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A caccia di sistemi solari

Gli ultimi dati inviati sulla Terra da Kepler, il satellite lanciato nello spazio dalla NASA nel marzo del 2009 per identificare pianeti extrasolari potenzialmente abitabili, sembrano promettenti. In quasi 3 anni di osservazioni la sonda ha infatti scoperto ben 11 nuovi sistemi solari contenenti 26 pianeti.
Queste scoperte quasi raddoppiano il numero di esopianeti la cui esistenza è certa e triplicano il numero di stelle conosciute attorno alle quali orbita più di un pianeta.
I nuovi pianeti orbitano tutti abbastanza vicino alle proprie stelle e le loro dimensioni variano da 1,5 volte quelle della Terra fino ad un pò più quelle di Giove.
Sembra quindi una conferma del fatto che la nostra Galassia è affollata di pianeti di tutte le dimensioni e con le orbite più diverse. (Naviga nella mappa multimediale dell' Universo)

Ma come fa Kepler a scoprire i nuovi pianeti? Utilizza la tecnica del transito. Il satellite osserva di continuo e con precisione la luce proveniente da più di 150.000 stelle e rivela qualsiasi diminuzione periodica nella loro luminosità, che potrebbe indicare il passaggio di un pianeta davanti alla stella. (Le più belle foto astronomiche dell'anno)

Ognuno dei nuovi sistemi planetari confermati contiene da 2 a 5 pianeti molto vicini tra di loro. In sistemi simili, l'attrazione gravitazionale che esercitano i pianeti gli uni sugli altri fa sì che questi accelerino o rallentino nella propria orbita. Questo cambiamento nel periodo orbitale è rilevabile da Kepler e questa tecnica si chiama TTV (Transit Timing Variations, ovvero Variazioni del tempo di transito).
In questo modo Kepler verifica la presenza di pianeti senza ulteriori estese osservazioni con osservatori terrestri, accelerando così il processo di conferma dei pianeti candidati. (Scontri tra galassie: le immagini più spettacolari)

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