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Il Terremoto in Veneto: e il suolo in Emilia si alza di 12 cm

Belluno, ore 4:04 del 9 giugno 2012. A soli 7,1 km di profondità la terra trema. Il sisma è del 4.5 della Scala Richter. La durata del terremoto è stata breve, ma non per questo è passata inosservata. Molta gente si è riversata tra le strade, numerose sono state le chiamate ai vigili del fuoco. I danni, se ce ne sono stati, si scopriranno all'arrivo del Sole,
E' senza dubbio un'altra situazione geologica, ossia un'area che non è collegata con i precedenti simi. Dunque un terremoto che sarebbe potuto avvenire indipendentemente dagli altri. Ma rimane il dubbio: può l'energia propagatasi in questi giorni aver scosso le Prealpi Venete al punto da scatenare l'evento? Un dubbio che i geologi non negano del tutto. Ma ci vorranno mesi per capire se questo può essere avvenuto. (Cosa sta succedendo in Emilia Romagna? Le risposte della scienza)

Intanto continua l'attività di monitoraggio dallo Spazio delle aree dell'Emilia Romagna colpite dai terremoti, da parte del Dipartimento della protezione civile dopo l'inizio della sequenza sismica. Le nuove acquisizioni radar dei satelliti dell'Agenzia Spaziale Italiana Cosmo-SkyMed hanno permesso di studiare gli effetti permanenti dei movimenti del suolo causati dalla scossa del 29 maggio 2012, quindi quella successiva alla prima del 20 maggio. (Il Giappone dopo il sisma dell'11 marzo 2011: ricorstruzioni in corso)

La tecnica usata è quella denominata "interferometria differenziale", la quale permette di misurare spostamenti del terreno anche dell'ordine di pochi centimetri su grandi aree.
La zona maggiormente interessata si estende per circa 50 chilometri quadrati, tra Mirandola e San Felice sul Panaro nella provincia di Modena. Le immagini mostrano gli effetti permanenti degli eventi sismici successivi al 29 maggio, che hanno causato un sollevamento del suolo fino a 12 centimetri. Il sisma del 20 maggio aveva innalzato il suolo anche di 15 cm.

La mappa dei movimenti del suolo  indica in termini di cicli di colore, il sollevamento del suolo nella direzione di vista del satelllite. Ogni ciclo indica una deformazione del suolo di 1,5 cm e, sommando i cicli di colore, si ottiene lo spostamento massimo del suolo verificatosi tra le due date (le quote del suolo erano state rilevate il 27 maggio, quindi due giorni prima dell'evento del 29 maggio).
Per rendere visivamente più chiara la deformazione misurata, la seconda immagine (più in basso) mostra la mappa degli stessi spostamenti ricavata dall'interferogramma. Le zone in rosso sono quelle che hanno subito il maggior innalzamento, mentre le aree stabili sono in verde. Il sollevamento è stato causato dallo scorrimento in profondità dei due lembi della faglia sulla quale si è originato il terremoto del 29 maggio. (Acqua, aria, terra, fuoco: la forza della Terra)

L'uso dei satelliti di Cosmo-SkyMed, caratterizzati da tempi di rivisita molto brevi, ha permesso di avere a disposizione un gran numero di dati, tali da poter studiare e separare gli effetti delle prime scosse sismiche del 20 maggio da quelle avvenute il 29. Con altri sensori, caratterizzati da tempi di rivisita più lunghi, questo non sarebbe stato possibile.

Il risultato ottenuto è particolarmente interessante in quanto consente una analisi completa della zona interessata dalle deformazioni del suolo, che mostra un orientamento prevalentemente est-ovest. Le sue caratteristiche, e il confronto con i dati della sismicità, indicano che la faglia del 29 maggio si colloca nella continuazione verso ovest di quella del terremoto del 20 maggio.
Le osservazioni satellitari, oltre a fornire importanti informazioni nell'immediatezza di eventi sismici come in questo caso, rappresentano un patrimonio informativo fondamentale che, con i dati raccolti sul campo e con la messa a punto di sofisticati modelli matematici, permette di approfondire la comprensione dei meccanismi fisici che sono alla base dei fenomeni sismici.

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