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Come è nata la vita sulla Terra

La nebulosa Elica, NGC 7293 (NAaa)Una recente ricerca della Princeton Univeristy presentata qualche giorno fa durante lo European Planetary Sciences Congress conferma per l'ennesima volta che a portare la vita sulla Terra sarebbero stati detriti rocciosi provenienti da altre stelle o altri pianeti.

Secondo questa ipotesi, nota come litopanspermia, forme di vita elementari sarebbero arrivate sul nostro pianeta quando il sistema solare era molto giovane, e la Terra e i suoi vicini così prossimi da riuscire a scambiarsi ingenti quantità di materiale solido contenente microrganismi viventi.
«La conclusione del nostro lavoro - ha spiegato Amaya Moro-Martin, una delle ricercatrici che ha partecipato allo studio, - è che la litopanspermia avrebbe permesso ai sistemi planetari di scambiarsi grandi quantita' di materiale solido, e avrebbe comportato tempi che avrebbero potuto consentire la sopravvivenza dei microrganismi incorporato nei detriti». (Bioarte: quando la vita diventa... un quadro)

Blue Marble 2012, il pianeta Terra in alta risoluzioneLa vita insomma, sarebbe arrivata dallo spazio. Ma la pensano tutti così?
Assolutamente no: qualche anno fa, nel 2006, due scienziati americani hanno formulato un'inedita teoria secondo la quale la vita sul nostro pianeta si sarebbe formata senza contributi esterni e sarebbe stata assolutamente inevitabile.
Secondo Harold Morowitz , biologo della George Mason University in Virginia, e del fisico Eric Smith del Santa Fe Institute (New Messico), le molecole di idrogeno, abbondanti allora nell'atmosfera e adesso quasi del tutto assenti, reagendo con l'anidride carbonica diffusa delle continue eruttazioni vulcaniche, avrebbero prodotto molecole organiche che possono essere considerate i precursori dei primitivi sistemi di vita.
Il processo chimico, descritto dai due ricercatori, sarebbe simile al metabolismo, anche se è avvenuto in maniera inversa. Il nostro metabolismo infatti, grazie a una serie di reazioni biochimiche trasforma i componenti organici del cibo, in anidride carbonica. Mentre nella giovane Terra proprio dall'anidride carbonica, sarebbero scaturire le prime forme di vita. Poi il processo biochimico dall'ambiente si è trasferito all'interno delle cellule stesse per creare un flusso energetico più efficiente. (Gioca al piccolo chimico con Focus.it)

Un'altra affascinante ipotesi è stata formulata nel 2008 da Diana Valencia, astronoma e ricercatrice della Harvard University (Cambridge, Usa), secondo la quale c'è un insieme di relazioni che ha reso possibile la vita sulla Terra: la dimensione e la massa del nostro pianeta hanno reso possibili i movimenti delle placche di cui è costituita la crosta, ossia quello che chiamiamo tettonica. Gli sconvolgimenti che hanno messo in moto la formazione delle catene montuose hanno anche portato in superficie l'acqua e innescato un processo di riciclo del diossido di carbonio, indispensabile per rendere l'aria respirabile, e permesso infine lo sviluppo dei primi organismi viventi sulla Terra.
Insomma, secondo la Valencia, la vita sulla Terra sarebbe nata da una serie di cause fortunate che nell' universo potrebbero non essere così rare. E di conseguenza la presenza della vita potrebbe non essere un'esclusiva del nostro pianeta. (Ecco come nasce un oceano)

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