Blocco licenziamenti? Per Bankitalia e Corte Conti solo eccezione, rallenta ripartenza

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Si riscalda il dibattito in vista dello stop al blocco dei licenziamenti economici previsto per il 30 giugno prossimo. Oggi fronte comune tra Bankitalia e Corte dei Conti per sottolineare come un'eventuale proroga del blocco possa solo danneggiare aziende e ripartenza del Paese. Una ipotesi che i sindacati continuano ad avversare in nome di una necessaria pace sociale tanto più in un momento di pandemia che crea incertezza. Domani la parola passa agli industriali: sarà il giorno delle previsioni di primavera di Confindustria che oltre alle stime non mancherà di dire la sua sui licenziamenti, l'occupazione e la riforma degli ammortizzatori allo studio del ministro del Lavoro che dovrà riavviare, dopo il via libera al Dl Sostegni, il cantiere già aperto nelle scorse settimane con le parti sociali.

''Il blocco dei licenziamenti è un’eccezione nel contesto europeo. Rappresenta una forma temporanea di tutela dei lavoratori a fronte di una elevata incertezza macroeconomica, che tuttavia può rallentare i processi di riorganizzazione aziendale e la riallocazione dei lavoratori tra imprese'', dice palazzo Koch in una memoria sul Dl Sostegni depositata alle commissioni Bilancio e Finanze del Senato.

Così la vede in sostanza anche la magistratura contabile: "di rilievo è la decisione assunta in tema di blocco dei licenziamenti. Se appare condivisibile la scelta di vincolare l’impresa che usufruisce appieno degli ammortizzatori sociali a mantenere in piedi il rapporto di lavoro, occorre evitare che risulti, nei fatti, ritardata l’emersione di realtà aziendali che necessitano di profondi processi di ristrutturazione e risanamento'', spiega la Corte dei Conti in un'altra memoria sempre a commento del Dl Sostegni.

Ma è la Cgil, che nei giorni scorsi è tornata a chiedere una proroga del blocco fino alla fine di dicembre 2021, a sollecitare al contrario "un messaggio di sicurezza" per scongiurare "disagio e rabbia" che aumentano, come dice oggi il leader Maurizio Landini. "La pandemia ha fatto esplodere le diseguaglianze che già esistevano prima e che oggi sono aumentate'', ammonisce ricordando come "stiamo discutendo di ammortizzatori sociali e non si può licenziare ma vaccinare''. Si devono quindi, dice ancora, "incentivare strumenti alternativi, contratti di solidarietà, cassa integrazione, contratti di espansione'', elenca ancora.

Ed è il ministro del Lavoro Orlando a raccogliere i timori del sindacato e ad aprire ad un nuovo confronto con le parti sociali. "E' comprensibile la preoccupazione dei sindacati che guardano con timore alla scadenza di fine di giugno. Prima di quel passaggio credo sia necessario produrre un confronto tra le forze sociali per capire quali possano essere gli ulteriori strumenti che accompagnino lo sblocco dei licenziamenti", dice. Sul tavolo dunque, spiega ancora il ministro, la ricerca di una soluzione che veda interventi differenziati per quei settori in cui "la crisi ha colpito in modo congiunturale, e quindi con la fine del virus ci sarà una ripresa consistente, e quelli invece dove la crisi rischia di perdurare perché già presente prima del virus".

Domani la parola passa agli imprenditori di Confindustria che daranno le prime stime di un anno che sarebbe dovuto essere di ripartenza e invece mostra ancora un certo affanno, soprattutto nei servizi piegati dalla crisi covid. Ma il presidente Bonomi, sulla decisione del governo di limitare il blocco dei licenziamenti, aveva già espresso nei giorni scorsi un giudizio positivo rassicurando i sindacati sulla portata limitata del provvedimento: "nessun imprenditore pensa allo sblocco per poter mandare a casa le persone ma il blocco si stava trasformando in uno stop alle assunzioni", aveva detto a più riprese.

E a buttare acqua sul fuoco dei timori che la fine del blocco si possa tradurre in una ondata di licenziamenti mai vista nel Paese anche l'Ufficio parlamentare di Bilancio che ieri stimava un impatto non maggiore di 130 mila licenziamenti. Il blocco dei licenziamenti, è il ragionamento, ha "sì alterato le decisioni che le imprese avrebbero preso in termini di composizione degli organici, ma non ha creato sovradimensionamenti degli stessi che vadano necessariamente smaltiti tutti e prima possibile".

Dal 1° luglio dunque riprenderà un "fisiologico turnover" tra gli occupati con contratto di subordinazione, probabilmente un po’ più intenso che negli anni passati, ma " senza lo scarico in tempi ristretti di tutte le posizioni che, in linea teorica, avrebbero dovuto cessare nel 2020". In questa prospettiva, perciò, la platea a rischio di licenziamento "potrebbe essere anche più contenuta" e dipendere soprattutto dalla robustezza della ripresa economica nel corso dell’anno.