Il blog di Focus
  • Luna, il mistero di come si è formata

    (Fotolia)A molti poeti è capitato di chiamare la Luna "cara sorella Luna"… Beh, ora, se l'ipotesi appena formulata da ricercatori del Center for Space and Habitability di Berna (svizzera) è corretta abbiamo la certezza che la Luna è davvero nostra sorella. Da tempo gli astronomi dibattono sulla formazione del nostro satellite. Quel che è certo è che sembra che esso si è formato da un impatto con un altro oggetto spaziale, il quale ha liberato dalla Terra grandi quantità di materiale che è stato lanciato nello spazio. Una volta in orbita terrestre il materiale si è aggregato originando il nostro satellite. Ma ancora oggi rimangono poco chiare le modalità dell'impatto. (Le più spettacolari immagini della Luna)

    Com'era l'oggetto?
    Fu un oggetto di grandi o medie dimensioni a colpire la Terra? E qual era la sua velocità? La nuova ricerca suggerisce che l'impatto avvenne con un corpo molto più grande e più veloce di quanto si pensava finora. Perché le ipotesi abbiano valore devono allinearsi con

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  • Che odore ha lo spazio?

    Da oggi alla domanda "Cosa c'è là fuori?" si aggiunge "Che odore ha lo spazio?". Già, perchè anche il cosmo ha il suo profumo identificativo, o meglio puzza. È quanto testimoniano gli astronauti che hanno avuto l'opportunità di passeggiare nello spazio, il quel "là fuori" che per il resto dell'umanità resta un sogno e un mistero. (Quali sono gli odori più sexy e le puzze più devastanti?)
    Tutti sono concordi nel dire che si sente un odore molto forte, anche se per descriverlo lo hanno paragonato a odori decisamente diversi: da quello di bistecca bruciata al metallo riscaldato, dai fumi di saldatura alla polvere da sparo. (Dossier odori: segreti, curiosità e origine di puzze e profumi)

    Una cosa sembra certa: lo spazio è decisamente puzzolente. Ma quanto? Per cercare di identificare a cosa assomiglia questo l'odore, utile magari agli aspiranti turisti spaziali del futuro per farsi un'idea di dove stanno andando a mettere il naso, la NASA ha arruolato il farmacista londinese Steve Pearce,

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  • Usain Bolt può farcela: i 100 metri in 9″,156

    Usain BoltSe Bolt potesse correre una gara perfetta in condizioni ideali potrebbe già oggi realizzare nei 100 metri un tempo di 9"156, invece del record di 9"58 di Berlino. Ecco come.

    Dovrebbe partire dai blocchi in 100 millesimi di secondo dallo start invece di 146 (—0,046 s). Poi, dovrebbe correre i primi 10 metri come alle Olimpiadi di Pechino, in 1"85 invece dei 1"89 (—0,04 s) di Berlino. Dopo i 25 metri dovrebbe andare oltre i 40 km/h, raggiungendo il picco di velocità tra i 60 e gli 80 m, con 44,72 km/h (12,42 m/s). Se alla gara ideale aggiungiamo 2 m/s di vento a favore (il massimo consentito; a Berlino era —0,088 m/s) e l'altura di Città del Messico (2.243 m) dove l'aria è più rarefatta (si guadagnano 0,25 s), Bolt potrebbe tagliare il traguardo in 9"156. (Corsa con la sedia, dito di ferro e gli altri sport più pazzi del mondo)

    E non è tutto: c'è una gara perfetta e c'è un atleta ideale per (quasi) ogni disciplina olimpica, e già quest'anno si potrebbero polverizzare decine di record.

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  • I dinosauri si prendevano cura dei cuccioli

    In Camerun, in un luogo tenuto segreto per evitare l'assalto dei contrabbandieri di fossili, è stato individuato uno dei più ricchi e rilevanti giacimenti di impronte di dinosauri al mondo, dal quale si può osservare che anche i giganti della preistoria si prendevano cura dei loro cuccioli. (Dai dinosauri agli uccelli: ecco come si sono evoluti)

    Nel numero di agosto di Focus, un reportage esclusivo documenta il ritrovamento di orme di predatori bipedi della stessa taglia dei velociraptor o di altri carnivori come il carcorodontosauro, uno dei più grandi predatori terrestri mai esistiti, lungo 12 metri e pesante 8 tonnellate.

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    I dinosauri lasciarono le loro impronte sul fango 110 milioni di anni fa, nel cretaceo. È stato Aboudakari Abdoulaye, il sultano di Rey Bouba, nel nord del Camerun, a voler verificare il valore del ritrovamento e i paleontologi del Museo tridentino di scienze naturali, attraverso Focus, hanno confermato la rilevanza del giacimento con ben 11 piste diverse con le

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  • Dimmi quando sei nato e ti dirò quanto vivrai. O quasi

    (Fotolia)Se credete nella statistica, una curiosa notizia recentemente pubblicata dalla rivista New Scientist potrebbe cambiare il vostro umore. Se il meglio o in peggio dipende dalla vostra data di nascita: pare infatti che i nati in autunno abbiano una maggiore probabilità di vivere più a lungo. (Le statistiche più spettacolari sono qui)

    Leonid Gavrilov e Natalia Gavrilova, due ricercatori presso l'Università di Chicago, hanno studiato i dati anagrafici di oltre 1500 centenari nati negli Stati Uniti tra il 1880 e il 1895, scoprendo una maggior longevità in coloro sono venuti alla luce tra settembre e novembre. I ricercatori hanno escluso fattori genetici o sociali analizzando l'età media di fratelli, sorelle e coniugi dei campioni di vecchiaia: se fossero vissuti così a lungo per fattori ereditari o ambientali, questi avrebbe influenzato anche la vita di coniugi e parenti.
    (L'uomo medio esiste: ecco la sua faccia)

    Ma come può la data di nascita avere effetti a così lungo termine sulla

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  • I vermi che ringiovaniscono nello spazio

    Un periodo di vacanza, si sa, può essere rigenerante per corpo e mente e fa tornare a casa quasi "ringiovaniti". Lo stesso effetto può avere una gita sulla ISS: non per gli astronauti, ma per un microscopico verme che sulla nostra stazione orbitante finisce, suo malgrado, spesso e volentieri.
    Il Caenorhabditis elegans (C. elegans) è un nematode trasparente lungo circa 1 millimetro che vive nel suolo delle regioni temperate. A causa delle sue caratteristiche genetiche è usato come modello nella biologia molecolare: il piccoletto possiede infatti 20 mila geni che hanno le stesse funzioni degli analoghi geni nell'uomo, e di particolare interesse sono i 2 mila geni implicati nelle funzioni muscolari.

    L'hotel spaziale a cinque stelle per i turisti del futuro

    Negli ultimi anni un discreto numero di questi vermi è stato inviato sulla ISS a bordo di cargo rifornimenti nel corso di missioni internazionali. Gli studiosi dell'Università di Nottingham, in Inghilterra, hanno esaminato un gruppo di

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  • Tegole e panchine dai pannolini

    In tempi di crisi demografica affermare che i bambini inquinano può sembrare quanto meno cinico, eppure è proprio così. Ovviamente la colpa non è loro, ma dei genitori e delle loro scelte non sempre green.
    Principale indiziato dell'inquinamento da bebè sono in pannolini usa e getta: ogni pupo ne consuma in media 5 al giorno per i primi 3 anni di vita, per un totale di poco inferiore ai 5.500 pezzi. Una vera montagna di plastiche e rifiuti sintetici di vario tipo che, nelle discariche, sopravvivono fino a 500 anni.
    (Guarda le foto più belle e curiose di mamme e bebè)

    Ecco perchè un'associazione scozzese, Zero Waste Scotland, ha deciso di lanciare un progetto pilota per recuperare almeno una parte di questo mare di inquinanti e traformarlo in qualcosa di utile, come tegole, mobili, panchine, scivoli e altri arredi per i parchi pubblici. (Reportage dal pancione)

    La soluzione migliore resta comunque la prevenzione, che in questo caso assume la forma dei pannolini lavabili: nel nostro

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  • Le regole per essere un ecobagnante

    Ottomila chilometri di litorali sabbiosi e acque cristalline ci stanno aspettando per celebrare degnamente la stagione balneare: è il patrimonio costiero italiano, una risorsa preziosa minacciata da degrado, cementificazione selvaggia, erosione e inquinamento. Secondo il rapporto del Wwf "Coste: il profilo fragile dell'Italia", solo il 30% delle spiagge italiane è rimasto allo stato naturale. Le altre sono state deturpate da stabilimenti balneari, scarichi industriali, porti, agglomerati urbani e strutture dedicate al turismo. Se contro alcuni di questi problemi possiamo fare poco, ci sono però alcuni semplici accorgimenti che come bagnanti possiamo seguire per limitare l'impatto della nostra permanenza in spiaggia sull'ecosistema.

    - È una spiaggia, non una discarica. Una cannuccia impiega dai 20 ai 30 anni a decomporsi; un fazzoletto di carta 3 mesi, una bottiglia di vetro non si degrada mai completamente. Se avete portato il pic-nic in riva al mare, raccogliete gli avanzi (gettarli

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  • Mummie Frankenstein scoperte in Scozia

    Mummia Frankenstein (foto di Mike Parker Pearson/University of Sheffield)La notizia è di quelle che fanno venire la pelle d'oca: un team di ricercatori dell' Università di Mancherster ha recentemente scoperto in Scozia due corpi mummificati vecchi di 3000 anni, che sono in realtà composti dai resti di sei persone diverse. Si tratta insomma di due mummie Frankenstein.
    I misteriosi reperti sono stati trovati a Cladh Hallan, un sito archeologico che si trova su un'isola a Sud Est delle coste scozzesi, e si tratta delle prime mummie mai rinvenute nel Regno Unito. (Scopri i segreti delle mummie egizie e delle piramidi)
    Le analisi condotte sul DNA delle ossa e la loro datazione con il metodo degli isotopi hanno permesso di scoprire che le mummie sono state assemblate e tumulate 600 anni dopo la morte delle diverse persone. (Guarda i più curiosi ritrovamenti archeologici)

    Ma qual è il significato di questi macabri manufatti?
    Secondo Terry Brown, il ricercatore responsabile del progetto, la risposta potrebbe essere semplice: le ossa "nuove" sono state utilizzate

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  • Abbronzatura, come funziona?

    (Fotolia)Starsene allungati su una spiaggia assolata è sicuramente piacevole e rilassante, ma è inutile illudersi: fa male, se non  allo spirito, per lo meno al corpo.
    L'ennesimo studio che conferma i danni prodotti dal sole sulla nostra pelle arriva dalla California University ed è stato recentemente pubblicato su Nature Medicine.
    E' noto da tempo che  quella che noi chiamiamo "abbronzatura" altro non è se non l'effetto più visibile di un processo di deterioramento cellulare. Ciò che fino ad oggi non si conosceva erano i meccanismi che regolano questo processo.
    Lo studio  è stato condotto su topi e su campioni di pelle umana coltvati in vitro e ha permesso di scoprire come i raggi UV siano responsabili della rottura dell' RNA non codifcante, o micro RNA, presente nelle cellule dell'epidermide. (Tintarella sicura: quanto ne sai? Scoprilo nel nostro multimedia)

    L'arrossamento e lo scurimento della pelle successivi all'esposizione al Sole sono una risposta immunitaria a questi danni:

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