani l’esperienza migliore degli ultimi 20 anni è stata quella (doppia) di Walter Veltroni: 30,3% di pareri positivi. La peggiore? L’era Alemanno.

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  • Storia di Wiko, i cinesi di Francia che con i loro smartphone puntano alla 'pancia' del mercato
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    Storia di Wiko, i cinesi di Francia che con i loro smartphone puntano alla 'pancia' del mercato

    Un tempo c'era il dominio europeo sulla telefonia mobile. C'erano marchi come Ericsson e Nokia che si davano battaglia con giganti americani come Motorola. Poi è arrivato lo smartphone e sappiamo tutti com'è finita.Motorola sta solo di recente cercando di resuscitare gettandosi in un campo relativamente nuovo come gli smartphone pieghevoli con un'idea relativamente vecchia: rispolverare una gloria come il Razr. Nokia ed Ericsson hanno deciso di lasciate il campo ai device asiatici e si sono concentrati sulle infrastrutture di rete. E così l'Europa sembra scomparsa dal palmo della mano del mondo, dove ora dominano marchi come Apple, Samsung, Huawei. Non è esattamente così, però, perché c'è qualcuno che l'onda cinese, invece che lasciarsene travolgere, ha deciso di cavalcarla. Un piccolo marchio con grandi ambizioni, nato meno di dieci anni fa in Francia, ma con più di un piede molto lontano.Wiko nasce come startup nel 2011 a Marsiglia. Dal dicembre 2017 fa parte della holding Tinno Mobile Technology Corp: i leader di queste due aziende, Laurent Dahan (Co-fondatore di Wiko) e James Lin (Fondatore e Presidente del gruppo Tinno, Co-fondatore di Wiko), hanno unito le loro competenze e creato un'impresa che, grazie al “doppio passaporto” franco-cinese, può essere presente in oltre trenta Paesi in Europa (in Italia da fine 2013), Africa, Medio Oriente, Asia e Stati Uniti dove nel maggio del 2019 ha debuttato con l'apertura di due sedi a Dallas (in Texas) e ad Atlanta (in Georgia). I soldi per lo sviluppo dei prodotti e la gestione vengono da Tinno che, assicurano in azienda, è una società privata, non finanziata dal governo cinese e che non investe in infrastrutture. Un chiaro riferimento a due player importanti come Huawei e Zte,Anche se con qualche falsa partenza, ​con gli anni Wiko è riuscita a corregere alcuni importanti difetti e a conquistarsi la quinta posizione nella top 5 delle vendite di smartphone in Italia. Il 6,5% che viene attribuito al marchio franco-cinese dalla rilevazione di settembre 2019 può sembrare una quota marginale, ma significa essere alle calcagna di Xiaomi (associato al sub-brand Redmi) nel polarizzato e difficile mercato italiano dominato da Samsung, Huawei e Apple..Il pregio di Wiko è stato saper interpretare le esigenze degli utenti e piazzare sul mercato i prodotti giusti: smartphone di ragionevoli pretese a poco più (o poco meno) di 100 euro e che abbiano un design, una batteria e un sistema operativo non da smartphone economici. Il 2019 è stato ed è un anno importante per Wiko. Il brand ha rinnovato il suo logo, mantenendo l'iconica forma della W e il caratteristico colore Bleen (fusione di blue e green), ma ha deciso di semplificare e razionalizzare il proprio portfolio, andando a perfezionare l'esperienza utente, focalizzandosi sulla durata della batteria e sulle prestazioni del processore.I modelli di punta sono quelli della View3 collection che si compone dei modelli View3 Pro, View3 e View 3 Lite ed è la naturale evoluzione della View2 collection presentata nel 2018. Questi device integrano display full screen, tripla fotocamera intelligente e una più che rispettabile batterie da 4.000 mAh.I mercati centrali del business di Wiko sono quelli dell'Europa occidentale dove, dicono in azienda, "nonostante le turbolenze a cui il mercato di riferimento è soggetto e la fortissima competitività, Wiko si è mantenuta salda nella posizione consolidata". L'obiettivo a medio termine è di conservare l'attestazione attuale. L'ingresso negli Stati Uniti al fianco dell'operatore Sprint (tra gli operatori leader degli Usa) è una sfida che darà al brand nuovo ossigeno e nuove risorse, "da incanalare in un maggiore impegno sul fronte ricerca e sviluppo, in modo da poter offrire prodotti sempre più rispondenti alle esigenze dei consumatori".Il target di riferimento di Wiko è quello dell'età15-35. In questa fascia l'attenzione al prezzo è altissima e Wiko è in grado di rispondere con prodotti dal miglior rapporto prezzo-prestazione, all'interno di un “guscio” piacevole. Nella pratica Wiko è in grado di abbracciare un pubblico più ampio e trasversale, che interessa anche gli over 60: la discriminante del prezzo è appetibile in maniera universale.Fortemente radicato e strutturato nell'open market, Wiko contempla anche accordi con i principali operatori di telefonia in Europa come Orange, Deutsche Telekom e Vodafone. La strategia europea è fatta essenzialmente di 4 asset: osservazione ed analisi dei bisogni e delle richieste dei consumatori, anche attraverso un monitoraggio continuo e costante dei social network; la complementarietà di un know-how francese e di una potenza industriale cinese; la capacità di rendere la tecnologia disponibile a quante più persone possibile con il giusto equilibrio tra tecnologia, design, qualità e prezzo; e infine l'agilità di comunicazione e marketing sui vari mercati, implementando operazioni e attività studiate e adattate per ogni singola nazioneIn Italia Il business si concentra fortemente sull'open market: presenza capillare sul territorio nella maggior parte delle realtà distributive italiane. Questo legame con il retail si traduce nella disponibilità dei prodotti in circa 5.000 punti vendita, corrispondenti al 97% del mercato."È molto importante che un consumatore che cerca un telefono del brand possa sempre trovarlo in negozio" dicono in Wiko, "Questo è uno degli aspetti su cui si concentra maggiormente la strategia commerciale che risponde all'esigenza di chi quando cerca un telefono, innanzitutto ha in mente un determinato budget di spesa, offrendo il prodotto migliore per quel prezzo. Essere a scaffale in quel momento del processo d'acquisto è assolutamente indispensabile.Anche se nel mercato degli smartphone Android svettano top di gama da oltre 700 euro - come il P30 Pro di Huawei, il 7tPro di OnePlus e l'S10 di Samsung, la grande “pancia” del mercato ​​è la fascia medio-bassa, quella che va da poco meno di 100 euro fino ai 300. Ed è questo il segmento che Wiko vuole presidiare.La mission, dicono in azienda, non è portare avanti la cosiddetta innovazione fine a sé stessa, ma di “democratizzare la tecnologia”, offrendo prodotti che condensano alcuni dei principali e migliori trend tecnologici a un prezzo accessibile. Spingere quello che può interessare la massa, quindi, e non le sole nicchie. E in questa strategia si inseriscono la scelta di portare sul mercato il primo smartphone 18:9 full screen sotto i 200 euro con il View, e successivamente il 19:9 full screen al di sotto dello stesso prezzo con il View2. E ancora, nel 2019, la tripla fotocamera al di sotto dei 180 con il View3. In questa direzione, il 2020 sarà per Wiko l'anno del 5G. Solo allora l'azienda sarà davvero pronta a “democratizzare” anche questa tecnologia, sulla quale sta già attivamente lavorando.

  • Sardine a Bologna, Santori: "Ecco cosa diremo a Conte"
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    Sardine a Bologna, Santori: "Ecco cosa diremo a Conte"

    Non solo una 'Woodstock ittica' a Bologna, ma anche "un punto di svolta per la politica italiana". Mattia Santori, leader del movimento delle Sardine, commenta così dalle pagine di Repubblica il mega raduno dei 'pesciolini' anti Lega previsto per oggi in piazza VIII Agosto. "Abbiamo dimostrato - spiega Santori - che si può fare politica senza giocare sporco, abbiamo cambiato il paradigma rispetto alle parole di odio. Sul populismo abbiamo già vinto: Salvini va nei bar e si fa selfie, noi riempiamo le piazze. E a Bologna sarà una piazza di musica e parole - promette -, il nostro modo di avvicinare i cittadini alla politica. Tra Marracash e gli Afterhours, tra i Subsonica e Bergonzoni e Moni Ovadia si parlerà di pace, discriminazioni, omofobia. E non violenza, la nostra battaglia". Del resto, per Santori "l'aria è buona, arriveranno in tanti con i pullman e i treni. Le case si sono aperte per ospitarli, i miei genitori accolgono una coppia pugliese. È dagli anni '70 che non c'era questo clima. Saremo almeno il doppio dei 12mila della prima volta. Noi - sottolinea ancora a Repubblica - siamo il consenso fisico". Come è cambiato negli ultimi giorni il rapporto coi partiti? "C’è profondo rispetto - risponde -, chi ci vuole ascoltare è in una posizione di ascolto, il Pd e non solo, a sinistra. Anche i 5 Stelle, magari non i vertici. E poi abbiamo ricevuto l’invito di Conte". Il premier, come ha scritto Repubblica, si è detto disponibile a un incontro. Quando? "Ci ha fatto piacere - replica il leader delle Sardine -, vorremmo vederlo presto, già dopo il voto. Ma da una posizione chiara, è stato lui a chiamarci, ci andremo in quanto portatori di esperienze e di senso civico. Un’ottima base di partenza su cui dialogare saranno i decreti sicurezza. Tanti di noi stanno toccando con mano gli effetti negativi. Togliamo le multe alle Ong, riapriamo gli Sprar. Ma si affronti anche il tema della sicurezza digitale", dice. E sulla piazza di Bibbiano contesa con la Lega e poi assegnata al Carroccio, spiega: "La nostra presenza era stata richiesta dagli abitanti di Bibbiano quando hanno capito che andava Salvini perché sono stanchi della gogna mediatica della Lega. C’è un’inchiesta della magistratura, è lo sciacallaggio che contestiamo. Lui dice di essere stato invitato, vedremo chi ha ragione contandoci: abbiamo 7mila adesioni via Facebook. Ma ci andremo solo se lo vorrà la comunità della Val D’Enza, lunedì in paese faremo un’assemblea pubblica per decidere".

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    Raggi contro Salvini: “Lavora! o almeno provaci”

    Nuovo episodio di scontro sui social che vede protagonisti Virginia Raggi e Matteo Salvini

  • Paola di Paola & Chiara: “Felice del glorioso passato con mia sorella”
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    "Le voglie bene ma abbiamo preso strade diverse": così si esprime Paola di Paola & Chiara celebre coppia di cantanti degli anni duemila.

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    Picchiata per la quinta volta perché lesbica: 20enne pubblica le foto

    Charlie Graham 20 anni è stata picchiata per la quinta volta perché lesbica e ha deciso di pubblicare le foto con il volto insanguinato

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    Ai funerali di Niccolò Bizzarri c'erano anche il sindaco di Firenze, Dario Nardella, e il rettore dell'Università frequentata dal 21enne, Luigi Dei.

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    Barbara D'Urso pubblica su Instagram una foto di quando aveva 20 anni: i followers ne sono rimasti estasiati.