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C’è un posto dove piove metano…

Titano
Con il prezzo dei carburanti in continua crescita, l'idea di una pioggia di metano potrebbe fare gola a molti: pieno all'auto e riscaldamento assicurato a costo zero. E in effetti un luogo dove queste ricche precipitazioni avvengono c'è, anche se si trova piuttosto fuori mano: è Titano, il più grande satellite di Saturno e l'unico posto del Sistema Solare oltre alla Terra dove ci sono piogge liquide, anche se qui avvengono ogni 1000 anni circa. (Terra o Titano? Scopri le differenze)

La superficie del satellite è sagomata dall'erosione dei venti e delle acque, che formano canali, dune, laghi e coste. Solo che qui, a -179°C, gli idrocarburi prendono il posto dell'acqua e tra una pioggia e l'altra passano secoli.

Nel 2004 e nel 2010 la sonda Cassini ha rilevato lo scurimento di alcune zone dell'atmosfera di Titano che gli scienziati hanno interpretato come un violento acquazzone a base di metano liquido.
Nelle settimane sucessive i ricercatori hanno notato la formazione di grandi macchie sulla superficie del pianeta, lunghe più di 2000 km e con una superficie di oltre mezzo milione di km quadrati.
Secondo Elizabeth Turtle, fisico dei Johns Hopkins Applied Physics Laboratory, si tratterebbe di un enorme lago, profondo diverse decine di metri, creato dalla precipitazione e circondato da una vasta zona paludosa. E come un lago effimero alpino, il tutto sarebbe scomparso nel giro di qualche giorno. (Tutte le più incredibili curiosità sulle oltre 170 lune del nostro Sistema Solare)

Le regioni polari sono le uniche zone dove finora sono stati osservati depositi di idrocarburi liquidi, sotto forma laghi e mari, costituiti per lo più da metano, mentre lo sviluppo e l'evoluzione di sistemi nuvolosi era stata rilevata soltanto nella regione polare meridionale del satellite. "Ciò che è stato davvero emozionante è stato vedere questa attività in corrispondenza delle latitudini equatoriali, che si pensava fossero prevalentemente aride" ha affermato la Turtle. (Alla scoperta dei luoghi più estremi dell'Universo, dove il freddo è ai limiti della fisica e un cucchiaino di materia pesa milioni di tonnellate)

Gli scienziati hanno preso in considerazione altre possibilità per cercare di spiegare il fenomeno osservato, tra cui eventi vulcanici e possibili tempeste di vento, giungendo alla conclusione che questi fenomeni non potevano essere responsabili delle variazioni osservate su aree così vaste.
I cambiamenti verificatisi in un arco di tempo di circa due settimane e la velocità del vento che sarebbe stata necessaria per il trasporto di materiale su così grandi distanze durante questo periodo non sono però compatibili con le condizioni fisiche esistenti nella bassa atmosfera di  Titano. Un tale fenomeno è anche molto difficile da spiegare con processi criovulcanici. La spiegazione più semplice è che si siano verificate delle intense piogge di metano che avrebbero provocato delle vere e proprie alluvioni con la conseguente formazione di ampie distese di metano liquido. (Non perderti la nuova mappa dell'Universo)

E in attesa della Missione TiMe (Titan Mare Explorer) che potrebbe partire tra qualche mese per esplorare il Ligeia Mare, il più grande lago di Titano, gli scienziati se ne stanno con il naso all'insù, in attesa di vedere comparire qualche altra nuvola nel cielo di Titano. Ma dal 2004 non ne è passata nemmeno una.

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