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La plastica che sanguina come la pelle e si autorigenera

plastica_680085(La nuova plastica si tinge di rosso quando danneggiata, per poi tornare alla normale colorazione quando si rigenera alla luce solare. Photo credit: Prof. Marek W. Urban, Ph.D)

Ci sono superfici con il dono naturale di potersi rigenerare - pensate alla nostra pelle o alla corteccia degli alberi - e altre che, una volta danneggiate, rimangono graffiate finché non interveniamo per ripararle (come accade, putroppo, con la carrozzeria dell'auto). Ma là dove Madre Natura non è arrivata, in alcuni casi può intervenire la ricerca: dall'ultimo meeting della American Chemical Society arriva la notizia di un nuovo tipo di plastica autorigenerante che sanguina (avete capito bene) come pelle umana se graffiata o strappata. (Scopri l'isola oceanica interamente fatta di rifiuti)

Marek W. Urban, professore della University of Southern Mississippi di Hattiesburg (USA) con i suoi colleghi ha ideato uno speciale polimero che si tinge di rosso quando danneggiato e si autorigenera alla luce solare ma anche sotto una lampadina, al cambiamento di pH o di temperatura. Il segnale rosso, ideale per notare eventuali danni sulla sua superficie, scompare automaticamente quando il graffio è sparito. (Non perderti la gallery dedicata ai palazzi con la pelle)
Il nuovo materiale è eco-friendly in quanto formato da copolimeri ricavati dall'acqua e contiene un legame molecolare che funge da "ponte" nella catena dei polimeri. Quando la plastica viene scalfita questo legame, responsabile del colore rosso, si rompe: da qui il cambiamento di colore.

Secondo i ricercatori il nuovo copolimero - si chiamano così le macromolecole le cui catene polimeriche contengono monomeri di due o più specie diverse - sarebbe perfetto da utilizzare come pellicola avvolgente intorno ad altri tipi di plastica o metallo. Proteggerebbe così dai graffi cellulari, tablet, computer, auto, senza contare le applicazioni in ambito militare (il Dipartimento della Difesa Americano ha in parte finanziato lo studio). Inoltre a differenza delle comuni plastiche autorigeneranti, che si autorigenerano una sola volta, la nuova plastica potrebbe ripararsi diverse volte, e l'equipe statunitense sta già studiando il modo di incorporare la tecnologia anche in plastiche che sopportano le alte temperature. (Ecco le ultime eco innovazioni che faranno il nostro futuro più verde)

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